Tarjei Vesaas
Il castello di ghiaccio

"Il gelo la mordeva. Si sentiva solo lo scricchiolio dei suoi passi e il rimbombo del ghiaccio dal lago."

Per chi non conoscesse Tarjei Vesaas possiamo ricordare che è considerato uno dei più grandi autori norvegesi, "qualifica" ufficialmente sancita nel 1964 con il prestigioso Premio del Consiglio Nordico per la Letteratura. Le sue prime opere, ispirate a Hamsun e alla Lagerlöf, a Kipling e Tagore, sono state dai critici inserite nella corrente letteraria del realismo, mentre con i lavori successivi, che hanno dato a Vesaas la popolarità, lo scrittore abbraccia il simbolismo.
La storia de Il castello di ghiaccio, estremamente ricca e suggestiva, ruota attorno alle figure di due adolescenti intelligenti e sognatrici (le undicenni compagne di scuola Siss e Unn), alla ricerca di se stesse, di un senso per la propria esistenza e, al contempo, alla scoperta dei sentimenti. Nella Postfazione all'opera, di Irene Peroni, leggiamo che l'idea iniziale per il romanzo fu ispirata dall'immagine di una ragazzina riversa sul ghiaccio in apparente meditazione "intenta a contemplare l'abisso": un piccolo ritratto, poco più di uno schizzo scarabocchiato su un foglietto. "Avevo guardato quell'appunto cento volte senza che nulla accadesse. Ed ecco che iniziai a favoleggiare di una ragazza e del suo girovagare tra i ghiacci". Un segreto mai rivelato aleggia lungo la storia, prima come un'ombra oscura che accompagna Unn e poi come inquietante pensiero nella memoria di Siss.
Analogamente a Gerda e Kay, i protagonisti della celeberrima favola La regina delle nevi di Handersen (che per molti aspetti ricorda lo spirito, l'anima di questa storia) anche le due ragazzine di Vesaas incontrano sulla loro strada un Castello di ghiaccio. Ma mentre Gerda riesce a salvare Kay dal suo infelice destino, facendo scivolare via dall'occhio dell'amico la scheggia di specchio che l'aveva reso freddo, vuoto, insensibile, Siss non riesce a fare altrettanto con Unn, malgrado l'immagine consolatoria impressa nella memoria di entrambe, dei propri volti vicini, uniti, solidali riflessi proprio (sarà solo un caso o l'autore si rifà ai temi della tradizione?) da uno specchio. E se nella favola di Handersen il male è rappresentato dalla Regina delle Nevi, qui a impersonificare il lato oscuro della storia è la Morte. Come nel celebre film di Peter Weir Picnic a Hanging Rock, magiche figure di adolescenti scoprono un mondo diverso da quello che noi conosciamo grazie alla loro condizione intellettuale privilegiata. Ma ci si perdono. Unn non troverà la strada del ritorno tra freddo, gelo, brina e il tuono del ghiaccio che si rompe sulla superficie del lago. Le pareti lucide e misteriose del castello di ghiaccio la circonderanno sino a farla diventare parte di loro e per Siss solo con la primavera e il disgelo arriverà un po' di serenità.


Il castello di ghiaccio di Tarjei Vesaas
Titolo originale: Is-slottet

Traduzione di: Irene Peroni
178 pag., Lit. 20.000 - Edizioni Iperborea
ISBN 88-7091-094-6




Le prime righe

I
SISS E UNN

1. SISS

Una bianca, giovane fronte che avanzava attraverso le tenebre. Una ragazzina di undici anni. Siss.
Era ancora pomeriggio, ma già buio. Un gelido autunno inoltrato. Stelle, ma niente luna e niente neve che riflettesse un po' di luce - perciò l'oscurità era fitta, nonostante il cielo stellato. Ai lati c'era il bosco, nel suo silenzio mortale - con tutto ciò che poteva vivervi e gelarvi dentro in quel momento.
Siss aveva molti pensieri mentre camminava, infagottata contro il gelo. Stava andando per la prima volta a casa di Unn, una ragazzina che conosceva appena; verso qualcosa di ignoto, e per questo così emozionante.
Ebbe un sussulto.
Un fragore improvviso in mezzo a quei pensieri, a quel senso di attesa. Come un prolungato frantumarsi, sempre più lontano e lontano, man mano che si affievoliva. Veniva dal ghiaccio laggiù sul grande lago. E non era un segno di pericolo, anzi, era rincuorante, voleva dire che il ghiaccio si era fatto ancora più solido. Si ripercuoteva come un colpo di fucile, e lunghe fessure sottili come lame si aprivano dalla superficie verso il fondo - per risaldarsi ogni mattina più resistente e sicuro. C'era stato un periodo insolitamente lungo e rigido di gelate precoci, quell'autunno.
Un freddo tagliente. Ma del freddo Siss non aveva paura. Non era quello. Si era fermata per quel fragore nel buio, ma poi aveva con passo sicuro il cammino.
La strada per andare da Unn non era lunga. Siss la conosceva bene, era più o meno lo stesso tragitto che faceva ogni giorno per andare a scuola, con una piccola deviazione in più. Per questo l'avevano lasciata andare da sola, nonostante fosse già buio. Suo padre e sua madre non erano apprensivi. È la strada principale, le avevano detto mentre usciva quella sera. Potevano dire quel che volevano. Lei aveva paura del buio.
La strada principale. Comunque non era uno scherzo trovarsi lì da sola a quell'ora. Per questo teneva la fronte alta. Il cuore le batteva contro la calda imbottitura del cappotto. Teneva le orecchie tese - perché c'era troppo silenzio ai lati della strada, e anche perché sapeva che orecchie ancora più tese erano lì ad ascoltarla.

© 2001, Iperborea


L'autore
Tarjei Vesaas, nato nel 1897 nel Telemark, è considerato uno dei grandi classici della letteratura norvegese del XX secolo. Ha scritto più di quaranta opere, fra cui Gli uccelli (1957) e il Castello di ghiaccio (1963). Muore nel 1970.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




4 maggio 2001