Marcela Serrano
Nostra signora della solitudine

"Dà l'impressione di essere un po' annoiata, mentre guarda l'obiettivo. Non si nota alcun segno che riveli il desiderio di piacere. Neppure un indizio. Come se non stesse lì. E nella sua espressione non si legge nulla, né il bene né il male. Sul lato destro della carta lucida, quasi sul bordo, qualcuno ha scritto con l'inchiostro blu: ottobre 1997. Suppongo sia l'ultima fotografia che le hanno scattato."

Un bel giallo, originale, diverso. Un po' inusuale per questa autrice scegliere un genere letterario così definito e apparentemente lontano dall'impegno politico e sociale che la caratterizza. Ma in realtà anche dietro le pieghe della storia di un'indagine può nascondersi un discorso profondo di sentimenti, di ideali, di scelte esistenziali. Protagoniste della vicenda, ancora una volta, sono donne mature, dalla personalità ben tratteggiata, intensa, anche forte per taluni aspetti. Una indaga sulla scomparsa dell'altra entrando a poco a poco nel suo animo, nei suoi pensieri. Carmen Lewis Ávila è un'autrice quarantatreenne di grande successo che misteriosamente, all'improvviso, sparisce senza lasciare tracce o messaggi. Rapita? Fuggita? Morta? La polizia non riesce a trovare una risposta a queste domande e archivia il caso. Ma Rosa Alvallay, un'investigatrice privata, viene incaricata dal marito, il rettore universitario Tomás Rojas, di ritrovarla, o per lo meno di capire cosa possa esserle accaduto. Rosa si appassiona immediatamente al caso. Carmen è una scrittrice di talento, una donna interessante e, interrogando coloro che l'hanno conosciuta, mano a mano si tratteggia il suo spirito anticonformista e libero. Il matrimonio con Tomás è un rifugio nella regolarità, dopo anni piuttosto movimentati. Del resto i genitori, due hippy ritiratisi definitivamente nelle certezze esistenziali e spirituali dell'India, non sono stati in grado di infondere molte sicurezze nel suo spirito adolescenziale. E gli amori che successivamente l'hanno accompagnata sono stati turbolenti e incerti, tanto da far dubitare che tuttora la sua fuga sia in qualche modo legata a un passato legame.
Per Rosa questa ricerca costituisce una sfida difficile in cui, probabilmente l'unico filo rosso da seguire è quello costituito dai romanzi di Carmen, che l'investigatrice leggerà attentamente alla ricerca di indizi.
Pagina dopo pagina il giallo si arricchisce di segni psicologici, scavando nel profondo della personalità delle due protagoniste. I ritratti che ne emergono sono intensi, partecipati e dimostrano la grande abilità della Serrano di mescolare profondamente il romanzo psicologico con il thriller. Senza dimenticare le sue origini latino-americane, che emergono sia nelle scelte e nei comportamenti di Carmen e di Rosa che nella descrizioni di luoghi, modi di vita, tempi, suoni e colori del romanzo.


Nostra signora della solitudine di Marcela Serrano
Titolo originale: Nuestra señora de la soledad

Traduzione di: Michela Finassi Parolo
185 pag., Lit. 25.000 - Edizioni Feltrinelli (I Narratori)
ISBN 88-07-01591-9




Le prime righe


Una pazza. Era una pazza. La donna col vestito rosso che ballava sopra il tavolo era una pazza, gli dissero.
Questa sarebbe stata la prima informazione su di lei, se le parole fossero state più forti delle immagini: un polpaccio sodo, muscoloso e flessibile, dai contorni perfetti sotto le calze a rete da ballerina, migliaia di triangolini neri sul biancore della pelle come una minuscola scacchiera vista in diagonale, diamanti perfetti che risplendono nel vortice della danza. Tutto il resto, l'ampia gonna rossa che volteggia sopra le teste, i capelli arricciati che si scompigliano a ogni movimento, le gocce di sudore sopra il labbro, il corpo scattante al ritmo della musica, i piedi nudi, lo sguardo ardente di uomini appoggiati contro la parete di un rosa acceso, a scolarsi un bicchiere di tequila dopo l'altro, l'atmosfera densa di risate complici, fumo di sigarette e marjuana, vapori di alcol, il locale affollato, l'aria irrespirabile e un giovane che tenta di farsi largo per portare l'ordinazione laggiù in fondo, in mezzo a sedie e tavolini che sbattono gli uni contro gli altri, concentratissimo nel tentativo di non sprecare una sola goccia del liquido incolore che porta nei bicchierini cilindrici, ditali di un azzurro incerto. Tutto il resto è inutile, niente lo interessa; il suo sguardo è fisso, affascinato da quel rettangolo che il suo cervello ha delimitato arbitrariamente: un polpaccio sodo e flessibile dai contorni perfetti sotto le calze a rete da ballerina, migliaia di triangolini neri sul biancore della pelle.
La scena ha saturato tutto il resto.
La mattina dopo, nel congedarsi, ebbe il coraggio di chiedere alla falsa ballerina che cosa sognasse.
"Possedere una casa da qualche parte nel mondo. Dipinta di azzurro."
Boing, boing. Il pallone rimbalza. I bambini lo afferrano. La bambina rimane a guardare, a guardare, a guardare. La bambina non afferra niente, la bambina guarda soltanto.


© 2001, 2001Giangiacomo Feltrinelli editore


L'autrice
Marcela Serrano è nata a Santiago del Cile nel 1951. Ha scritto Noi che ci vogliamo così, Il tempo di Blanca, L'albergo delle donne tristi e Antigua, vita mia. Nelle pagine di Café Letterario anche un'intervista all'autrice.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




4 maggio 2001