Carlos Fuentes
Gli anni con Laura Díaz

"Il Messico sembrava una catena infinita di sacrifici, ognuno generava il successivo e l'ultimo poteva stare certo che il suo destino finale sarebbe stato lo stesso che l'aveva originato: la morte dava il potere, la morte lo toglieva."

Alcuni personaggi di romanzo assumono quasi una propria vita, un'autonomia che li trasforma in modelli di comportamento, in pietre di paragone di altre esistenze reali e storiche. Questo è avvenuto prevalentemente per le figure femminili: Madame Bovary e Anna Karenina, ad esempio, sono diventate emblemi dei sentimenti, delle passioni e delle frustrazioni che gli autori avevano creato per quelle esistenze letterarie.
Il vasto romanzo di Carlos Fuentes ci regala un'altra icona femminile, Laura Díaz, destinata a trasformarsi e a essere identificata con lo stesso luogo in cui la sua vita si svolge: il Messico.
Tutto il travaglio dell'America Latina del Novecento si specchia in questo Paese, nel perenne rincorrersi di spinte verso la libertà e l'uguaglianza e, di contro, l'affermarsi di un potere arrogante e violento, che spegne nel sangue quelle urgenze di giustizia. L'andamento è circolare: il primo capitolo si apre sul 1999 e l'ultimo si colloca nel 2000, ma la storia racconta la vita di Laura dal 1905 al 1972; il primo luogo descritto è Catemaco e sarà anche l'ultimo, nonostante la protagonista abbia vissuto a lungo a Città del Messico e in altre città messicane e statunitensi; il nome maschile dominante in apertura, Santiago, sarà anche quello che ricorre, di generazione in generazione, fino all'ultimo capitolo in cui il quarto Santiago della famiglia è la voce narrante (come lo è nel primo capitolo).
Laura Díaz è iniziata alla vita e al coraggio dal fratellastro Santiago che rappresenta la prima figura maschile importante della sua vita. La descrizione dell'infanzia e della prima adolescenza, la casa e i vari familiari che circondano Laura bambina, rientrano nella tradizione della letteratura latinoamericana, ed evocano alcune suggestioni della Allende di La casa degli spiriti o del Garcia Marquez di Cent'anni di solitudine. Ma già l'immagine della bambina che, mano nella mano con il fratello maggiore, matura in sé, e da lui trae, un profondo senso di libertà e di giustizia e l'obbligo interiore di una vita coerente, è straordinariamente nuova e incisiva. Così la prima morte, quella dell'amato Santiago, sarà il segno di quanto costi (ma di quanto sia anche necessario) il coraggio. Passano gli anni, i sentimenti si fanno più esigenti, ci sono scelte di vita da compiere, che però per Laura non rappresenteranno mai la rinuncia a se stessa, a sentirsi libera di amare, di agire e di giudicare fuori da ogni schema precostituito. Sarà madre di due figli: uno, Santiago secondo, dotato di bellezza, senso artistico e profondità morale, con cui riuscirà ad avere un rapporto intensissimo anche se quasi mai esplicitato a parole, che morirà giovanissimo dopo una lunga, estenuante malattia; l'altro, Danton, intelligente e spregiudicato, più legato al padre, che con arrogante cinismo entrerà nel gruppo sociale dominante e ne trarrà vantaggi economici e di status. L'uomo che Laura aveva sposato giovanissima è un sindacalista che solo dal ruolo politico aveva saputo trarre significato e che, quando si sentirà sconfitto, perderà ogni interesse per la vita. La sconfitta per lui non riguarderà solo la politica, ma anche gli affetti: ben presto infatti la moglie aveva cessato di amarlo, quando le era apparso chiaro che quell'uomo non dava nulla, né mai aveva avuto con lei un rapporto vero e profondo. Così Laura si innamora di un altro (un profugo politico, fuggito da una dittatura, quella franchista) pur mantenendo inalterato l'assetto familiare. Ma nella sua vita appare un altro Santiago, il giovane figlio di Danton (siamo ormai negli anni intorno al 1968), che riprende su di sé la tradizione di coraggio e passione dei suoi omonimi delle precedenti generazioni. Anche per lui però la vita sarà breve, cadrà nella tragica mattanza di studenti compiuta dal regime il 2 ottobre 1968 nella Plaza de las Tres Culturas, alla vigilia delle Olimpiadi messicane. Il ragazzo aveva già una giovane compagna e un figlio piccolissimo, quel quarto Santiago che apre e chiude il romanzo e che ne sarà lo spunto narrativo, con il suo bisogno pressante di rievocare la figura della nonna. Agli eventi politici Fuentes accosta anche temi e figure della cultura artistica e letteraria del secolo che entrano in contatto con i personaggi e interagiscono con loro. Storia, cronaca politica, vita culturale e invenzione letteraria più volte si intersecano in questo romanzo che ha molteplici motivi d'interesse, da quello letterario a quello storico, così che si può pienamente condividere l'opinione della critica internazionale che giudica Gli anni con Laura Díaz, un vero capolavoro, l'opera più interessante di Fuentes.


Gli anni con Laura Díaz di Carlos Fuentes
Titolo originario: Los años con Laura Díaz

Traduzione di: Ilide Carmignani
508 pag., Lit. 34.000 - Edizioni il Saggiatore (Scritture)
ISBN 88-428-0846-6




Le prime righe

I

Detroit: 1999


Conoscevo la storia. Ignoravo la verità. Anche la mia presenza, in un certo senso, era una menzogna. Ero venuto a Detroit per girare un documentario televisivo sui muralisti messicani negli Stati Uniti. Ma segretamente mi stava più a cuore ritrarre la decadenza di una grande città, niente meno che la prima capitale dell'automobile, il luogo dove Henry Ford aveva inaugurato la produzione in serie della macchina che governa le nostre vite più di qualunque governo.
Fra le dimostrazioni dell'importanza della città si annovera il fatto che nel 1932 abbia invitato l'artista messicano Diego Rivera a dipingere i muri del Detroit Institute of Arts; e adesso, nel 1999, io ero lì, ufficialmente intendo, per realizzare una serie televisiva su questo e altri murali messicani negli Stati Uniti. Avrei iniziato con Rivera a Detroit e avrei proseguito con Orozco a Dartmouth e in California, per poi continuare con un misterioso Siqueiros che mi avevano incaricato di scoprire a Los Angeles, e con le opere perdute dello stesso Rivera: il murale del Rockefeller Center, condannato perché vi comparivano Lenin e Max, e la serie per la New School, grandi pannelli ugualmente scomparsi.
Questo era il lavoro che mi era stato assegnato. Chiesi con insistenza di iniziare da Detroit per un motivo ben preciso. Volevo fotografare lo sfacelo di una metropoli industriale come degno epitaffio per il nostro terribile ventesimo secolo. Non ero mosso né da una morale ammonitrice né da un certo gusto apocalittico per la miseria e la deformità, e neppure da semplici motivi umanitari. Sono un fotografo, ma non sono né il meraviglioso Sebastião Salgado né la temibile Diane Arbus. Se fossi stato un pittore, avrei voluto per me la chiarezza lineare di un Ingres o il rovello interiore di un Bacon. Avevo tentato di dipingere e avevo fallito, ma non mi ero arreso, mi ero detto che la macchina fotografica è il pennello dei nostri tempi e ora ero lì, ingaggiato per uno scopo, ma presente, presagito forse, per un altro assai diverso.
Mi ero alzato presto per sbrigare le mie cose prima che la troupe si presentasse davanti ai murali di Diego. Erano le sei del mattino, a febbraio. Mi aspettavo l'oscurità. L'avevo prevista. Ma il suo protrarsi mi snervò.
"Se vuole andare a fare acquisti o al cinema, la limousine dell'albergo può accompagnarla e riprenderla" mi dissero alla reception.

© 2001, il Saggiatore Editore


L'autore
Carlos Fuentes (1928) è considerato uno dei maestri della narrativa messicana e uno dei più importanti romanzieri contemporanei. Ha vinto il Premio Cervantes e il Premio Príncipe de Asturias de las Letras. Fra i suoi romanzi ricordiamo La morte di Artemio Cruz, Aura e L'ombelico della luna. Ha svolto anche un'importante opera di giornalista e saggista ed è stato ambasciatore del Messico in Francia.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




6 luglio 2001