Jennifer Johnston
Quanto manca per Babilonia?

"Da bambino ero solo. Non sto cercando scuse, sto semplicemente constatando un fatto. Le tradizionali barriere di classe e di istruzione mi isolavano da tutti i miei coetanei."

Abbiamo già presentato nelle pagine di Café Letterario l'opera di Jennifer Johnston, che un passa-parola sommerso (come spesso accade) sta facendo conoscere sempre più ai lettori italiani. Inizialmente a puntare su questa scrittrice in Italia sono stati una rivista di critica letteraria prettamente femminile (Leggere Donna) e una casa editrice interamente dedicata alla donna, La Tartaruga. Ora altri editori hanno scelto di pubblicare i romanzi di questa originale autrice irlandese che sa raccontare bene storie sia con le parole delle donne, che, come in questo caso, con quelle maschili. E il valore della sua scrittura resiste nel confronto con i tanti autori irlandesi che in questi ultimi anni sono stati tradotti e letti nel nostro Paese.
Quanto manca per Babilonia è un romanzo di formazione, in cui due ragazzi si incontrano, diventano amici ma devono allontanarsi per la differenza di censo che inevitabilmente li divide. Il primo, Alexander Moore, è l'erede di una importante famiglia aristocratica irlandese, allevato secondo i canoni che il suo ruolo sociale impone; il secondo, Jerry, figlio di contadini, è destinato a lasciare presto la scuola e trovare un lavoro per aiutare la famiglia. Mentre Alexander, abituato alla solitudine e all'isolamento voluto soprattutto da una madre che intende educarlo a essere un vero nobile, è introverso e spesso infelice, Jerry è allegro, pieno di vita e quasi esente da tutte quelle regole comportamentali che ossessionano l'amico. Ma il loro legame è destinato a sciogliersi momentaneamente, quando Alexander parte con la madre per un soggiorno in Europa, per riallacciarsi al suo rientro e allo scoppio della seconda guerra mondiale che li vede entrambi arruolati, anche se per ragioni del tutto differenti. Quanto manca per Babilonia è la storia di un'amicizia intensa, che supera la diversità e che sopravvive malgrado i tanti tentativi esterni di far recedere entrambi da un rapporto che viene comunque considerato in qualche modo disdicevole. Ed è anche il ritratto di un mondo aristocratico decadente incapace di capire la società che lo circonda, arroccato su posizioni indifendibili. Non manca infine nelle sue parole la denuncia dell'inutilità della guerra, dell'ottusità e della crudeltà di certi comandanti.


Quanto manca per Babilonia? di Jennifer Johnston
Titolo originale: How Many Miles to Babylon?

Traduzione di: Maurizio Bertocci
186 pag., Lit. 24.000 - Edizioni Fazi (Le strade)
ISBN 88-8112-161-1




Le prime righe


Mi hanno lasciato i miei taccuini, carta, penna, e inchiostro, perché sono un ufficiale e un gentiluomo. Così, scrivo e aspetto. Non difendo nessuna causa, né amo nessuna persona in vita. Il fatto di non avere un futuro, se non le poche ore che ho da contare davanti a me, sembra non disturbarmi granché. Dopo tutto, qui o altrove, il futuro resta ugualmente un'incognita. Perciò, per i giorni di attesa, non mi resta che distrarmi con il passato. Giocare con una serie di ricordi probabilmente inesatti; la mia interpretazione, per quel che vale, degli eventi. Non c'è spazio per le speculazioni o per la speranza, nemmeno per i sogni. Per quanto possa sembrare strano, credo che mi piaccia così.
Non ho contattato né mia madre né mio padre. Avranno gli altri il tempo di farlo quando sarà tutto finito. Il fait accompli. Al servizio di Sua Maestà. Perché prolungare il dolore che inevitabilmente proveranno? Lui potrebbe morirne. E forse, come me, sarebbe meglio. Per lei il mio cuore non sanguina.
Mi trattano con il rispetto apparentemente dovuto al mio rango, con la riservatezza, ne sono certo, dovuta alla convinzione che potrei essere un folle. Quale sensazione di disagio investe gli uomini di fronte ai demoni della mente!
Il maggiore Glendinning non si è fatto vivo. Una vera e propria benedizione di cui gli sono grato. Adesso non riuscirà più a fare un uomo di me, ma non credo che per questo passerà notti insonni. In alcuni momenti l'ho quasi ammirato.
L'attacco dev'essere ormai cominciato. Cento iarde di terra desolata, una collina sormontata da una corona di alberi che da noi sarebbe certamente stata dimora esclusiva delle fate. Una fattoria, qualche cottage senza tetto, luoghi senza importanza divenuti ora il centro del mondo per decine di migliaia di uomini. La fine del mondo per molti altri, eroi e codardi, schiavi e padroni. Su di loro cadrà la pioggia, senz'altro; la pioggia fitta e malefica di febbraio.
Di tanto in tanto viene a farmi visita il cappellano. Ieri mi ha mostrato la croce d'oro che porta sotto la canottiera di flanella, a stretto contatto con quel cespuglio di peli neri che ha sul petto.
"Hai fede?", mi ha domandato.

© 2001, Fazi Editore


L'autrice
Jennifer Johnston è nata a Dublino nel 1930. Ha scritto Due lune, L'albero di Natale, Il tarlo invisibile.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




11 maggio 2001