La biografia
La bibliografia


Georges Simenon
In caso di disgrazia

"Il fatto essenziale è che non posso fare a meno di lei, che soffro fisicamente quando non le sono vicino. Che ho bisogno di sentirla accanto a me, di guardarla vivere, di respirare il suo odore..."


Chi non conosce Simenon come romanziere, ma solo come autore di gialli di grande successo, può scoprire con questo libro uno scrittore imprevedibile e ben diverso dal sereno e saggio creatore del commissario Maigret. In realtà questo romanzo, scritto nel 1955, ha alcuni elementi del tutto particolari anche all'interno dell'intera produzione dello scrittore belga. Il tema: "l'amour fou" che devasta e distrugge, privo di qualsiasi remora e regola, che entra all'improvviso in una vita, la sconvolge e non può essere arginato. In secondo luogo la forte connotazione erotica di alcune pagine e di alcune situazioni. Senza cadere mai nella volgarità, Simenon, dato che la narrazione è fatta in prima persona, entra nella psicologia del personaggio, ne esprime le sensazioni e i turbamenti, parla dei "giochi" ai quali accetta di partecipare, delle pulsioni incontenibili e della totalità che la storia con Yvette viene ad assumere nella sua vita. La trama non è ricca di avvenimenti: un noto avvocato, Lucien Gabillot, si trova a difendere una ragazza, Yvette appunto, dall'accusa di furto, riesce a farla assolvere (anche se colpevole) e inizia con lei un'appassionata relazione, pur mantenendo intatto il rapporto (freddo, ma pieno di complicità) con la moglie Viviane, la vita mondana condotta fino a quel momento, l'attività professionale densa di soddisfazioni e di guadagni. La storia però non può essere facilmente contenuta nei termini di un'avventura, troppo invasiva è la morbosa ossessione che sempre più rapidamente si impadronisce dell'avvocato, troppo il coinvolgimento, l'offuscarsi di ogni altro interesse, troppo vasto lo spazio che questa ragazza, di poca moralità, di poca cultura, neppure bellissima, riesce a occupare nella vita del raffinato Gabillot. Eppure già c'erano segnali in lui di una certa inclinazione alla trasgressione: avventure con prostitute, la stessa moglie sottratta all'importante collega, una certa "scioltezza" anche professionale (l'unica però che crea qualche problema morale all'affermato avvocato). Ma la vicenda, mano a mano che procede, diventa sempre più totalizzante, fino al drammatico finale che però vede il protagonista incomprensibilmente al fianco e quasi solidale, con colui che gli ha distrutto l'"oggetto del desiderio". Ma è chiaro che Gabillot poteva ben capire il proprio sfortunato rivale e quanto l'amore lo potesse indurre alle azioni più inaspettate, pazze, distruttive e autodistruttive.
Alla fine non resta vivo che l'ambiguo rapporto con la moglie Viviane, una donna guidata dall'intelligenza, la cui freddezza colpisce il lettore tanto quanto l'annaspare tra le emozioni del marito.
L'amour fou è uno dei temi ricorrenti nella cultura francese e Simenon, al di là della nascita a Liegi, è autore profondamente francese: l'esprit de finesse e la razionalità transalpina hanno sempre amato parlare, quasi come contrappasso, di questo "scarto", di questo sbandamento dell'anima. La letteratura, da Breton alla Duras, come la cinematografia, dall'ormai "classico" Truffaut al giovane Carax, hanno, anche in anni recenti, fatto riflettere sul turbine che può piombare su ogni vita, su questo fuoco incontrollabile e sempre inevitabilmente collegato alla morte.


In caso di disgrazia di Georges Simenon
Titolo originale: En cas de malheur

Traduzione di: Laura Colombo
179 pag., Lit. 26.000 - Edizioni Adelphi (Biblioteca Adelphi)
ISBN 88-459-1626-X

Di Grazia Casagrande



le prime pagine
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1

Domenica 6 novembre

Appena due ore fa, dopo colazione, nel salotto in cui eravamo passati a prendere il caffè, stavo in piedi davanti alla finestra, abbastanza vicino da avvertire la fredda umidità dei vetri, quando ho sentito mia moglie dire, dietro di me:
"Pensi di uscire, nel pomeriggio?".
Queste parole, così semplici e banali, mi sono parse cariche di significato, come se celassero un sottinteso che né io né Viviane osavamo esprimere. Ho esitato un po' prima di rispondere, non perché non sapessi che cosa intendevo fare, ma perché per un attimo sono rimasto sospeso in quell'universo un po' inquietante, anche se in fondo più reale del mondo di tutti i giorni, che dà l'impressione di scoprire l'altra faccia della vita.
Poi devo aver balbettato:
"No, oggi no".
Lei sa che non ho alcun motivo di uscire: l'ha intuito come tutto il resto; forse si tiene anche informata su ogni cosa che faccio. Non ce l'ho con lei, come lei non ce l'ha con me per quello che mi sta succedendo.
Nel momento in cui ha posto la domanda stavo guardando attraverso la pioggia fredda e scura che cade da tre giorni, anzi, dal giorno dei Morti, un barbone che andava e veniva sotto il Pont-Marie battendosi le mani sui fianchi per riscaldarsi. Fissavo soprattutto un mucchio di stracci nerastri addossato al muro di pietra, chiedendomi se si muoveva davvero o se si trattava di un'illusione dovuta al fremito dell'aria e al cadere della pioggia.
In effetti si muoveva, e ne ho avuto la certezza quando dai cenci è uscito un braccio, e subito dopo una testa di donna, gonfia e tutta scarmigliata. L'uomo ha smesso di passeggiare, si è girato verso la sua compagna per dirle qualcosa, e poi, mentre lei si metteva a sedere, è andato a prendere fra due sassi una bottiglia mezza vuota: gliel'ha data, e lei ha bevuto a canna.
In questi dieci anni, da quando siamo venuti ad abitare in quai d'Anjou, sull'île Saint-Louis, mi è capitato spesso di osservare i barboni. Ne ho visti di tutti i tipi, anche donne, ma era la prima volta che ne vedevo due comportarsi come una vera coppia. Perché la cosa mi ha colpito, facendomi pensare a un animale maschio e alla sua femmina rifugiati nella loro tana nel fondo di un bosco?
Alcuni, quando parlano di Viviane e di me, ci paragonano a una coppia di belve, intendendo probabilmente alludere al fatto che, tra gli animali selvatici, la femmina è la più aggressiva.
Prima di girarmi per andare verso il vassoio su cui era stato servito il caffè, ho avuto il tempo di registrare un'altra immagine: un uomo alto e dal viso abbronzato che emergeva dal boccaporto di una chiatta attraccata di fronte a casa nostra. Si era tirato sopra la testa la cerata nera per avventurarsi sotto la pioggia e, con una bottiglia vuota in ciascuna mano, si è inoltrato sulla passerella scivolosa che collegava la barca alla banchina. In quel momento lui e i due barboni, insieme a un cane giallastro incollato a un albero nero, erano i soli esseri viventi che si vedessero nel circondario.
"Scendi in studio?" ha chiesto di nuovo mia moglie mentre, in piedi, finivo di bere il caffè.
Le ho detto di sì. Ho sempre aborrito le domeniche, soprattutto le domeniche a Parigi, che mi mettono un'angoscia molto simile al panico. La prospettiva di andare a fare la coda, sotto l'ombrello, davanti a qualche cinema mi dà il voltastomaco, e così pure quella di passeggiare sugli Champs-Élysées, per esempio, o alle Tuileries, o quella di ritrovarmi imbottigliato nel traffico sulla strada per Fontainebleau.
Siamo tornati tardi, ieri sera. Dopo avere assistito a una generale al Théâtre de la Michodière, abbiamo mangiato da Maxim's, e verso le tre del mattino siamo andati a chiudere la serata in una cantina vicino al Rond-Point in cui si ritrovano gli attori e la gente del cinema.
A differenza di qualche anno fa, non riesco più a fare le ore piccole senza poi risentirne. Viviane, invece, non sembra mai stanca.



© 2001, Adelphi Edizioni

biografia dell'autore
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Georges Simenon scrittore belga di lingua francese, è nato a Liegi nel 1903 ed è morto a Losanna nel 1989. Si trasferì a Parigi nel 1922. Del 1931 è il suo primo romanzo che ha come protagonista il famoso ispettore Maigret. Ma Simenon è stato anche un raffinato romanziere, e dei romanzi polizieschi ha ripreso soprattutto il tema della solitudine, ma in una dimensione narrativa più ampia.
Dello stesso autore, su Café Letterario è possibile leggere le recensioni di: Gli intrusi, Maigret,, Cécile è morta




15 giugno 2001