Jonathan Lethem
L'inferno comincia nel giardino

"All'inferno sono un bambino.
Più piccolo di Peter. Otto o nove anni, direi.
Comincio sempre nello stesso posto. L'inizio è sempre uguale. Sono seduto a quella tavola, in quel maledetto giardino, ad aspettare la strega."


Un'affabulazione infernale, un dialogo spesso quasi surreale, una narrazione eccessiva, forte, sopra le righe. Jonathan Lethem sa "mettere mano", rielaborare tutti i generi narrativi, facendo di questi racconti un campionario di stili e di storie che tuttavia non abbandonano mai quel vortice narrativo travolgente che lo caratterizza. I suoi racconti sono basati sul dialogo, per la maggior parte, anche se in alcuni casi emerge un'analisi interiore del personaggio più accentuata. Come nel primo della raccolta (L'uomo felice), che ha ispirato il titolo del volume e che costituisce forse l'esempio più efficace e completo dello stile letterario dell'autore, in cui si mescolano diversi piani narrativi e si confondono le situazioni: la vita e la morte, la realtà e la fantasia, i fatti accaduti e quelli immaginati dall'ideatore di un videogioco. Ma anche l'inferno immaginato in un altro racconto, abitato da streghe (bellissime) che si muovono a cavallo e da cani-robot; o quel penitenziario assurdo descritto in Duri come la pietra, dove le pareti sono costituite da un ammasso di criminali "duri come la pietra", appunto. In quest'ultimo testo, surreale e terribile, un ragazzo decide, con un gruppo di coetanei, di andare a sfregiare, deturpare quel muro (già pieno di graffiti nella sua parte più bassa) composto di esseri umani pietrificati e fatti a pezzi, tra cui (orrore nell'orrore) sta anche il padre, con il quale riuscirà a comunicare...
In fondo, se non per la scelta linguistico-narrativa, non esiste un'idea di base che leghi i singoli racconti l'uno all'altro e pare che l'autore abbia scelto di riunirli quasi casualmente. A rendere in qualche modo "affini" L'uomo felice; Vanilla Dunk; Chiaro e il Sofferente; Per sempre, disse il papero; Cinque scopate; Duri come la pietra; I dormiglioni, è una fantascienza visionaria e allucinata che si trasforma talvolta in un irreale giallo, altre volte in un racconto psicologico delirante. È "l'altra faccia" della narrativa americana contemporanea che (contrariamente al grande filone minimalista) non sceglie di descrivere la realtà in modo quasi maniacale, ma preferisce prendere dalla società occidentale solo gli elementi di base, per sviluppare poi la storia verso direzioni totalmente immaginarie e immaginifiche. Non una denuncia, né un'analisi critica, ma solo letteratura.


L'inferno comincia dal giardino di Jonathan Lethem
Titolo originale: The Wall of the Sky, the Wall of the Eye

Traduzione di: Martina Testa
263 pag., Lit. 26.000 - Edizioni Minimum fax (Sotterranei)
ISBN 88-87765-35-9




Le prime righe

L'UOMO FELICE

1.

La lasciai in camera da letto e andai a versarmi da bere. Ora lo sentivo chiaramente, non c'erano dubbi. Ma non volevo dirglielo, non ancora. Volevo tirarla più in lungo possibile. Stavolta era durato tutto così poco.
Nel frattempo volevo vedere mio figlio.
Con il bicchiere in mano entrai nella sua stanza e mi sedetti sul bordo del letto. La lucina attaccata al muro era accesa; era evidente che lo avevo svegliato. Forse mi aveva sentito far rumore con le bottiglie. Forse ci aveva sentiti mentre facevamo l'amore.
"Papà", disse.
"Peter".
"Che succede?"
Peter aveva dodici anni. Un bravo ragazzo, davvero un bravissimo ragazzo. Quando morii aveva solo undici anni. Tutto computer e stereo, all'epoca. Heavy metal e Dungeons & Dragons. Draghi e stregoni, gli abissi fiammeggianti dell'Inferno, il pacchetto completo. E la giusta musica di accompagnamento. Ma quando, dopo essere morto, ero tornato indietro, aveva cominciato a prendere ogni cosa molto sul serio, aveva lasciato perdere il rock e gli Inferni immaginari. Aveva lasciato perdere anche gli amici. Mi ero preoccupato parecchio e ne avevamo discusso a lungo. Ma quella serietà gli era rimasta. L'unica cosa a cui era rimasto legato era il computer, solo che ora lo usava per disegnare la mappa dell'Inferno vero. Il mio Inferno.
Invece di rispondere alla sua domanda feci un altro sorso. Sapeva che cosa stava succedendo.
"Stai per andare via?", chiese.
Annuii.
"L'hai già detto a mamma?"
"No".
Si tirò su rapidamente fino a mettersi seduto sul cuscino. Vedevo che pensava: Stavolta è durato poco, papà. Cos'è, ogni volta dura un po' meno? Ma non disse niente.
"Io e tua madre", dissi. "Ci sono un sacco di cose che non abbiamo avuto il tempo di fare, stavolta".
Peter annuì.
"Be'...", cominciai, ma mi interruppi. Quanto riusciva a capire? Più di quello che immaginavo, probabilmente. "Prenditi cura di lei", dissi.
"Va bene".

© 2001, minimum fax


L'autore
Jonathan Lethem è nato a New York nel 1964. Ha scritto Oggetto amoroso non identificato e ha curato The Vintage Book of Amnesia.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




4 maggio 2001