La biografia
La bibliografia


Amin Maalouf
Il primo secolo dopo Beatrice

"La saggezza è la virtù dimenticata del nostro tempo. Un sapiente che non sia anche un saggio può essere pericoloso o, nel migliore dei casi, inutile."


Il rigore contraddistingue anche quest'ultima opera di Amin Maalouf: un romanzo puro, è stato detto, un testo che all'interno della vicenda immaginata contiene numerosi spunti di riflessione e di analisi sul presente e sul futuro.
Nulla di moralistico, né di didascalico, anzi. La vicenda racconta la storia, narrata in prima persona, di un entomologo che, al di là dei suoi studi specialistici, coglie stimoli d'indagine in diversi settori, cerca di mettere a disposizione del mondo che lo circonda quel po' di saggezza che possiede, ma non dimentica, in questa attitudine all'indagine e alla scientificità della ricerca, la propria vita privata.
Conosce, per ragioni di lavoro, una brillante giornalista: ne è subito affascinato e, senza difficoltà o dubbi, tra loro nasce un rapporto sentimentale intenso e positivo. Dopo poco condivideranno casa e speranza di futuro, ma sapranno mantenere inalterata la loro autonomia nel lavoro e negli interessi che, per altro, verranno confrontati e talvolta condivisi. Durante un viaggio professionale in Egitto, compiuto prima dell'incontro con Clarence, la giornalista compagna del narratore, il professore aveva portato scherzosamente con sé, come souvenir, un involucro contenente una "magica" polvere di scarabeo, capace, secondo la tradizione popolare, di fare generare, a chi l'avesse ingerita, solo figli maschi. Dimenticata in fondo a un cassetto, viene però ripresa in considerazione quando Clarence, reduce da un'inchiesta compiuta in India su tutt'altro tema, commenta col suo compagno un curioso e inquietante fatto: in quello Stato non nascevano più femmine, ma solo stranamente figli maschi. La direzione del giornale, presso cui la giornalista lavora, mostra però molta diffidenza, e un po' di irrisione, davanti alle perplessità di Clarence, che teme che questa anomalia non sia assolutamente casuale, ma dipenda da una strategia demografica ben precisa.
Il tema coinvolge anche il suo compagno, che attraverso vari canali e amicizie, raccoglie informazioni che non solo accrescono i dubbi, ma addirittura supportano le tesi più allarmistiche.
In quello stesso periodo ha luogo l'evento cardine della vita del narratore: la nascita di una figlia, Beatrice. Desiderata da anni, amata da sempre, quella bambina rappresenta il compimento di ogni desiderio, la realizzazione di ogni speranza. L'evento e la tenera presenza della figlia non toglierà però nulla all'amore e all'intesa intellettuale con Clarence; gli anni passeranno e i legami si struttureranno in modo da creare un rapporto fortissimo tra padre e figlia, mentre solo nell'adolescenza Beatrice troverà una sintonia, tutta intellettuale con la madre. Questi fatti privati sono, nel romanzo, perennemente sfondo di altre riflessioni che toccano problematiche vivissime nella società contemporanea. Prima di tutto il ruolo della donna non solo nella società, ma nella mente, nella psicologia degli uomini. Quindi il tema, caro all'autore, dell'intercultura, di un mondo che non può più chiudersi, né considerare ininfluenti eventi che capitano anche in paesi tra loro lontani: tutto è strettamente interconnesso, tutto ci deve interessare, tutto ci riguarda.
Quindi il tema della ricerca scientifica e delle possibilità di intervenire, modificandola, sulla natura, argomento preso in esame senza pregiudizi, né chiusure ideologiche, ma come elemento da considerare rischioso e suscettibile di ogni tipo di speculazione, che richiede prudenza e molta capacità di guardare avanti, oltre agli interessi immediati di un individuo o di un singolo paese.
La ricchezza e la vastità dei contenuti è una delle caratteristiche della scrittura di Maalouf, uomo di grande e raffinata cultura, personificazione di quel mondo vitalmente contaminato da diverse civiltà e tradizioni, sintesi di Oriente e Occidente.


Il primo secolo dopo Beatrice di Amin Maalouf
Titolo originale: Le Premier siècle après Béatrice

Traduzione di: Egi Volterrani
174 pag., Lit. 25.000 - Edizioni Bompiani (Narratori Stranieri)
ISBN 88-452-4850-X

Di Giulia Mozzato



le prime pagine
------------------------
 
A

Degli avvenimenti che affido a queste pagine sono stato soltanto un testimone fra molti, più vicino della folla degli spettatori, ma altrettanto impotente. So che il mio nome è stato menzionato sui libri e, in altri tempi, ne ho tratto motivo di fierezza. Non più adesso. La mosca della favola poteva esultare perché la carrozza era arrivata alla meta ambita: di cosa avrebbe potuto vantarsi se il viaggio si fosse invece concluso in un precipizio? In verità, il mio ruolo fu quello di un volteggiatore superfluo e non particolarmente fortunato. Però non sono stato né credulone né complice.
Non mi sono mai dato all'avventura, ma qualche volta è stata l'avventura a cercarmi. Se avessi potuto scegliere, l'avrei confinata al solo universo che mi abbia appassionato fin dall'infanzia e che mi appassiona ancora oggi - a ottantatré anni, debitamente festeggiati - senza darmi tregua: gli insetti, quei lillipuziani fantastici, compendio di eleganza, di abilità e di immemorabile saggezza.
Ho l'abitudine di precisare ai miei interlocutori profani che davvero non sono un difensore degli insetti. Con gli animali che chiamiamo "superiori" - quelli che noi, gli uomini, abbiamo ben presto asserviti e abbondantemente massacrati, e sui quali abbiamo trionfato una volta per tutte - possiamo ormai permetterci d'essere magnanimi. Non così con gli insetti. Tra loro e noi la lotta prosegue, quotidiana e implacabile, e niente autorizza a predire che l'uomo ne uscirà vincitore. Gli insetti erano sulla terra molto prima di noi, e ci saranno anche dopo, e quando riusciremo a esplorare pianeti lontani, saranno i loro congeneri che là troveremo, piuttosto che i nostri. Cosa che, ritengo, ci potrà riconfortare.
Come ho detto, non sono un difensore degli insetti. Ma posso certamente dirmi uno dei loro tenaci ammiratori. Come non esserlo? Quale creatura ha mai secreto sostanze più nobili della seta, del miele o della manna del Sinai? Da sempre, l'uomo si industria a copiare la struttura e il gusto di quei prodotti degli insetti. E cosa dire del volo della mosca "volgare"? Quanti secoli ci vorranno ancora per poter imitarlo? Per non parlare poi della metamorfosi di una "miserabile" larva.
Potrei elencare esempi all'infinito, ma non è questo che mi propongo. Nelle pagine che seguono non si tratta della mia passione per gli insetti, ma proprio dei soli momenti della mia vita durante i quali mi sono interessato in modo prioritario degli umani.
Chi mi sentisse potrebbe facilmente prendermi per un orso misantropo. Non sarebbe affatto giusto. Di me, gli studenti hanno conservato il migliore dei ricordi; i miei colleghi non hanno detto granché di male. Talvolta mi sono mostrato socievole, ma senza eccedere. Ho persino coltivato - a maggese - due o tre amicizie. E soprattutto ci sono state Clarence e poi Beatrice: ma di loro parlerò ancora.
Diciamo, per riassumere senza mentire, che raramente ho sopportato il fastidioso rumore delle miserie quotidiane, ma ho costantemente prestato una particolare attenzione ai grandi dibattiti del mio tempo.
Ho avuto caro il secolo della mia giovinezza, i suoi ingenui entusiasmi, le sue candide paure all'avvicinarsi del millennio, ancora e ancora l'atomo, e poi l'epidemia e quelle spade di Damocle sopra i poli. È stato un grande secolo: per me è stato il più grande, forse l'ultimo "grande"; è stato il secolo di tutte le crisi, e di tutti i problemi; oggi, nel centenario della mia vecchiaia, si parla soltanto di soluzioni. Ho sempre pensato che il Cielo avesse inventato i problemi, e l'Inferno le soluzioni. I problemi ci fanno vacillare, ci malmenano e ci sconvolgono: ci fanno uscire da noi stessi. Disequilibrio salutare: sono i problemi che provocano l'evoluzione di tutte le specie, ed è attraverso le soluzioni che si fermano e si estinguono. È stato forse un caso se il peggiore dei crimini di nostra memoria ha assunto il nome di "soluzione", con l'aggiunta di "finale"?
E tutto quanto oggi posso osservare intorno a me, questo pianeta rattrappito, tetro e offuscato, questo scatenamento di odi, questo tentennamento universale che avvolge tutto, come una nuova era glaciale... non è forse il frutto di una geniale "soluzione"?
Eppure la fine del millennio era stata grandiosa. Un'ebbrezza nobile, contagiosa, travolgente, messianica.
Tutti credevamo che la Grazia avrebbe progressivamente toccato la terra intera, che tutte le nazioni avrebbero ben presto potuto vivere nella pace, nella libertà e nell'abbondanza. Ormai la Storia non sarebbe più stata scritta dai generali, dagli ideologi e dai despoti, ma dagli astrofisici e dai biologi. L'umanità appagata non avrebbe avuto altri eroi che gli inventori e gli intrattenitori.
Per molto tempo, io stesso ho nutrito simili speranze. Come tutti quelli della mia generazione, avrei alzato le spalle se qualcuno mi avesse predetto che tanti progressi morali e tecnici si sarebbero dimostrati reversibili, che tante vie di scambio si sarebbero di nuovo chiuse, che tanti muri avrebbero potuto risorgere, e tutto ciò a causa di un male onnipresente eppure insospettato.



© 2001, RCS Libri

biografia dell'autore
------------------------

Amin Maalouf è nato in Libano nel 1949 da una famiglia di letterati e giornalisti. Dopo gli studi universitari nel campo dell'economia e della sociologia, si è trasferito a Parigi nel 1976. Il suo primo libro, Le crociate viste dagli arabi è ormai tradotto in moltissime lingue. Ha scritto: Col fucile del console d'Inghilterra (Prix Goncourt, 1993), Gli Scali del Levante, Il Periplo di Baldassare. Nel 1999 gli è stato conferito il premio Nonino per la sua opera.




29 giugno 2001