Barbara Garlaschelli
Sirena
(mezzo pesante in movimento)

"Non hai mai ascoltato tanto il tuo corpo come adesso che ti pare diventato muto. Se ti toccano, non senti, ma dentro, dentro è tutto un gridare, saltare, sussultare. Le gambe bruciano, la schiena brucia, le braccia bruciano. È una specie di fuoco freddo, una sensazione strabiliante."

Una giovane scrittrice affermata che si è dedicata con successo anche alla letteratura per ragazzi e che, per chi la conosce solo attraverso i suoi libri, fa scoprire, attraverso l'ultimo libro, una vita riconquistata con coraggio e tenacia dopo un drammatico incidente occorsole quando aveva sedici anni, cioè vent'anni fa.
Un attimo può sconvolgere la vita e un tuffo, un grosso sasso sul fondale, un colpo che lede una vertebra, può far precipitare una spensierata sedicenne in un tunnel angoscioso. Questo è quanto è capitato all'autrice: un episodio cruciale dell'esistenza che solo oggi, a distanza di tempo e con una serenità riconquistata, riesce a ricostruire nella pagina scritta senza farsi travolgere dalle emozioni, facendo invece di questa dolorosa esperienza un esempio per molti di coraggio, di voglia di vivere e di tenacia.
La Garlaschelli chiede a se stessa il perché non solo di questo libro, ma anche del suo scrivere in generale; una delle risposte che dà è una citazione di Garcia Marquez: "Scrivo perché i miei amici mi amino di più", ma non certo perché la scrittrice desideri un amore che si basi sulla pietà, quanto perché nella pagina scritta pensa di poter comunicare più profondamente emozioni e sentimenti, riflessioni e paure che la rendano più intima alle persone che le sono vicine. L'elemento che maggiormente colpisce in questo libro intenso e mai autocommiserativo è la carica di affetti che ha sempre accompagnato anche i giorni più cupi di Barbara. Prima di tutti i genitori, chiamati sempre amichevolmente per nome, che non hanno mai cessato, anche nei momenti peggiori, di incoraggiarla, starle vicini, assisterla e accudirla con rispetto e tenerezza, ma anche con la forza necessaria a sostenerla quando la fatica del recupero poteva spingerla alla resa.
Poi i compagni di scuola, i coetanei, che hanno sofferto empaticamente per quanto le era successo, incapaci talvolta di contenere l'emozione e il dolore, ma fermamente decisi a non escluderla mai dal gruppo, a farla sentire sempre e comunque una ragazza parte di una classe, sia attraverso visite frequenti (avevano addirittura organizzato precisi turni per non lasciare mai sola l'amica) sia con lettere e contatti costanti, quando Barbara era in una clinica tedesca per perfezionare le cure e la riabilitazione.
Interessanti anche i rapporti con gli altri degenti, giovani e bambini vittime di analoghi incidenti, ma anche anziani o persone psichicamente labili, così come è logico sia nei reparti di neurologia o di neurochirurgia. Gli ospedali italiani, in particolare quelli milanesi qui descritti, non sembrano davvero molto accoglienti e non tutto il personale medico o paramedico appare all'altezza di situazioni psicologicamente così complesse, ma comunque da questa testimonianza diretta si salvano alcune persone, qualche infermiera e il chirurgo che compie il "miracolo", nonostante la freddezza dell'approccio.
Interessante è l'osservazione della graduale nascita di un particolare amore per il proprio corpo colpito, e di un'attenzione ai gesti, ai movimenti, considerati come una conquista, un dono.
L'ultima parte del libro vede, inframmezzate alla narrazione, alcune pagine di commento e di riflessione dell'autrice (da lei definite "digressioni"), come se guardasse oggi a quei momenti tragici e li potesse chiosare, ricca delle esperienze successive. Una frase appare davvero significativa e spinge chi, libero da ogni condizionamento fisico, non sempre riesce a avere consapevolezza di sé e del proprio corpo: "Adoro la sensazione del mio corpo che dondola nel mare. Non è proprio libertà. È più liberazione. Ed è una sensazione mia. Soltanto mia".


Sirena di Barbara Garlaschelli
Pag. 75, Lire 16.000 - Edizioni Mobydick (I libri dello Zelig n.120)
ISBN 88-8178-176-X




Le prime righe

1981
agosto
ITALIA


Prima è l'acqua, poi lo schianto, poi il dolore. Poi è di nuovo l'acqua. È come se corrente ad alta tensione ti stesse attraversando il corpo che non riesci più a dominare. Galleggi come una bottiglia con dentro il messaggio. Se è un sogno, è un brutto sogno. Se è la realtà, pensi, sono morta, perché attorno continua a essere solo acqua. Voci, risate, movimenti ti arrivano attutiti. Sono vicini, molto vicini, ma è come se fossero un altro mondo. Sono un altro mondo. Tu ancora non lo sai, ma hai attraversato una soglia e ora sei da un'altra parte. Non respiri, sei lucida. Senti sapore di sangue, ma non respiri. L'aria nei polmoni si sta esaurendo, ma non respiri. Se respiri, sei morta. Ascolti il tuo corpo. Sta urlando. Non respiri. Poi, all'improvviso, delle mani e ti ritrovi il cielo davanti. Spalanchi la bocca e bevi l'aria.

Cosa vuole tutta questa gente attorno? E perché hanno tutti un'espressione così spaventata? Ma, soprattutto, perché non riesci ad alzare una mano nel rassicurante gesto che hai ben presente nella mente ma che lì resta, inerte? Ti esce una vocetta flebile, da bambina, da bambola, da qualcuno che è lontano. È strano, perché invece tu sei lì, proprio lì.
- Come ti senti?
- Non mi sento.
- Ti fa male?
- No, non proprio. È più come un bruciore...
- Muovi una gamba.
- Lo sto facendo...
Sguardi sempre più terrorizzati. - Non toccatela. Qualcuno chiami un'ambulanza.

© 2001, Mobydick


L'autrice
Barbara Garlaschelli è nata a Milano nel 1965. Laureata in Lettere moderne all'Università statale di Milano, esordisce con la raccolta di humour nero O ridere o morire. Seguiranno Ladri e barattoli, Nemiche, Il pelago nell'uovo. Inizia a scrivere anche per ragazzi: Quando la paura chiama, L'ultima estate, Tre amiche e una farfalla, Marta nelle onde, Davì e La mappa del male.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




25 maggio 2001