Anna Meldolesi
Organismi Geneticamente Modificati
Storia di un dibattito truccato

"Le piante geneticamente modificate sono ormai coltivate su oltre 40 milioni di ettari ogni anno e ingredienti geneticamente modificati si trovano in oltre il 60 per cento degli alimenti processati. Ma non è mai stato riportato un solo caso di danni anche lievi causati dalle piante o dai prodotti transgenici."

Quante volte ci siamo chiesti cosa significhi veramente la definizione "organismo geneticamente modificato". La società nel suo insieme è stata informata in modo spesso incompleto dai mass media, che hanno trovato nelle sperimentazioni genetiche più una nuova fonte di scoop che un settore in cui presentare approfondimenti utili a comprendere meglio i termini di una ricerca i cui esiti sulla salute dell'uomo e della natura in generale paiono assolutamente incerti. Certo è invece che quest'ambito di studio (che interessa migliaia di laboratori in tutto il mondo e muove capitali ingentissimi) è parte di un vasto discorso genericamente inserito sotto la grande voce "globalizzazione": perché i risultati della sperimentazione influiscono sull'economia internazionale (ma anche su quella locale) perché le multinazionali sono direttamente interessate a scoperte che possano favorire rendimenti e profitti, perché le scelte fatte in un laboratorio a Stoccolma o nel Texas prima o poi avranno ripercussioni sulla gestione economica, sanitaria industriale o agricola in Italia o in Brasile, in Cina o in Sud Africa.
Anna Meldolesi prende le distanze dai due estremi e tenta di presentare il tema in modo neutrale sviluppando sia un'analisi in positivo che in negativo.
Analizzando l'evoluzione della ricerca, l'accentramento economico e organizzativo in poche grandi società, la necessità di decidere in tempi sempre più rapidi, l'autrice sviluppa un quadro internazionale della situazione, senza tuttavia trascurare il caso italiano.


Organismi Geneticamente Modificati. Storia di un dibattito truccato di Anna Meldolesi
XX-206 pag., Lit. 24.000 - Edizioni Einaudi (Grandi Tascabili n.858)
ISBN 88-06-15952-6





Le prime righe

La miccia scozzese


Londra, 10 agosto 1998, ore 10.20. La Reuters batte un lancio che è destinato a mandare in fibrillazione i media britannici e a essere ripreso dalle agenzie di mezzo mondo. L'opposizione ai cibi transgenici è già una realtà diffusa in Europa. Negli ultimi due anni si è guadagnata le prime pagine dei giornali con gli arrembaggi di Greenpeace alle navi cariche di soia e mais geneticamente modificati in arrivo dagli Stati Uniti. E il mondo politico internazionale non è stato capace di scelte chiare in materia, inseguendo un'impossibile quadratura del cerchio che consentisse di evitare costose guerre commerciali assecondando al tempo stesso le preoccupazioni dell'opinione pubblica. È in questo clima di incertezza e diffidenza che la Reuters sgancia la sua bomba di 40 righe.

Le patate geneticamente modificate possono danneggiare il sistema immunitario dei ratti, secondo le dichiarazioni di un ricercatore britannico che mette in dubbio la sicurezza della nuova tecnologia alimentare. Il professor Arpad Pusztai del Rowett Institute di Aberdeen (Scozia, ndr) ha affermato di aver nutrito cinque ratti con patate geneticamente modificate con geni del bucaneve e di un fagiolo sudamericano per 110 giorni, che equivalgano a dieci anni in termini umani. La sua ricerca ha dimostrato che i ratti hanno accusato un lieve rallentamento nella crescita e sono diventati più vulnerabili alle malattie. Si pensa che sia la prima volta che sperimentazioni sui cibi transgenici mostrano effetti pericolosi. Pusztai ha dichiarato che i suoi risultati indicano che le varietà agricole geneticamente modificate dovrebbero essere testate in modo più rigoroso prima di essere approvate per il consumo umano.
"Veniamo rassicurati sul fatto che sono assolutamente sicure e che mangiarle non comporta alcun rischio. Ma se ora potessi scegliere, io non le mangerei", ha affermato il ricercatore.
"C'è bisogno di più cautela nella progettazione dei programmi di sperimentazione. Può essere lungo e costoso, ma è l'unico sistema che abbiamo per riuscire a mettere a fuoco le differenze tra gli alimenti convenzionali e quelli transgenici. Chiediamo meno fretta e più controlli". [...]

© 2001, Giulio Einaudi Editore


L'autore
Anna Meldolesi, biologa e giornalista scientifica, scrive per "Nature Biotechnology" e per "Le Scienze". Ha pubblicato un libro sull'antropologia molecolare, La costola di Eva. Nel 2000 ha vinto il premio Marino Golinelli. European Award for Journalism in Genetics.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




13 luglio 2001