Amélie Nothomb
Stupore e tremori

"Non c'è niente di più vergognoso del sudore. Se mangi a quattro palmenti un bel piatto di fettuccine, se ti abbandoni alla rabbia del sesso, se passi l'inverno a dormicchiare vicino al camino, suderai. E nessuno avrà più dubbi sulla tua volgarità. Tra il suicidio e la traspirazione non esitare. Versare il proprio sangue è ammirevole quanto e immondo versare il proprio sudore. Se ti darai la morte, non suderai mai più e la tua angoscia sarà finita per sempre."

Amélie Nothomb è una scrittrice lontana da qualsiasi stereotipo. Leggenda vuole che abbia scritto un romanzo per ogni anno di vita (ne ha 33 passati)... ma naturalmente non che abbia scritto sin dalla culla. Si può ragionevolmente credere a questa voce: la prima opera pubblicata era già in realtà l'undicesima realizzata. Nei fatti la Nothomb vanta la pubblicazione di un romanzo all'anno a partire dal 1992, quando ha esordito in maniera dirompente con Hygiène de l'assassin: un best-seller da 100.000 copie (e 125.000 nelle edizioni tascabili), da cui sono stati tratti un film e due riduzioni teatrali. E per sottolineare ulteriormente come Amélie sia ormai un personaggio cult della letteratura francese possiamo ricordare che oltralpe esiste addirittura una "setta" di giovani lettori a lei devoti, i Nothombophiles.
Figlia di un ambasciatore belga, nata a Kobe, in Giappone, Amélie ha trascorso la sua infanzia e l'adolescenza tra Cina, Stati Uniti, Laos, Birmania e Bangladesh, sentendosi poi "fuori luogo", in qualche modo diversa dai suoi coetanei, al rientro in Occidente. Questo isolamento un po' forzato ha sviluppato in lei il desiderio di scrivere che ha generato una impressionante mole di testi in gran parte pubblicati, e con successo: Stupore e tremore, edito da Albin Michel, ha venduto in Francia 400.000 copie.
La storia è divertente, ricca di humour e incentrata in parte proprio sul senso di non appartenenza a nessuna cultura "certa", di riferimento. Una giovane occidentale di origine belga, Amélie, viene assunta alla Yumimoto, vero e proprio impero dell'import-export tra il Giappone e il resto del mondo. Il suo impatto con la struttura gerarchica dell'ufficio è immediatamente traumatico. Eppure Amélie conosce bene la lingua giapponese, gli usi e costumi di quel paese, le regole di un lavoro impiegatizio. Ma tutto ciò non è sufficiente. Il complesso meccanismo della Yumimoto non può essere compreso sino in fondo da una mente occidentale e Amélie si ritrova in breve tempo a subire non solo gli aspri rimproveri dei suoi dirigenti ma anche una lenta, graduale e inarrestabile retrocessione, sino ai ruoli più infimi. Tutto a causa del suo capo diretto, la giovane e bella Fubuki Mori, che si ritiene in dovere di denunciare al vice presidente una collaborazione fruttuosa ma formalmente scorretta tra Amélie e un altro capo-struttura. Con un gusto apparentemente sadico Fubuki punisce la giovane occidentale affidandole compiti modesti, quasi insignificanti. A dire il vero Amélie non dimostra molta propensione o attitudine per lavori di precisione e neppure è in grado di seguire incarichi amministrativi o che richiedano una seppur minima conoscenza della matematica e delle calcolatrici. Si rivelano fallimentari tutti i suoi tentativi di superare le difficoltà e anche le mansioni elementari attribuitele non vengono portate a termine, malgrado gli sforzi e la volontà di mostrarsi intelligente di fronte alla sua affascinante aguzzina. Insomma Amélie si ritrova nell'assurda condizione di sapere di poter svolgere compiti interessanti, per la sua preparazione e la conoscenza della lingua francese, ma di non essere mai messa in condizione di dimostrarlo a causa delle ferree regole interpersonali che vigono all'interno della Yumimoto. Costretta a cambiare la data ai calendari, a servire il caffè, a occuparsi delle toilette... Amélie raggiunge il limite della sopportazione, ma malgrado queste umiliazioni non rassegna le dimissioni, fermamente decisa a rimanere sino allo scadere annuale del contratto, quando... non sveliamo un finale che invece ci dice molto della protagonista e di quanto autobiografismo si nasconda in queste ironiche pagine.


Stupori e tremori di Amélie Nothomb
Titolo originale: Stupeur et tremblements

A cura di: Biancamaria Bruno
Pag. 120, Lit. 18.000 - Edizioni Voland
ISBN 88-86586-72-8




Le prime righe



Il signor Haneda era il capo del signor Omochi, che era il capo del signor Saito, che era il capo della signorina Mori, che era il mio capo. E io non ero il capo di nessuno.
Si potrebbe dire diversamente. Io ero agli ordini della signorina Mori, che era agli ordini del signor Saito, e così di seguito, con la precisazione che gli ordini verso il basso potevano saltare i gradini della scala gerarchica.
Per cui, alla Yumimoto, io ero agli ordini di tutti.

L'8 gennaio 1990 l'ascensore mi sputò all'ultimo piano dell'edificio Yumimoto. La finestra in fondo all'atrio mi risucchiò come fosse l'oblò infranto di un aereo. Lontano, molto lontano, c'era la città - tanto lontana che mi sembrava di non averci mai messo piede.
Non pensai neanche che avrei dovuto presentarmi in segreteria. A dire la verità, per la testa non mi passava nessun pensiero, nient'altro che l'attrazione per il vuoto, per quella vetrata.
Finalmente una voce rauca pronunciò il mio nome, alle mie spalle. Mi girai. Un uomo sulla cinquantina, piccolo, magro e brutto, mi guardava con aria seccata.
- Perché non ha avvertito la segretaria del suo arrivo? - mi chiese.
Non trovai niente da rispondere e non risposi niente. Abbassai testa e spalle constatando che, in una decina di minuti, senza avere neppure aperto bocca, avevo già fatto cattiva impressione, e proprio il giorno della mia entrata alla Yumimoto.
L'uomo mi disse di chiamarsi Saito. Mi condusse per molte sale immense, dove mi presentò a orde di persone di cui dimenticavo i nomi via via che li pronunciava.
Mi portò poi nell'ufficio del suo capo, il signor Omochi, enorme e spaventoso, il che provava che era il vicepresidente.
Dopodiché mi mostrò una porta e mi annunciò con aria solenne che, dietro, c'era il signor Haneda, il presidente. Evidentemente di incontrarlo non se ne parlava neppure.
Infine mi guidò in una sala sterminata dove lavoravano una quarantina di persone. Mi indicò il mio posto, proprio di fronte a quello del mio diretto superiore, la signorina Mori. La quale era in riunione e mi avrebbe raggiunta nel primo pomeriggio.

© 2001, Voland editore


L'autrice
Amélie Nothomb è nata in giappone nel 1967. Ha pubblicato: Igiene dell'assassino, Le Catilinarie, Ritorno a Pompei e Mercurio.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




1 giugno 2001