Maurizio Ferraris
Una ikea di università

"Il problema, adesso, mi pare sia una filosofia dell'università, dove il genitivo vale in due sensi: sia come filosofia che va a pennello nella neouniversità, sia come "filosofia" (al modo in cui si esprimono o si esprimevano certi manager) che guida le trasformazioni della università."

Si parla molto di riforma universitaria. Da troppi anni si attendeva un nuovo ordinamento dell'ormai caotico sistema universitario italiano, e tra poco avremo questa agognata ristrutturazione. Ma quali vantaggi porterà, quali strade potrà prendere la formazione universitaria, quali saranno le discipline favorite e quali quelle trascurate? Ferraris nel suo saggio, non risponde a queste domande, ma sulla base di alcune considerazioni a loro affini lancia degli spunti di riflessione sul cammino della formazione superiore in Italia. Partendo dal presupposto che la rincorsa alle esigenze del mercato e dell'impresa porterà a una preparazione universitaria destinata a trascurare quelle discipline che non ritrovano un riscontro diretto nel mondo del lavoro (come la letteratura o la filosofia), Ferraris traccia un panorama spesso provocatorio ma efficace di quello che potrebbe essere un futuro in cui il vero fine dello studio universitario, cioè la ricerca, verrebbe accantonato in favore di altre priorità.
Un certo disfattismo pervade queste pagine, che non sono comunque interamente incentrate sull'analisi del sistema formativo universitario, ma spaziano tra varie considerazioni di tipo personale e generale che coinvolgono sia le discipline umanistiche classiche, che i tanti nuovi indirizzi di studio, spesso talmente incredibili da non parere neppure veri. Ferraris dimostra un evidente risentimento "verso la televisione, verso i concorsi universitari, verso facoltà popolari come Scienze della Comunicazione e verso chi potenzia la didattica abbassando il livello", come scrive Ermanno Bencivenga sulle pagine di Tuttolibri, commentando, in modo anche critico, il lavoro del collega torinese. Forse può peccare di eccessivo spirito polemico e di catastrofismo, ma senza dubbio lancia una provocazione che dovrà essere colta. Non si vive di solo media e di cultura "postmoderna" e per Ferraris sarebbe indispensabile valorizzare la qualità di certi insegnamenti classici, in particolare quelli raccolti all'interno della facoltà di Filosofia, che più da vicino lo riguardano. Per non dare vita a una ikea di università destinata ad abbassare il livello dell'insegnamento dal sapere astratto che può trasformare il mondo, alla "divulgazione dei luoghi comuni che non trasforma un bel niente".


Una ikea di università di Maurizio Ferraris
117 pag., Lit. 16.000 - Edizioni Cortina (Minima)
ISBN 88-7078-699-4




Le prime righe

Non bisogna, secondo le esortazioni di alcuni,
sentire umanamente essendo uomini, o caduca-
mente essendo mortali, ma renderci per quanto
è possibile immortali, e fare tutto il possibile per
vivere conformemente alla parte migliore di noi.

ARISTOTELE, Etica nicomachea

Novelle dal ducato in fiamme


Nella bolgia dell'Intercity Milano-Torino delle 19.15m, venerdì 1° dicembre 2000, salgano ragazzi e una ragazza. Chiamiamoli Teofilo, Aletofilo e Aletheia. Lavorano nei nuovi media, ossia Teofilo in un giornale, credo di moda, Aletofilo in qualcosa del genere e Aletheia in un settimanale femminile dove - precisa - fa un po' di tutto, visto che recentemente ha dovuto mettere in pagina la ricetta della pasta e fagioli.
Teofilo: "Hai poi finito di leggere Il conte di Montecristo?".
Aletheia: "Figùrati, mi mancano le ultime duecento pagine".
Teofilo: "Ma è da prima dell'estate che lo leggi".
Aletheia: "Sì, però leggo solo in treno".
Teofilo: "E a casa?".
Aletheia: "Guardo la tele".
Aletheia lo dice con autoironia, si vede che ha studiato. E difatti di lì a poco vien fuori la verità: "Io mi sono laureata in Scienze della comunicazione, nel '97, sono stata una delle prime. Ma, mi raccomando, voi non dite che non so niente, ero riuscita a far credere a mia madre di star facendo l'università".
Aletofilo: "E come ci sei riuscita?".
Aletheia: "Hai fatto anche tu Scienze della comunicazione?".
Aletofilo: "Sì".
Aletheia: "E quando ti sei laureato?".
Ci pensa un po'. Poi si ricorda: "Sei mesi fa. Ma è stato bellissimo. Io non avevo nessuna voglia di studiare, a me piace suonare la chitarra, ma non ho mai dovuto studiare. Il primo esame, di sbarramento, sono due volumetti di 70 pagine in tutto pieni di banalità. A tutti gli altri esami fioccano i 30".
Aletheia e Aletofilo si lasciano trasportare dall'onda dei ricordi. Quelli eran giorni... Poi Aletofilo si rabbuia: "Quello che non capivo, quando ero lì, è che tutti pensavano di star facendo Scienze della comunicazione per trovare un lavoro. Ma avete mai visto una offerta di lavoro in cui chiedano un laureato in Scienze della Comunicazione? Quasi tutti i miei compagni, poi, volevano fare i giornalisti. Assurdo. Ben che ti vada, il solo posto dove trovano un lavoro è a montare pagine web, stai in trenta in uno stanzone male aerato e ti deprimi".

© 2001, Raffaele Cortina Editore


L'autore
Maurizio Ferraris è ordinario di Filosofia teoretica nella facoltà di Lettere e filosofia dell'Università di Torino. È direttore del dipartimento di Discipline filosofiche e del Laboratorio di ontologia di quella università, e direttore di programma al Collège International de Philosophie (Parigi); collabora al supplemento culturale del Sole 24 ore e dirige la Rivista di estetica. Tra i suoi numerosi volumi Storia dell'ermeneutica ed Estetica razionale.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




22 giugno 2001