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Pamela Villoresi

Attrice tra le più conosciute e apprezzate nel panorama italiano, Pamela Villoresi ha lavorato nel cinema, raggiungendo la popolarità, ma la sua passione è il teatro. E lo dimostra in questa intervista, in cui cita, oltre alle sue molte letture, anche testi teatrali fondamentali, che tutti dovremmo conoscere.


Qual è il primo libro che ricorda di avere letto?

I l primo libro... forse Piccole donne, poi Piccole donne crescono.

Proprio un classico

E h sì, penso di sì.

Ha letto molto da bambina?

A bbastanza perché mia nonna faceva la raccolta, come lei la chiamava, del "Diger Digest" con moltissimi romanzi un po' "semplificati": ne ho letti molti. In più mi comprava anche le collezioni "da ragazza", come usavano una volta: i romanzi di Liala.
Tutte letture non nobilissime, che tuttavia mi hanno avvicinata ai libri. Ho cominciato molto presto, intorno ai dieci anni, a leggere libri e ad abbandonare il fumetto e poi la lettura è sempre stata uno dei piaceri della mia vita.

E da ragazza, diciamo intorno ai diciotto vent'anni, quali sono stati i suoi libri di formazione?

D iciamo che la mia formazione è stata un po' diversa da quella degli altri perché io a quindici anni ho lasciato la scuola per fare teatro e andare in tournée. Volevo per questo colmare le mie lacune, e chiedendo anche consiglio ai colleghi, ho letto testi di filosofia e autori di teatro: tutto Pirandello e tutto Shakespeare, già tra i quindici e i sedici anni. Una lettura di quegli anni è stata Eugenij Onegin, per esempio, che mi piacque, mi fece impazzire. Cechov è stato in assoluto l'autore che più amai in quegli anni (ma anche in seguito), non solo per i testi teatrali, ma anche per i racconti. Infatti il racconto è uno stile letterario che amo molto: richiede una sintesi quasi orientale, con pochi aggettivi e poche frasi devi poter descrivere un essere umano. Non sono molti gli scrittori che hanno questa capacità.

La sintesi?

U no dei racconti più belli di Cechov, è lungo una pagina e mezza. Ho sempre adorato non solo i racconti ma anche gli autori diciamo così "umanisti", che hanno saputo descrivere situazioni umane, microcosmi raccontati con così tanto amore che diventano universali. Non mi piacciono i racconti cinici e troppo intellettualisti ma quelli di autori che amino il genere umano, come Goldoni, Singer... tutta la letteratura ebraica per esempio mi ha scatenato un amore incontrastato per la cultura ebraica. Primo fra tutti Singer di cui ho letto tutti i libri, credo che siano ventisei o ventisette, e li ho tutti. Dopo Singer, tanta altra letteratura ebraica per finire a Yehoshua passando per Saul Bellow, ...e poi in generale Cortazar. Ho una passione per tutti coloro che hanno scritto racconti, come Karen Blixen ad esempio. Il racconto è proprio un genere che mi piace molto.

Attualmente sul comodino che cosa ha?

S to rileggendo, per ragioni di lavoro, Shakespeare e Racconti d'inverno, molto bello e anche Girotondo di Schnitzler, molto bello. Mi piacciono anche i racconti di spiritualità, per esempio quelli di Aurobindo, la Kabbalah, ho comprato la Kabbalah. Adesso che ho quarantaquattro anni posso cominciare a leggerla. Si dice, nella migliore tradizione ebraica, che non si può leggere la Kabbalah prima dei quarant'anni. Ora me lo posso permettere.

E qual è un libro, se c'è, che lei ha regalato a più persone?

S icuramente Singer: è sempre un regalo per chi ancora non lo conosce. Poi penso al Diario e alle Lettere di Etty Hillesum, libri che ho regalato spesso, anzi ho fatto persino scrivere uno spettacolo da Giuseppe Manfrini che si chiama La matassa e la rosa ed è incentrato sull'incontro fra due mistiche... Penso anche a Edith Stein, una delle mie letture "mistiche", ai suoi libri anche di teologia e filosofia del Natale, e quindi a un incontro fra queste due donne, diciamo un racconto sulla spiritualità. Proprio da queste due figure è nato un testo teatrale, molto bello, che rappresento con musica dal vivo.
Un altro libro che regalo spesso... ah sì senz'altro (non so se l'hanno riedito, ho fatto spesso fatica a trovarlo, tanto che l'ho regalato anche in fotocopia) è l'epistolario tra Rilke, Cvetaeva e Pasternak e si chiama Il settimo sogno delle Edizioni Riunite. Oggi invece, regalo Il paese dell'anima e Deserti luoghi, le lettere di Marina Cvetaeva. Anche su queste ho commissionato uno spettacolo a Valeria Moretti, un'altra brava drammaturga italiana, che ha scritto un bellissimo spettacolo (ci ha regalato un sacco di temi Maschere d'oro eccetera) che si chiamava Marina e l'altra tratto proprio da una lettera. Il testo era incentrato sul dialogo tra la protagonista e un ladro che si intrufolava nella sua mansarda, tra un uomo della terra e lei, donna dello spirito e dell'anima. Era tratto un po' da tutti i suoi scritti, dalle poesie ecc. Anzi ho avuto l'occasione di andare a Mosca con L'isola degli schiavi, l'ultimo spettacolo che ha fatto Strehler, e sono andata a vedere questa mansarda: ho avuto un'emozione quasi incontenibile.

Quindi per lei il rapporto tra lettura e libro e vita è fondamentale, viscerale.

S ì, la lettura per me rappresenta un viaggio. Per esempio citavo prima l'innamoramento per la cultura ebraica: io non sono ebrea, quindi è stata proprio una scoperta a 360 gradi. Anche in questo caso ho voluto realizzare uno spettacolo tratto da un racconto di Singer Taibel e il suo demone adattato da Freedman e da Singer stesso prima che morisse, ed è un testo teatrale di cui ho fatto la regia ancora al Piccolo quando era vivo Strehler, con Moni Vadia e la sua klezmer orchestra. I libri che ho amato si sono trasformati in mondi: ho fatto di tutto, ad esempio, per riuscire ad andare a Gerusalemme. Una volta ho persino prenotato l'albergo e poi invece, a causa del lavoro, ho dovuto rimandare la partenza. Negli ultimi anni ho avuto anche vicende personali molto faticose, molto dolorose e quindi non ho potuto fare i viaggi che avrei voluto. Vorrei andare anche in India... mi accontento per ora di vivere queste esperienze sui libri, che sono comunque dei viaggi fondamentali.

Altri autori molto amati?

U n altro autore che ho molto amato è Saul Bellow nordamericano. Il Sud America, la letteratura latinoamericana è stata un'altra avventura meravigliosa: Vargas Llosa, per esempio, primo fra tutti col suo Perù: La casa verde, La zia Julia e lo scribacchino, La città e i cani, La guerra della fine del mondo... Tra i sudamericani ho letto molto anche Isabel Allende.

E la poesia?

L a gente legge poco la poesia. Un libro di poesie, certo, bisogna metterlo sul comodino, leggerne ogni sera due o tre.. rifletterci. Devo dire che con il mondo della poesia lavoro spesso: ho molti recital di poesie e addirittura sono diventata molto amica di alcuni poeti e quella del verso è diventata una mia specializzazione professionale. Un'amicizia di cui mi vanto è quella con Mario Luzi.

Secondo lei la lettura del testo teatrale può dare le stesse emozioni di una messa in scena?

N o. Spesso è difficile anche per noi capire un testo alla lettura ci vuole un po' d'abitudine. Per esempio consiglierei per chi vuole leggere Goldoni di leggere prima le Memorie. Suggerirei anche testi di autori italiani contemporanei, più vicini al nostro "sentire". Ad esempio Atreus et Iliona (La Mongolfiera) di Michele Di Martino, un'opera scritta in versi e ispirata alla tragedia classica, o Marina e l'altro e La viola di Prato di Valeria Moretti, o ancora Curva cieca di Giuseppe Manfrini.
Un'anteprima: a maggio farò la regia di un romanzo di Maria Corti che si chiama L'ora di tutti che sto facendo adattare, su struttura di cantastorie, in versi e che metterò in scena con Officina Zoè, un gruppo musicale del Salento. Lo spettacolo parla dello sbarco dei Turchi a Otranto e soprattutto della capacità di questi piccoli uomini di essere "giusti" nell'ora destinata, quell'ora che capita a tutti prima o poi nella vita, come dice l'autrice, in cui ognuno può dimostrare a se stesso e agli altri di valere qualcosa. In quest'epoca in cui sembra che ognuno faccia a gara per fare la cosa sbagliata per comportarsi nel modo sbagliato e più scorretto, in quest'epoca in cui la scorrettezza paga, voglio parlare di comportamento giusto.

Di Giulia Mozzato


20 aprile 2001