Edgar Morin
I sette saperi necessari all'educazione del futuro

"La comprensione è nello stesso tempo mezzo e fine della comunicazione umana. Non può esserci progresso nelle relazioni fra individui, fra nazioni, fra culture, senza reciproche comprensioni. Per comprendere l'importanza vitale della comprensione, occorre riformare le mentalità, cose che richiede - in modo reciproco - una riforma dell'educazione."

Quella di Edgar Morin è una delle voci fondamentali del Novecento, da ascoltare attentamente ogni volta che esprime un'opinione in merito a una delle tante questioni irrisolte della civiltà contemporanea e del suo futuro. In questo piccolo saggio, Morin affronta un tema importante per la nostra cultura: l'educazione. In tutti i paesi occidentali è aperto il dibattito sulla strada che dovrà percorrere il sistema educativo nei prossimi anni e su quali dovranno essere le basi della nuova formazione, al di là della semplice conoscenza, per costruire la personalità, la consapevolezza e l'etica dell'individuo.
Quali potrebbero essere dunque i temi fondamentali dell'insegnamento nel futuro, nell'ambito di un progetto globale? Morin ne individua sette, per "integrare le discipline esistenti e stimolare gli sviluppi di una conoscenza atta a raccogliere le sfide della nostra vita individuale, culturale e sociale".
Il sociologo non intende trattare l'insieme delle materie che sono insegnate attualmente o che dovrebbero esserlo nella scuola degli anni a venire. Piuttosto intende individuare sette problemi principali che dovranno essere affrontati perché la società umana riesca a adattarsi alle nuove esigenze di una realtà in trasformazione. La democrazia, la giustizia, la pace e l'armonia del pianeta sono valori importanti che dovranno essere appresi come tali sin dalla prima infanzia e sviluppati poi nei vari livelli di apprendimento.
Il ganglio dell'insegnamento è la condizione umana e l'identità terrena, sviluppata non tanto attraverso le certezze acquisite, quanto per mezzo del dubbio, dell'incertezza dell'errore. Il saggio si apre infatti con un capitolo intitolato Le cecità della conoscenza: l'errore e l'illusione, in cui si mette in luce la necessità di "potenziare nell'insegnamento lo studio dei caratteri cerebrali, mentali, culturali della conoscenza umana, dei suoi processi e delle sue modalità, delle disposizioni psichiche e culturali che la inducono a rischiare l'errore o l'illusione". Segue un capitolo in cui si sottolineano I principi di una conoscenza pertinente, "capace di cogliere i problemi globali e fondamentali per inscrivere in essi le conoscenze parziali e locali". Morin si sofferma poi sull'insegnamento della condizione umana, su quello dell'identità terrestre, sul modo di Affrontare le incertezze, sull'insegnamento della comprensione, intesa come mezzo e fine dalla comunicazione umana. Chiude il saggio il capitolo incentrato sull'etica del genere umano. "L'insegnamento deve produrre una antropo-etica capace di riconoscere il carattere ternario della condizione umana, che consiste nell'essere contemporaneamente individuo=specie=società".
È importante ricordare che questo studio è stato realizzato anche grazie alla richiesta e al sostegno dell'Unesco, nell'ambito di un progetto (Programme international sur l'éducation, la sensibilisation du public et la formation à la viabilité) nato nel 1996 e destinato a rappresentare un punto di riferimento per gli stati, le organizzazioni non governative, la comunità accademica, il mondo della finanza e dell'impresa. Scopo del progetto è far sì che i nuovi principi su cui fondare l'educazione del futuro, individuati da intellettuali di indiscusso valore, vengano applicati.


I sette saperi necessari all'educazione del futuro di Edgar Morin
Titolo originale: Les sept savoirs nécessaires à l'éducation du futur

Traduzione di: Susanna Lazzari
122 pag., Lit. 18.000 - Raffaello Cortina Editore (Minima)
ISBN 88-7078-698-6




Le prime righe

Riassunti preliminari

I sette saperi necessari


Capitolo 1. Le cecità della conoscenza:
l'errore e l'illusione


- È sorprendente che l'educazione, che mira a comunicare conoscenze, sia cieca su ciò che è la conoscenza umana, su ciò che sono che sono i suoi dispositivi, le sue menomazioni, le sue difficoltà, le sue propensioni all'errore e all'illusione, e che non si preoccupi affatto di far conoscere che cosa è conoscere.
- In effetti, la conoscenza non può essere considerata come un attrezzo ready made, che si può utilizzare senza esaminarne la natura. Così, la conoscenza della conoscenza deve apparire come una necessità primaria, volta a preparare e ad affrontare i rischi permanenti d'errore e d'illusione, che non cessano di parassitare la mente umana. Si tratta di armare ogni mente nel combattimento vitale per la lucidità.
- È necessario introdurre e potenziare nell'insegnamento lo studio dei caratteri cerebrali, mentali, culturali della conoscenza umana, dei suoi processi e delle sue modalità, delle disposizioni psichiche e culturali che la inducono a rischiare l'errore o l'illusione.

Capitolo 2. I principi di una conoscenza pertinente

- È necessario promuovere una conoscenza capace di cogliere i problemi globali e fondamentali per inscrivere in essi le conoscenze parziali e locali. Questo è un problema capitale e sempre misconosciuto.
- La supremazia di una conoscenza frammentata nelle diverse discipline rende spesso incapaci di effettuare il legame tra le parti e le totalità, e deve far posto a un modo di conoscere capace di cogliere gli oggetti nei loro contesti, nei loro complessi, nei loro insiemi.
- È necessario sviluppare l'attitudine naturale della mente umana a situare tutte le informazioni in un contesto e in un insieme. È necessario insegnare i metodi che permettano di cogliere le mutue relazioni e le influenze reciproche tra le parti e il tutto in un mondo complesso.

© 2001, Raffaello Cortina Editore


L'autore
Edgar Morin (il cui vero nome è Edgar Nahoum) è nato a Parigi l'8 luglio 1921. Ha scritto moltissimi saggi, in particolare di socio-antropologia. Tra i suoi titoli ricordiamo: Il paradigma perduto, Terra-Patria, I miei demoni, La testa ben fatta.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




8 giugno 2001