Francesco Guccini
Loriano Macchiavelli

Questo sangue che impasta la terra

"Questo sangue che impasta la terra
davanti alla porta di casa mia,
non fa che chiamare altro sangue.
Non sarà mio, questa volta,
né dei miei figli...
Oggi è sabato,
terzo giorno dall'inizio della strage.
Io sono vivo e voglio
Dirvi di un popolo che sfida la morte..."


In copertina una chitarra e visi di giovani; in primo piano una ragazza con i lunghi capelli lisci: un'immagine "anni Settanta" che si staglia in un luminoso bianco e nero e preannuncia al lettore la collocazione storica del romanzo. Quest'ultimo romanzo della ormai affiatatissima coppia Guccini / Macchiavelli, pur rimanendo all'interno del genere letterario da loro praticato, il giallo, vuole anche (e vi riesce benissimo) ricreare le atmosfere e le situazione tipiche di quel momento della storia italiana che dà avvio ai cosiddetti "anni di piombo".
Protagonista è il maresciallo Santovito, o meglio l'ex maresciallo, che deve affrontare le indagini di un duplice caso: l'omicidio di un ragazzo gettato moribondo davanti all'ospedale del paese dell'Appennino in cui ha origine la vicenda e la sparizione della figlia di un'amica che, studentessa a Bologna, non dà più notizie di sé da tempo.
Il quadro che circonda queste storie, sia che si parli del paese che del capoluogo emiliano, vede i giovani affrontare la complessa situazione socio-politica di quel periodo: l'inizio della cultura dello "sballo", il terrorismo, la questione palestinese, la strisciante strategia della tensione attuata dalla fine degli anni Sessanta, l'impegno politico giovanile, le università come luogo di dibattito, più che di studio.
Le forze dell'ordine, ben poco amate in quegli anni, sono qui rappresentate da una figura ufficiale, il maresciallo Gardin, un veneto disponibile e attento che ha sostituito nell'Arma Santovito, ritiratosi a vita privata. Sono i boschi, i silenzi, i profumi dell'Appennino a riempire le sue giornate e la buona cucina della Napoletana. Non si sente certo annoiato dall'inattività né avrebbe voglia di occuparsi di misteri, ma l'affetto per le donne in ansia che chiedono il suo aiuto lo costringe a darsi da fare così da sciogliere i nodi di un affare oltremodo ingarbugliato. Dal paese l'azione si sposta a Bologna, città universitaria, sede di tanti studenti stranieri che cercano di sensibilizzare la popolazione italiana sui problemi dei loro paesi d'origine, in particolare sulla questione palestinese, ancor oggi drammaticamente alla ribalta della cronaca. Ed è proprio l'intensa canzone cantata in un locale tipico di quegli anni, qualcosa a metà tra gli attuali pub e le "cantine" dell'esistenzialismo francese da uno dei ragazzi palestinesi a dare il titolo al romanzo. A questa vicenda investigativa sono inframmezzate delle pagine di un "diario americano", una specie di ritornello che è solo apparentemente distante dalle complesse faccende di casa nostra, ma che mostra come certi temi, certe tensioni fossero, in quel periodo, un patrimonio comune di tutti i giovani del mondo.


Questo sangue che impasta la terra di Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli
324 pag., Lit. 32.000 - Edizioni Mondadori (Scrittori italiani)
ISBN 88-04-48814-X




Le prime righe

I

Due antefatti


Bene, non lo avrebbe più rivisto! Ce l'aveva fatta e poteva mandare all'inferno quel poliziotto scortese, insofferente, presuntuoso, prepotente... L'aveva costretta a presentarsi nel suo ufficio tante volte che le pareva di averci passato una vita in quel buco che sapeva di chiuso e di sigarette fumate là dentro per anni.
Prima di andarsene gli disse: "Guardi che è la prima volta che vado negli Stati Uniti e non m'intendo di queste cose. Avrebbe dovuto avere pazienza e scusare se la mia ignoranza non è pari alla sua".
Lui si limitò a un ghigno soddisfatto. Non aveva afferrato bene il senso della frase e forse prima di sera ci sarebbe arrivato: "Sono le leggi, cara la mia signora" disse quando lei era già sulla porta.
"Non sono né sua né cara" e uscì dall'ufficio e dalla Questura decisa a non rimetterci piede per un bel po' d'anni.
Nella borsetta aveva tutti i documenti, passaporto vidimato, visto d'ingresso, certificati di vaccinazione e il resto, ma non era felice come si aspettava e avrebbe voluto. Le restava dentro un senso di scontento, o forse di tristezza, e cercava di capire da cosa le venisse.
In Piazza Maggiore i motorini si divertivano veloci a fare le scarpe ai passanti e avevano costretto i bambini a pasturare i piccioni sul crescentone, unica isola ancora felice. Lei non ci arrivò al crescentone. Una Vespa 125 le fu dietro e la sfiorò passandole accanto. Sopra erano in due e quello dietro le strappò la borsetta. Lei barcollò, riuscì a non cadere, le si spezzò il tacco della scarpa sinistra, si rimise in equilibrio, tentò un inseguimento, ma dal tubo di scarico era uscita una sgassata nera e la 125 aveva preso verso palazzo dei Banchi piegandosi a destra e a sinistra e urtando altri passanti.
"Al ladro! Fermatelo, fermatelo! Mi ha strappato la borsetta!" ma era un problema solo suo. La gente di piazza si aprì dinanzi al motorino che imboccò il vicolo del mercato e sparì dietro un muro di massaie in giro per la spesa. Era l'ora adatta.

© 2001, Arnoldo Mondadori Editore


Gli autori
Francesco Guccini è nato a Modena nel 1940. Ha scritto: Racconti d'inverno, La legge del bar e altre comiche, Vocabolario del dialetto pavanese.

Loriano Macchiavelli ha scritto Sgumbéi, La Balla dalle scarpe di ferro, Fiori alla memoria.

Nella pagine di Café Letterario troverete anche un'intervista agli autori

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




18 maggio 2001