India Knight
La mia vita su un piatto

"Ascoltare Tamsin che piagnucola, dicendo di sentirsi sola, e che tutti gli uomini sono dei bastardi, è un ottimo tonico per il morale: l'equivalente orale di una confezione formato famiglia di ciambelle con ripieno di marmellata e crema alla vaniglia a parte (per intingercele dentro)."

India Knight è un nome nuovo della letteratura, un'autrice inglese agli esordi, ma non una dilettante della scrittura poiché da tempo lavora come giornalista al Sunday Times. Si respira nelle sue pagine quell'aria tipicamente occidentale che pervade molti romanzi della nuova generazione, specialmente quella "yankee". I tratti distintivi della storia sembrano infatti molto più americani che europei: un atteggiamento disinibito che nasconde comunque un certo conformismo, le nevrosi di una società "concorrenziale" che vuole protagonisti giovani, belli, magri, vestiti con abiti firmati, con case brillanti, carriere esaltanti, un'amante e un'insoddisfazione dolorosa radicata nell'animo, ma a cui non pensare assolutamente mai.
La voce narrante del romanzo è una donna ancora giovane (ma più vicina alla menopausa che alla pubertà) con due figli piuttosto anonimi, un marito tranquillo, una madre stravagante che sta per risposarsi, una famiglia numerosa e confusa, molti amici da frequentare con assiduità. Un po' sovrappeso, completamente assorbita dalla sua attività di casalinga-moglie-madre e collaboratrice part-time a una rivista, Clara è una donna comune che si pone però alcuni interrogativi più profondi rispetto a quelli convenzionali e piuttosto banali delle altre donne che compongono il suo mondo. Ed è anche una persona che si mette in discussione, che talvolta dice più di quello che forse vorrebbe, spiazzando gli interlocutori, sia che con questi intrattenga rapporti confidenziali, sia che li abbia appena conosciuti, come Patrick Dunphy un'étoile del balletto londinese che, dopo un appuntamento disastroso per un'intervista, la invita a uno spettacolo e a una cena con altri amici: un incontro agognato che si trasforma in una serata da ubriacatura in cui emerge tutta la sua eccessiva schiettezza. Clara è soprattutto una donna che mette la vita "su" un piatto: non si nasconde e non tenta di affossare i problemi, parla, comunica, spesso urla i suoi sentimenti. Ma non disdegna di mettere la vita anche "dentro" un piatto, coltivando un rapporto importante con l'alimentazione, con il suo fisico e il suo peso. Ma questo non la condiziona. Clara non è bulimica e non sfoga le sue frustrazioni con diete e digiuni. In fondo è una donna equilibrata, con una normale sessualità, forti sentimenti e una buona dose di autostima, seppure mascherata da apparenti insicurezze e crisi di panico. Al termine del romanzo saprà affrontare con grande determinazione e serenità anche un evento che per altre potrebbe rivelarsi sconvolgente e che porterà una vera rivoluzione nel suo ménage familiare.
Per chi desiderasse comunicare con l'autrice, abbiamo trovato nelle pagine on-line del Sunday Times il suo indrizzo e-mail: india.knight@sunday-times.co.uk


La mia vita su un piatto di India Knight
Titolo originale: My life on a plate

Traduzione di: Aliria Dallaglio
255 pag., Lit. 27.000 - Edizioni Feltrinelli (I Canguri)
ISBN 88-07-70137-5




Le prime righe

1.


La cosa dovrebbe andare così: io sorprendo casualmente la mia immagine riflessa in uno specchio o nella vetrina di un negozio, e più o meno dopo una cinquantina di pagine, vi fornisco una mia descrizione. Mi sembra alquanto macchinoso come metodo, tanto più che se mi sorprendo riflessa nelle vetrine dei negozi, tendo a urlare di raccapriccio più che a inclinare la testa da un lato, formulando osservazioni misurate e composte. E poi, personalmente ci tengo a conoscere l'aspetto di una persona fin dall'inizio; voi no? Certo, vi sentireste presi in giro scoprendo, molto più avanti, che sono una donna cannone psicopatica di due tonnellate con piedi piatti e baffetti o - peggio ancora - un odioso grissino affetto da disordini alimentari che se ne va in giro in abiti di Prada e puzza di vomito.
Per cui, vediamo di mettere le cose in chiaro. Io non puzzo di vomito (quella è la mia amica Amber, che conoscerete più tardi. I suoi hobby sono la bulimia e i manuali di self-help. Il mio hobby è la compassione). E non peso due tonnellate anche se, con una 46 abbondante, non sono esattamente ciò che definireste esile e flessuosa. Che altro? Un metro e settantacinque, capelli neri e occhi verdi - ehilà, suona un sacco sexy, il che non è del tutto vero. Vediamo un po'! Se lo chiedeste a Kate, mia madre, scuoterebbe la testa desolata, nemmeno fossi il suo gattino adorato morto in tragiche circostanze, e vi direbbe che "mi sono lasciata andare disgustosamente". E immagino che avrebbe ragione. Insomma, ho un uomo, una casa, dei figli: perché non festeggiare dandoci dentro con una o due ciambelle mattutine? Oppure con una tartelletta all'albicocca o, magari, con un intero tubo di Pringles... Di conseguenza, prediligo elastici in vita e top abbondanti, pur sentendo una spregevole inclinazione per le scarpe pacchiane e l'organza (che cerco di reprimere, dato che nessuna qui ci tiene a sembrare una Mamma-Bianca-Povera-e-Sciattona agli incontri con gli insegnanti). Il modo migliore in cui posso pensare di descrivere me stessa è: non si parla ancora di guaine contenitive, ma non fingerò che non mi abbiano colpito in quanto capi di abbigliamento di estrema praticità.

© 2001, Giangiacomo Feltrinelli editore


L'autrice
India Knight ha trentaquattro ed è columnist per il "Sunday Times". Questo è il suo primo romanzo.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




25 maggio 2001