Marco Drago
Domenica sera

"Una golata d'acqua prima di mettersi orizzontale e poi la rivelazione: si sente ancora un'iguana. È un'iguana. Lo specchio dice bugie. Dov'è l'iguana, nello specchio? Dov'è l'iguana?"

Come sono i quarantenni oggi? Come Domenico Bois, il protagonista di questo romanzo di Marco Drago, un autore piemontese poco più giovane del suo personaggio. Quando sorride Domenico, un uomo un po' consumato, non proprio bello, assomiglia un po' a Paul Newman. Dovrebbe sorridere sempre. Bella invece è la sua fidanzata, per lo meno di nome. E mentre Domenico è di famiglia proletaria anni sessanta ("tanti vorrei ma non posso") con un piccolo negozio di drogheria, cresciuto in un mondo denso di speranze, in quel momento di boom economico in cui le città si espandevano a vista d'occhio, come un grosso blob che invadeva le campagne, Bella Danasio è ricca, ha studiato pianoforte, è stata sempre la prima della classe, non ha mai avuto quei problemi di "sopravvivenza" con cui invece Domenico combatte da sempre.
Hanno una casa in comune, pagata con i soldi dei genitori di Bella ("splendidi cinquantenni raffinati e curiosi"), perennemente invasa da una "scialba bohème universitaria". Frequentano anche la nonna di lei, Liliana, una donna energica, decisa, fumatrice accanita, sempre truccata e con una pettinatura cotonata che la rende ancor più imponente, per lo meno fisicamente.
Dopo molti anni di droghe, alcol, e varie esagerazioni ("il figlio del droghiere che si droga è un classico delle battute fra amici"), Domenico ha consumato un po' troppo il suo fisico ed è più stanco, più depresso, più demotivato di quanto possano esserlo altri coetanei. Senza dubbio molto di più della brillante fidanzata. Ogni tanto arriva nei suoi pensieri l'immagine di un'iguana, un'incubo, o una via d'uscita, che rappresenta questo lato della sua vita, il lato più drammatico. Marco Drago racconta la sua storia all'interno di un mondo pieno di contrasti. Dalla Liguria al Piemonte, dalla realtà privilegiata, razionale e superficiale dei ricchi borghesi "d'età", a quello sballato e privo di certezze dei giovani, in cui "si drogano tutti, ci droghiamo tutti, chi più chi meno" e in cui proprio la droga diventa un collante sociale che cancella barriere economiche e culturali. Malgrado l'ironia, dietro le pagine di Drago si nasconde un universo tragico con cui il quarantenne Domenico, non più così giovane da avere l'alibi di non capire, dovrà fare inevitabilmente i conti.


Domenica sera di Marco Drago
198 pag., Lit. 25.000 - Edizioni Feltrinelli (I Canguri)
ISBN 88-07-70139-1




Le prime righe

1


Il bell'uomo un po' rinsecchito si sta rollando una sigaretta, seduto su un balcone minuscolo al secondo piano di un palazzo. Sui tre lati del balcone, altri balconi. Sotto, una strada con automobili ferme e anche un autobus arancione, che fa uscire del fumo nero da un tubo piazzato sul tetto.
Una seggiolina da campeggio sotto il sedere, un paio d'occhiali retrò, l'uomo fuma e intanto ripete tra sé e sé, come un attore che riprova la parte: "Ho un'emergenza: me le daresti centomila?".
Fuma e lo dice di nuovo. Gli piace l'intonazione torinese della domanda.
Il sole è quello bianco ma violento delle mattinate invernali.
La casa, dentro, è all'ombra; c'è anzi una strana luce obliqua che sembra non arrivare da nessuna parte. Una grande sala, carica di libri e di dizionari, ma anche di posacenere e degli immancabili bicchieri col fondo opaco di liquido evaporato, dà direttamente sul balcone. Atre tre stanzette, nascoste in fondo a un corridoio, il bagno e la cucina spaziosa e sporca, invece, sono sempre al buio.
Da sotto, una ragazza alta, magra, chiama: "Domenicooooo! Domenicoooo!".
Domenico inarca le sopracciglia, alza la testa a guardare le finestre del palazzo di fronte e poi, con un gesto aggraziato sorride e guarda in basso, verso la sua Bella.
"Ciao! Ti apro!" si alza troppo in fretta e vede buio, gli manca la vita un attimo, ma soltanto un attimo.

Domenico indossa d'inverno un vetusto loden verde, veste quasi sempre di vellutino e si porta appresso un'aria aristocratica molto particolare che agli altri piace. E poi ha grazia nel fumare e nello scendere le scale, nel chiederti un prestito e nel farsi perdonare l'ultima brutta figura che ti ha fatto fare. Campa lungo la coda dell'occhio del mondo, mai veramente a fuoco né per se stesso né per gli altri, ma arriva chissà come alla fine delle sue giornate per scoprire che in realtà il giorno è appena iniziato, quando sente che gli uccellini e i pendolari fischiettano già per nascondere la rabbia dei meno tre gradi centigradi proprio mentre lui si abbandona al letto-girotondo di un'alba uguale a tutte le altre da un anno a questa parte.

La ragazza di Domenico è all'apice della freschezza, giovanissima ma già scocciata dal rumore del mondo, dall'ingombrante sagoma delle cose che ha visto e fatto. Si chiama Bella, come se fosse un cartone animato o un film o un libro. Bella Danasio di Asti, studentessa fuori porta.

© 2001, Giangiacomo Feltrinelli Editore


L'autore
Marco Drago, trentaquattrenne piemontese, ha scritto: L'amico del pazzo, Cronache di chissà dove. Dirige la rivista letteraria Maltese Narrazioni e collabora con Rai 3.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




15 giugno 2001