Sue Grafton
O come omicidio

"Il cuore mi martellava e il sudore mi inumidiva la schiena. John Russell era il nome di copertura di un ex vicedetective che si chiama Mickey Magrudet... il mio primo marito. Che diavolo stava succedendo?"

Eccoci alla O, O come omicidio. Siamo alla quindicesima puntata della serie che vede protagonista Kinsey Millhone, una detective privata abile e intelligente. Da A come alibi, fino a N come nodo le intricate vicende di Kinsey si dipanano tra le lettere dell'alfabeto, come un abbecedario. Purtroppo per chi non avesse avuto occasione di leggere le precedenti "puntate", alcuni titoli non sono più reperibili nelle traduzione italiana, ma non è comunque indispensabile seguire tutto il percorso tracciato da Sue Grafton, libro dopo libro, per apprezzare i suoi personaggi. All'inizio di O come omicidio Kinsey Millhone parla di sé, si presenta ai lettori che ancora non la conoscessero: "sono una donna di trentasei anni, due volte divorziata, e vivo a Santa Teresa, in California". Qualche pagina più avanti racconta qualcosa di più sul suo aspetto fisico: altezza un metro e sessantasette, peso cinquantatré chili. Una donna normale, attiva, consapevole della difficoltà del suo lavoro, ma che non dimentica di avere una vita privata (complicata) che spesso si intreccia con quella professionale. Una telefonata "dal passato" la obbliga a riconsiderare vicende ormai lontane nel tempo, ma ancora irrisolte. Vengono a galla alcuni ricordi d'infanzia, ma soprattutto un matrimonio finito e l'inchiesta su un omicidio mai giunta a conclusione. Gli elementi sono tanti, gli stimoli anche e Kinsey, come al solito, si butta con intensità in questa nuova storia dalle vecchie radici. Potrà scoprire perché Mickey Magruder, il suo primo marito, un poliziotto, era stato incolpato dell'assassinio di un vagabondo mai commesso e chi voleva il suo allontanamento non solo dal lavoro, ma anche dalla famiglia.
Il personaggio creato dalla Grafton non ha i contorni dell'investigatore infallibile ed efficiente. Kinsey è piena di limiti, incoerente, imperfetta, molto più vicina alla vita reale di tanti suoi colleghi che hanno attraversato la narrativa gialla degli ultimi decenni. L'umanità è il suo carattere distintivo, la sua peculiarità. E alcuni critici affermano che la sua creatrice condivida con lei questi tratti distintivi. Per conoscerla meglio vi suggeriamo di visitare il suo sito, all'indirizzo www.suegrafton.com/


O come omicidio di Sue Grafton
Titolo originale: "O" is for outlaw

Traduzione di: Luisa Corbetta
300 pag., Lit. 30.000 - Edizioni Salani
ISBN 88-8451-071-6




Le prime righe

Capitolo 1


L'espressione latina pro bono, come qualsiasi avvocato vi potrebbe confermare, tradotta alla buona significa per imbecilli e si riferisce a un lavoro svolto senza retribuzione. Non che io eserciti l'avvocatura, ma di solito sono abbastanza furba da evitare di regalare le mie prestazioni. Nel caso in questione, il mio cliente era in coma, e la cosa rendeva problematico il saldo del conto. Naturalmente, si potrebbe considerare la questione da tutt'altro punto di vista. Ogni tanto riaffiora lo strascico di una vecchia storia, un punto nell'agenda della vita che pensavate di aver liquidato da anni. All'improvviso, ricompare in cima alla pagina a esigere la vostra attenzione, nonostante vi troviate del tutto impreparati ad affrontarlo.
Prima arrivò la telefonata di uno sconosciuto, poi saltò fuori una lettera spedita quattordici anni prima. Fu così che scoprii di aver commesso un grave errore di valutazione e che finii col rischiare la vita nel tentativo di porvi rimedio.
Avevo appena concluso un grosso lavoro, ero esausta e avevo rimpolpato il conto in banca, non ero quindi nell'umore di accollarmi subito altri impegni. Mi ero prefissa uno stacco, magari un viaggio in un posticino economico, dove poter poltrire al sole a leggere l'ultimo romanzo di Elmore Leonard sorseggiando un cocktail al rum, con l'ombrellino di carta infilzato in un pezzo di frutta. A tal punto di vertiginosa ricercatezza si spingono le mie fantasie, di questi tempi.
La telefonata arrivò alle otto in punto di lunedì mattina 19 maggio, mentre ero in palestra. Avevo ricominciato a fare un po' di sollevamento pesi il lunedì, il mercoledì e il venerdì mattina, dopo la corsa quotidiana delle sei. Non so cosa mi avesse spinto a ricominciare dopo due anni di interruzione, ma aveva probabilmente a che fare con l'idea della morte, in particolare la mia. In primavera mi ero rovinata la mano destra, per colpa di un tipo che mi aveva slogato due dita per convincermi a sposare il suo punto di vista. Ero stata ferita anche in precedenza, da una pallottola che aveva centrato il mio braccio destro, e in entrambe le occasioni l'impulso era stato quello di ricorrere agli attrezzi per il sollevamento pesi. Perché non vi facciate l'idea che sono masochista o facile agli incidenti, è mio dovere informarvi che mi guadagno la vita come investigatrice privata. A onor del vero, raramente gli investigatori privati vanno in giro armati, non subiscono spesso aggressioni e ben di rado riportano ferite più gravi di un graffio da tagliacarte. La mia vita professionale è quasi sempre insipida quanto quella di chiunque altro. Mi limito a raccontare le eccezioni in nome dell'illuminazione spirituale. Tener conto di quel che mi capita mi aiuta a schiarirmi le idee.

© 2001, Giulio Einaudi editore


L'autrice
Sue Grafton è nata nel Kenticky nel 1950. Ha scritto: D come delitto, K come killer, B come bugiardo.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




1 giugno 2001