D. H. Lawrence
La donna che fuggì a cavallo

"La donna era conscia solo della sua stanchezza, della sua stanchezza indicibile, e del vento freddo che veniva dalle alture. Non si accorse che la luce lunare succedeva a quella del giorno. Accadde mentre lei viaggiava stordita dalla fatica."

Questo breve romanzo fu scritto nel 1925, quando Lawrence era da poco tornato da un viaggio nel Messico, pagina della sua biografia di cui ben poco si è parlato, ma che segnò una fondamentale svolta nella sua poetica e nella sua concezione della vita. Affascinato dai riti di iniziazione degli indiani, turbato dalla loro capacità di vivere in mistico rapporto con la natura, Lawrence ripropose in queste pagine alcuni temi di quella cultura, così come un occidentale li può cogliere. Esiste evidentemente una difficoltà strutturale, per chi è cresciuto e vissuto all'interno di una concezione razionale della vita, a percepire profondamente certe connessioni simboliche e certi riferimenti a una mitologia sentita e vissuta come parte integrante del proprio vivere. Solo la sessualità può liberare le energie vitali, represse da secoli di condizionamenti, ed essere espressione di una pienezza, una completezza da tempo ormai persa: questa almeno è la tesi che in molti romanzi di Lawrence viene sostenuta. Ma laddove certe civiltà abbiano conservato, separandosi dal mondo e rifiutando ogni assimilazione, l'arcaica purezza del vivere, l'uomo moderno che vuole penetrarvi, non può che perdersi. Così nasce la trama di questo La donna che fuggì a cavallo: una donna di poco più di trent'anni, scontenta della sua quotidiana normalità (un marito maggiore di vent'anni, spesso assente, che su di lei ha un forte potere, ma che non le sa dare né suscitare amore; due figli, un assoluto benessere) decide di prendere il cavallo e di andare a cercare le comunità indiane che vivevano oltre le montagne. Compie un gesto di ribellione, un atto liberatorio e impulsivo nato da "uno sciocco romanticismo più irreale di quello di un'adolescente". Eppure, non appena si addentra su quei monti densi di mistero, inizia per lei un'esperienza che immediatamente si mostra straordinaria, definitiva. Aveva cercato la libertà e l'impatto con quel mondo totalmente diverso che le si fa subito incontro, le farà percorrere un cammino interiore e un percorso spirituale, operato attraverso i sensi, anzi attraverso il graduale smarrirsi dei sensi, da cui non potrà più tornare indietro. Certe strade portano necessariamente alla morte, o forse a un'altra vita: è questo il senso dei riti di iniziazione che traghettano l'individuo dall'infanzia all'età adulta. Passare dal periodo spensierato e inconsapevole dell'infanzia alla responsabilità della maturità è come morire e rinascere, è un cammino inevitabilmente doloroso e pericoloso. Proprio per questo i riti iniziatici, presso tutte le civiltà, presentano momenti traumatici, veri e propri rischi per l'incolumità dell'individuo, oltre a una totale separazione dalla comunità a cui il giovane si può ripresentare solo quando ha "cambiato pelle", quando il fanciullo è morto ed è nato l'uomo. Queste simbologie condivise dalla collettività sono qui presentate sotto il rituale del sacrificio: la donna bianca, lentamente spogliata delle proprie caratteristiche di razionalità e avendo acquistato una nuova sensibilità, una mollezza dei sensi per altro del tutto separata dalla sessualità, finalmente pura, può essere immolata alla divinità. Gli elementi naturali, il sole e la luna, il ghiaccio, la luce, le stagioni entrano in questo perfetto mondo, fanno sostanzialmente parte dell'interiorità di uomini ai quali la bionda giovane donna bianca si affida serenamente, consapevole del proprio destino.
La donna che fuggì a cavallo è una lettura che affascina e prende il lettore per la partecipata commozione dello scrittore davanti a un mondo pieno di misteri, per la sensazione di perdita che si ha, perdita di una interezza che la modernità ha frantumato, lasciandoci in pasto all'insoddisfatta razionalità della nostra vita.


La donna che fuggì a cavallo di D.H. Lawrence
Titolo originale: The Woman Who Rode Away

Traduzione: Franco Salvatorelli
83 pag., Lit. 12.000 - Edizioni Adelphi (Piccola Biblioteca Adelphi)
ISBN 88-459-1620-0




Le prime righe

1


Aveva pensato, chissà come, che quel matrimonio sarebbe stato un'avventura. Non che l'uomo la ammaliasse. Piccolo, secco, storto, vent'anni più vecchio di lei, gli occhi castani e i capelli già grigi, era venuto in America ragazzetto, anni addietro, dall'Olanda, uno scricciolo sperduto, e dalle miniere d'oro dell'Ovest era stato sbattuto a sud, in Messico, e adesso era più o meno ricco, padrone di miniere d'argento nelle selve della Sierra Madre; ovvio che l'avventura stava nelle circostanze, più che nella sua persona. Ma era ancora un uomo pieno di dinamismo e di energia, nonostante le traversie passate, e quello che aveva realizzato lo aveva realizzato da solo. Uno di quei curiosi esemplari umani, fuori norma.
Quando poi vide coi suoi occhi ciò che egli aveva realizzato, le tremò il cuore. Colli e monti a non finire, coperti di verde, e in mezzo a quell'isolamento esanime i rosei cumuli aguzzi del fango disseccato degli scavi. Sotto i nudi macchinari, la casa di adobe a un piano, cinta da un muro, con dentro il giardino, e una corte interna tappezzata di rampicanti tropicali. E quando da quel chiuso patio fiorito alzavi gli occhi, vedevi il cono enorme, roseo, di fango e detriti della miniera, e contro il cielo gli impianti di scavo. Nient'altro.
Spesso, è vero, le grandi porte di legno erano aperte, e allora lei poteva starsene fuori, davanti al vasto mondo. E vedere monti e monti deserti, vestiti d'alberi, che si ammassavano uno dietro l'altro, da chissà dove a chissà dove. In autunno erano verdi. Il resto dell'anno rosacei, aridi e astratti.
E con la Ford malandata suo marito la portava nella morta e stramorta cittaduzza spagnola dimenticata fra i monti. La grande chiesa morta riarsa dal sole, i morti portali, il desolato mercato coperto, dove, alla prima venuta, avevo visto un cane morto tra i banchi della carne e della verdura, steso là come per sempre, senza che nessuno si curasse di buttarlo via. Morte nella morte.
Tutti parlavano fiocamente di argento, e mostravano pezzi di minerale. Ma l'argento era in crisi. La grande guerra era finita. Il mercato dell'argento era fermo. Le miniere di suo marito chiusero. Ma lei e lui continuarono a vivere nella casa di adobe sotto i macchinari, tra i fiori che per lei non erano mai veri fiori.

© 2001, Adelphi Edizioni


L'autore
D.H. Lawrence (1885-1930) ha scritto: Figli e amanti, L'arcobaleno, L'amante di Lady Chatterly. La donna che fuggì a cavallo fu pubblicato per la prima volta nel 1928.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




22 giugno 2001