Paola Mastrocola
Palline di pane

"E così fai la fotografa" mi dice gentile versandomi il vino. "Dev'essere divertente."
Divertente è: il luna park, una serata in discoteca, un film di Totò, giocare a ramino. Per esempio. Ma Ferdi non pago continua: "Non ce ne sono molte di fotografe".
Razza estinta, razza mai nata? Non so quante fotografe ci siano. Dove poi, a Torino, in Italia, nel mondo? Però è vero, non ci penso mai a queste tremende verità.


Emilia, una fotografa quarantenne, parte per le vacanze al mare con i suoi due figli: un maschio grandicello, Orlando Maria detto Olli, e una femmina di pochi mesi, Stefania detta Stefi. Con loro, la baby-sitter Lucinda, una strana ragazza portoghese che non conosce l'italiano e trascorre gran parte del suo tempo cucendo a macchina con una vecchia Singer "portatile" a pedali. Un quadretto familiare stravagante cui non si unisce il marito-padre, in viaggio in altre terre. Emilia si trova così ad affrontare una vacanza che si trasforma in una occasione per fissare un bilancio della propria vita sino a quel momento. Due figli arrivati quasi inconsapevolmente, la difficoltà di crescerli, il senso delle relazioni personali nell'analisi del rapporto con gli amici e le amiche che si ritrovano con lei ogni anno nel medesimo luogo di vacanza: tutto viene rimesso in discussione, ripensato e rielaborato in questi giorni di relax.
Emilia e le sue amiche sono lo specchio, il manifesto di tutte le contraddizioni che negli ultimi anni hanno schiacciato la donna, sgretolando alcune certezze acquisite nei decenni precedenti. Vengono a galla durante questo soggiorno estivo i vuoti sentimentali, la difficoltà di vivere appieno il ruolo di madre, i sensi di colpa per l'eccessivo impegno lavorativo, ma anche l'insofferenza nei confronti di una famiglia che come una gabbia, dorata, ma pur sempre gabbia, imprigiona la personalità femminile. Spesso affette da forti infantilismi queste donne adulte, che dovrebbero essere nel pieno della maturità e rappresentare un punto di riferimento, una boa alla quale aggrapparsi, sono invece inaspettatamente in difficoltà di fronte a un piatto di melanzane da preparare ("adesso l'idea di pelarle e sminuzzarle a dadini mi sembra un tempo infinito ...non la so fare la pasta alle melanzane e adesso sono tutte lì schierate sul tavolo che mi guardano cupe") o ai piccoli problemi quotidiani dei figli ("Olli, mi dispiace. È che io arrivo fino a un certo punto, non di più: ho dei limiti"), ma possono prendere in considerazione l'ipotesi di "adottare" una capra, battezzarla Marina e portarla magari anche in spiaggia con tutta la compagnia: bambini, baby-sitter, amici...
Il figlio di Emilia appare più saggio della madre. Olli fa palline di pane come esche per i pesci. La pesca è la sua attività preferita. Non è un bambino socievole, anzi, è estremamente solitario ed Emilia non sa bene come affrontare questa sua ostilità nei confronti degli altri, questo suo rinchiudersi in sé stesso. Eppure proprio Olli sa sempre quel che si deve fare e sa far capire a quella madre spesso imbarazzata (e talvolta un po' troppo egoista) l'importanza del suo amore.
Un romanzo sull'equilibrio difficile che la donna deve cercare di raggiungere in questa società dove sta assumendo un ruolo nuovo e più complesso. Ma anche un ripensamento sull'importanza dell'individualità, dello spazio e del tempo dedicati a sé stesse, libere dalla famiglia, dal lavoro, dalla casa, dagli amici, dagli animali... Se ne può parlare con ironia e allegria.


Palline di pane di Paola Mastrocola
237 pag., Lit. 26.000 - Edizioni Guanda (Narratori della Fenice)
ISBN 88-8246-241-2




Le prime righe

PARTE PRIMA

1


Non arriva.
Ho già chiamato il taxi, e lei non arriva.
Metto l'allarme, chiudo casa, scendiamo in strada con le valigie, i borsoni, i sacchetti, tutto allineato compatto ai nostri piedi: bravi, non ingombriamo più di tre metri quadri circa di marciapiede.
E lei non arriva.
Accarezzo meccanicamente i riccioli, sudaticci, di mia figlia Stefania detta Stefi, che se ne sta buona nel passeggino e si mangia entrambe le mani.
Olli è a tre passi da noi, appoggiato al muro, e legge facendo finta di non conoscerci. Olli, il mio undicenne primogenito Orlando Maria detto Olli, è così: si porta sempre dietro un libro, dice "non si sa mai", non sopporta di stare col naso per aria e quindi, quando si trova nella spiacevole situazione di dover aspettare, tira fuori il suo libro e legge. Seduto, in piedi, accasciato, non importa. Di solito un classico per ragazzi, non so David Copperfield, Il richiamo della foresta, Cuore, libercoli così. Oppure "Topolino", quando è più teso. Oggi "Topolino".
Il taxista scende, sistema i bagagli, si rimette al volante. Dopo un bel po', ridiscende e ci guarda interrogativo: nessuno di noi s'è mosso per salire. Gli spiego che stiamo aspettando una persona, allora anche lui si dispone ad aspettare: si appoggia al cofano della sua Palio Weekend, incrocia le gambe, le braccia conserte, e guarda più o meno nel vuoto.
Imbarazzante aspettare con un taxista che aspetta con noi.
"Scusa mamma" mi fa Olli, "ma questa fanciulla lo sa che deve venire in vacanza con noi?"
"Certo che lo sa."
"E lo sa a che ora parte il traghetto?"
"Certo che lo sa."
"Cioè tu le hai parlato, gliel'hai detto?"
"No Olli, io ho parlato con l'agenzia."
Gli spiego come si fa, e cioè che tu contatti l'agenzia, dici vorrei una baby-sitter che venga con noi in vacanza per un mese. Bene, loro te la trovano e te la mandano. Punto.
"Ma tu l'hai vista?"
"Ma certo che no." E gli spiego che è sempre così: tu la ragazza la conosci quando arriva, solo il primo giorno.

© 2001, Ugo Guanda Editore


L'autrice
Paola Mastrocola è nata nel 1956 a Torino. Ha pubblicato due raccolte di poesie e saggi sulla letteratura italiana nel Trecento e Cinquecento. Ha scritto La gallina volante.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




18 maggio 2001