Paco Ignacio Taibo II
Niente lieto fine

"Héctor portò a spasso la sua sbronza solitaria per le vie della colonia San Rafael. Fra le brume alcoliche, le sue idee acquisivano una densità tutta particolare. Le cose sembravano trasparenti, nitide. Il problema era solo: quali cose? Che cosa era trasparente?"

Héctor Bélascoarán Shayne è il detective un po' malandato protagonista di altri romanzi di Paco Taibo II che in questo Niente lieto fine, tradotto solo recentemente in italiano, conclude drammaticamente la sua vita letteraria. Privo di un occhio per un incidente di guerriglia urbana, in perenne difficoltà economica, con un matrimonio fallito alle spalle e, al presente, una storia sentimentale piuttosto discontinua, nonostante i suoi trentacinque anni, Héctor appare una specie di sopravvissuto: astemio, con una forte coscienza etica, ideali politici che vorrebbero onestà e trasparenza, e molti turbamenti nell'usare le armi contro ogni bersaglio umano.
Il romanzo vede l'intreccio tra una vicenda classicamente "di genere" e gli eventi politici della recente storia del Messico, in un clima di corruzione generalizzata. Negli anni bui della dittatura erano stati utilizzati mezzi del tutto illegali per eliminare gli avversari, forze paramilitari, perfettamente addestrate, erano state il braccio armato del regime: le persone coinvolte in queste imprese delittuose non erano poi state epurate, ripristinatasi la legalità, ma utilizzate nella normale gestione della cosa pubblica. Naturalmente erano rimasti scheletri in armadi che nessuno avrebbe mai dovuto aprire, crimini fatti passare come incidenti casuali dalla stampa, morti ben poco accidentali su cui non si doveva indagare. Quando un cadavere, travestito da antico romano, viene ritrovato nei bagni dell'ufficio che Héctor divide con alcuni amici dalle storie personali particolari e stravaganti, e la fotografia di un altro morto arriverà nella casa del detective insieme a un biglietto aereo per New York che non sarà utilizzato, ha inizio un'indagine che sarà più cruenta quanto più ci si avvicina al colpevole, cioè mano a mano che si sale nella gerarchia dei potenti coinvolti nel caso. Si incominciano a contare i morti e uccidere un nemico, anche solo per difendere la propria vita, non è uno sport che lascia indifferente il protagonista. Non gli sarà però possibile evitare di eliminare fisicamente gli spietati sicari, addestrati ad uccidere per proteggere qualche pezzo grosso, che lo stanno incalzando, decisi ad eliminarlo senza pietà. In mezzo a questa baraonda, Héctor sente tutto il peso della sua solitudine sentimentale e, anche se può apparire paradossale, gli viene l'idea di risposarsi con la ragazza dalla coda di cavallo con cui ha una "intermittente" storia d'amore. Proprio in questa, come in altre contraddizioni, credo, c'è tutta la peculiarità del personaggio e anche la caratteristica della scrittura di Paco Ignacio Taibo II: mescolare con equilibrio stili e temi diversi, passare dalle tecniche proprie della gangster story alla narrazione di carattere civile, dal romanzo poliziesco a quello psicologico, dalla tragedia alla comicità e viceversa.
Il titolo già preannuncia il finale e corrisponde a una scelta precisa dell'autore che non accetta l'irreale ottimismo, tipico dei romanzi gialli, delle conclusioni: nella vita non è vero che i cattivi vengano puniti e i buoni premiati, e così anche in letteratura qualche volta ad essere sconfitto è l'eroe positivo. Quando il romanzo uscì in Messico, i lettori però non accettarono che il loro beniamino, Héctor Bélascoarán Shayne, scomparisse definitivamente dalla scena e nacque una specie di movimento di protesta tale da convincere l'autore a far resuscitare il suo personaggio: potere della letteratura che ha in mano vita, morte e resurrezione delle sue creature.


Niente lieto fine di Paco Ignacio Taibo II
Titolo originale: No habrá final feliz

Traduzione di: Stefania Cherchi
152 pag., Lit. 20.000 - Edizioni Marco Tropea (I Mirti)
ISBN 88-438-0319-0




Le prime righe

1

Calano tempi nuovi su di me. E sulle mie angosce.
PIERO


"Cazzo capo, c'è un romano morto nel bagno."
"Quando ha finito di pisciare, gli dica di entrare" rispose Héctor Belascoarán.
Una serata dolce, tiepida, indolente, che non voleva saperne di finire, penzolava dalla finestra.
"Porca miseria, capo, non è uno scherzo" disse dal vano della porta Carlos Vargas, tappezziere e compagno d'ufficio del detective.
Héctor osservava le nubi scivolare lente lungo il soffitto del suo pezzetto di città.
"Ma la lancia ce l'ha o non ce l'ha?"
"Credo che sia proprio morto stecchito!"
Héctor si alzò dalla poltrona di pelle su cui aveva trascorso tutto il pomeriggio e guardò Carlos.
Il tappezziere, appoggiato allo stipite con la faccia stravolta, faceva roteare il martello che aveva ancora in mano.
Zoppicando, un po' per una vecchia ferita e un po' perché alzandosi aveva perso una scarpa, Héctor si avviò verso la porta dell'ufficio. Con la mano destra si scompigliò i capelli, come per scrollarsi di dosso la pigrizia.
"E l'elmo, ce l'ha o non ce l'ha?" disse tentando un'altra battuta, ma l'espressione rigida sulla faccia di Carlos non cambiò minimamente.
Che ci fosse davvero un romano morto nel bagno?
Carlos si incamminò verso il fondo del corridoio scalcinato. La luce della sera filtrò attraverso la porta rimasta aperta, mostrando le pareti scrostate, tinte di un verde maligno.
"Sì, l'elmo ce l'ha" rispose Carlos, spingendo la porta del bagno.
Seduto sulla tazza del gabinetto, un romano con la gola tagliata fissava il pavimento.
Il sangue scorreva lento lungo il pettorale di metallo, inzuppava il gonnellino, rigava le gambe pelose e finiva in uno dei sandali. Posata lì accanto c'era la lancia, e in testa aveva un elmo con un pennacchio rossastro.
"No, stavolta hanno davvero esagerato" borbottò Héctor; e sollevò delicatamente la testa del morto, reggendola per il mento. Un taglio di sei o sette centimetri gli attraversava la gola.
"Chi?"
"Gli stronzi che l'hanno fatto fuori."

© 2001, Marco Tropea Editore


L'autore
Paco Ignacio Taibo II è nato in Spagna, a Gijón, nel 1949. Dal 1958 vive a Città del Messico. Scrittore, giornalista, ex docente universitario, è un autore molto noto e amato anche nel nostro paese. Il protagonista di questo romanzo il detective Héctor Belascoarán Shayne, è noto attraverso le prime tre avventure: Giorni di battaglia, Qualche nuvola e Il fantasma di Zapata. Ha scritto anche: Te li do io i Tropici, Senza perdere la tenerezza e Arcangeli.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




22 giugno 2001