Edmund White
L'uomo sposato

"Tra due uomini, secondo Austin, nessuna unione poteva essere una questione semplice e naturale. Bisognava inventare, immaginare di nuovo ogni cosa, a meno che uno dei due non avesse alle spalle il tipo di educazione e di sicurezza che aveva Julien."

Forse troppo spesso negli ultimi tempi il tema dell'amore omosessuale è stato collegato a quello della malattia e della morte, come se una specie di condanna divina legasse tra loro due momenti cruciali della vita di molti individui, eppure il romanzo di White, pur riprendendo appunto queste tematiche, non appare racchiudibile in schemi e in forme già standardizzate dalla letteratura gay.
La storia vede un giornalista americano di cinquant'anni, Austin, esperto di mobili antichi, che vive a Parigi in un suggestivo e piccolo appartamento e che, omosessuale, appare disilluso e sfiduciato di trovare un vero compagno per una vita piuttosto vuota di affetti. Incontra in una palestra Julien, un giovane e brillante architetto, sposato e apparentemente eterosessuale, con lui però l'intesa sembra immediata e nascono incontri e complicità che preludono a un vero rapporto sentimentale. Julien si separa (forse è la moglie a lasciarlo per un altro uomo) e inizia la convivenza e l'amore sempre più intenso e forte con Austin. Già l'accenno alla morte del precedente compagno del giornalista fa entrare nel romanzo il tema dell'Aids, così come sieropositività dell'americano, ma sarà solo la malattia di Julien a mettere in evidenza tutta la drammaticità di un rapporto segnato dalla coscienza della fine e dalla consapevolezza della rapida evoluzione di una tragedia sovrastante.
I rapporti omosessuali sono in genere contraddistinti dalla grande libertà e dall'amicizia che segue la loro conclusione, ma quando si insinua la paura (della solitudine, dell'abbandono, infine della morte) tutto si complica e nascono gelosie, meschinità, rivalse. È facile mantenere un certo distacco se si suppone di avere davanti a sé molto tempo, ma sia gli anni che passano (e questo riguarda in modo particolare Austin), sia l'Aids, spezzano l'autocontrollo e mettono in crisi la speranza di futuro. Il bisogno di amore cerca scappatoie e giustificazioni, s'insinua anche nel meno romantico degli uomini, serpeggia negli incontri apparentemente superficiali, lascia insoddisfazione e malinconia dopo ogni avventura. Ed è questo il vero tema del romanzo: la storia di un rapporto amoroso, che l'autore tratta spesso con leggerezza e ironia, non puntando mai sull'effetto forte e sulla facile emozione.
Molto efficace è la difficoltà per Austin di riconoscersi radici: non ancora francese, non s'identifica più nella mentalità americana, anche i passaggi dall'uso di una lingua all'altra appaiono come la volontà di togliersi di dosso tutto il bagaglio di ipocrisie del ricco paese d'origine. Così, interessanti sono le notazioni che l'autore direttamente fa, o fa fare, ai propri personaggi sull'ambiguità sessuale di molti: in fondo tanti eterosessuali riconoscono tardivamente la propria omosessualità e hanno difficoltà ad accettarla, ma soprattutto temono che venga pubblicamente notata, così creano paraventi e donne dello schermo accanto a sé.
Particolarmente intensa l'ultima parte del romanzo, quando Julien, ormai gravemente malato, accompagna in un ultimo viaggio il proprio compagno in Marocco. Efficace il contrasto tra il tema del viaggio come ricerca e come vita e il progressivo e rapido deterioramento del corpo consumato dal virus.


L'uomo sposato di Edmund White
Titolo originale: The Married Man

Traduzione di: Sandro Melani
383 pag., Lit. 32.000 - Edizioni Baldini&Castoldi (Romanzi e Racconti)
ISBN 88-8089-995-3




Le prime righe

I

Austin aveva vent'anni di più di tutti gli altri frequentatori della palestra, ed era l'unico americano. Era un posto per gente seria che voleva allenarsi alla svelta: coppie di studenti del vicino distaccamento universitario parigino o giovani e solitari uomini d'affari che arrancavano qua e là con un walkman piantato negli orecchi che facevano un fievole e fastidioso rumore. Non erano molti i francesi che volevano farsi una grossa muscolatura, o almeno non erano molti quelli etero.
Non era affatto una palestra gay. Era solo una piccola stanza per allenarsi che attraverso dei pannelli di vetro ricoperti di ditate dava su una piscina pubblica. La piscina era olimpionica e anche aldiquà del vetro continuava a puzzare di cloro caldo. Era stata costruita durante la Belle Époque ed era stata rimessa a nuovo di recente. Austin pensava che forse c'era più movimento nella piscina e nelle docce, ma non gli piaceva nuotare e aveva rinunciato in buona parte a battere. Non era abbastanza giovane e quello che aveva da offrire - l'accento, un appartamento incantevole anche se malridotto, una professione interessante, la sua gentilezza - in una doccia non era visibile.
Di tanto in tanto da un po' di tempo guardava un nuovo arrivato. Si erano già scambiati due sorrisi e molte occhiate, piccoli e brillanti lampi di curiosità in quel luogo inospitale in cui gli sguardi non indugiavano mai e anche chi fissava qualcuno che sollevava dei grossi pesi non sfruttava mai l'occasione per avviare una conversazione.
Ora il più giovane si dimenava sotto un bilanciere a cui aveva applicato troppo peso e non aveva nemmeno fissato i dischi di metallo: stava per lasciare piombare a terra tutto quanto. Austin si avvicinò di corsa dietro di lui, sollevò il bilanciere e lo rimise al sicuro sul sostegno in cima alla panca su cui lo sconosciuto giaceva supino. Nessuno degli altri uomini dette l'impressione di aver notato la crisi imminente; Austin sentiva il walkman del tipo accanto a loro che tremolava come cicale in una lattina.
"Grazie!" esclamò il giovane in francese mentre si rialzava. Parlava con voce profonda e rimbombante, il tipo di "voce che viene dalle palle" coltivato da tanti uomini latini. Esaminò Austin con grande dovizia. Austin si sentì assai lusingato dalla sua attenzione. Aveva da tempo ammesso di fronte a se stesso di essere il tipo d'uomo che aveva bisogno di continue trasfusioni di interesse e di affetto. Se il telefono non squillava per una giornata o se non aveva in programma un impegno per la cena, prima del crepuscolo era sull'orlo del suicidio. Se la persona con cui usciva sbadigliava, era pronto a scappar via dal ristorante o a ballare il tip tap sul tavolo. Ed ecco che adesso c'era questo giovane che, anche se non era in tutto e per tutto il suo tipo, lo era diventato grazie all'interesse che aveva per lui.

© 2001, Baldini&Castoldi


L'autore
Edmund White è nato a Cincinnati (Ohio). Nel 1940. Ha scritto La sinfonia dell'addio e Un giovane americano.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




4 maggio 2001