Giuseppe O. Longo
Avvisi ai naviganti
E altre perturbazioni

"È questa mia attrazione per gli odori, questa curiosità quasi animalesca che mi fa aspirare l'aria mossa da ogni persona che mi sfiori per impregnarmene le narici e averne qualcosa di più e più profondo delle immagini e dei suoni che mi rimandano gli occhi e gli orecchi..."

Una raccolta di racconti in cui situazioni descritte, voci narranti, luoghi e tempi delle vicende (e della stesura) appaiono totalmente diversi, eppure il linguaggio, lo stile e la filosofia di vita sottesa crea un'unità tale da costituire un unico corpus narrativo, un unico, dolente messaggio.
Strettamente connessi nella quotidianità di ogni vita, e ancor più nelle eccezionalità di alcune, l'amore e la morte entrano, a buon diritto, in tutti i racconti della raccolta. Può venire rappresentata dalla malattia: lo strano baco che penetra nel cervello e lo sensibilizza fino allo stremo; il sangue infetto e debole che, nell'ultima generazione, porta ad una insostenibile depressione, all'incapacità di sopportare la fatica del vivere; l'odiosa, acida vecchiaia che spinge al delitto; la crudele diagnosi di una malattia ormai inguaribile fatta con mondanità a una cena di beneficenza.
O dalla memoria: pulsioni lontane che si riaccendono alla vista di un corpo giovane, ricordi di orrori nazisti che riaffiorano alla coscienza; luoghi lontani (l'America, quasi un simbolo) evocati da una luce o da un suono; ingiustizie remote che chiedono di essere vendicate; peccati tenuti segreti che pretendono un'espiazione.
Quindi il viaggio, lo spostamento, l'altrove: attraverso il mutare dei paesaggi (solo rapidamente accennati nella descrizione), nel correre di un treno, nel sonno dei passeggeri, nei profumi o nelle voci dai suoni diversi, si accumulano pensieri, si acuiscono sensazioni, si progetta la morte o la vita.
A tutto ciò si aggiunge un'estenuata tensione dei sensi, una sessualità sempre latente e imperiosa, un bisogno di affermazione del corpo nella coscienza del suo disfacimento. La narrazione, complessa nello stile e che pretende tensione intellettuale dal lettore, mostra una notevole padronanza del genere da parte dell'autore nell'armonia strutturale e compositiva e ancor più nella capacità di racchiudere un universo psicologico, spesso solo accennato (ma sempre ben connotato), nella dimensione breve del racconto.


Avvisi ai naviganti. E altre perturbazioni di Giuseppe O. Longo
219 pag., Lit. 22.000 - Edizioni Mobydick (I libri dello Zelig)
ISBN 88-8178-179-4




Le prime righe

AVVISI AI NAVIGANTI


Sarà forse per l'eccitazione nervosa che mi cresce dentro in queste notti che trascorro a perlustrare la distesa del Mediterraneo, sta di fatto che oggi dopo colazione, quando mi sono misurato la temperatura, ho trovato che era salita a 38,1: tre linee più del solito; perciò sono rimasto tutto il giorno in camera, anche perché di uscire sulla veranda col vento freddo che soffiava dai monti non me la sentivo proprio.
Da quando mi sono ammalato sono stato trasferito in una stanza ai piani superiori della Casa, da dove posso contemplare una distesa digradante di tetti e di vecchi orti, giù giù per tortili stradine selciate fino a un vasto panorama marino, che a destra e a sinistra si prolunga in una costa ondulata, piena, a seconda dei giorni, di luce e di colori oppure avvolta in lente foschie.
Di giorno esco spesso sulla veranda, ma solo col bel tempo, perché sento che l'umidità non mi fa bene. Di notte invece me ne sto quasi sempre in camera, a letto oppure in poltrona, ascoltando la radio al lume di alcune candele disposte su piedistalli di ferro battuto di varia forma e grandezza. Le fiammelle oscillano alla brezza che entra dalle finestre spalancate sulla notte serena, facendo gonfiare le tende bianche, una brezza che porta gli effluvi dell'Epiro o della Libia, a seconda della direzione prevalente dei venti. Questa notte la brezza portava gli odori africani, estenuati e come alleggeriti dalla lunga corsa e dal contatto purificatore con la salsedine corrosiva del mare, ma tuttavia pungenti e intrisi di una residua memoria della loro origine organica o minerale, mescolati anche con gli odori più domestici e nostrani, più intensi per la vicinanza, esalati dalle strade e dalle case del villaggio marino su cui domina la Casa. Queste notturne brezze odorifere che sanno di Marocco o più lontanamente d'Egitto mi giungono levigate dagli arcipelaghi, dalle coste sabbiose, dalle isole dirupate che hanno sfiorato con improvvisi languidi cedimenti prima di giungere qui per depositare pollini ed essenze dentro questa mia remotissima stanza.

© 2001, Mobydick Editore


L'autore
Giuseppe O. Longo è nato a Forlì e vive a Trieste. Ha pubblicato i romanzi Di alcune orme sopra la neve, L'acrobata, Congetture sull'inverno (1995, finalista Premio "Chianti" e Premio "Bergamo"), I giorni del vento (1997, finalista Premio "Penne"), Il fuoco completo (2000. Premio "Selezione Comisso").

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




29 giugno 2001