Juan José Millás
L'ordine alfabetico

"Una volta quando avevo tredici anni, quattordici in realtà, perché mi pare di averli compiuti in quei giorni, mi successe una catastrofe immaginaria dalla quale sono ancora preso, o almeno mi sembra. Non sono riuscito a trovare un'apertura, una fessura, attraverso cui uscire nella realtà. Per questo non ho l'abitudine di consumare cose vere."

La fantasia non manca di certo a questo autore spagnolo, né la piena padronanza del linguaggio: ma costruire un libro su queste due abilità può apparire davvero prodigioso. L'ordine alfabetico è un romanzo che trae la sua forza dal potere creatore che le parole possiedono e dal gioco fantastico di trasposizione di ciò che è detto in ciò che avviene, tra verbalizzazione e realtà.
Esiste solo ciò che ha nome e se, per una qualche calamità, qualche lettera dell'alfabeto sparisce, anche l'oggetto nel cui nome quella lettera era presente, svanisce nel nulla: se non posso più pronunciare correttamente la parola "tavolo", tutti i tavoli non esisteranno più. Nello stesso tempo la caduta della "r" nella parola "amore" permetterà a una dolce fanciulla di nome "Laura" (ormai diventata "Laua") di corrispondere ai sentimenti del protagonista. Questa catastrofe lessicale avviene durante una grave malattia che Julio, il protagonista appunto, ha intorno ai quattordici anni, quando vede, nel delirio, animarsi i libri che fuggono dai loro scaffali e si librano nell'aria. Tutto viene a modificarsi: le scuole si chiudono, così come le biblioteche, le case cercano di trattenere i volumi più preziosi incatenandoli alle librerie, ma una forza incontenibile li strappa dagli scaffali e li fa volare in stormi colorati nel cielo, le persone si smarriscono nella città in vie senza nome. Dopo questo delirio, le cose però non rientrano nella norma, avviene appunto la caduta di qualche lettera con le conseguenze che abbiamo appena citato. L'unica strada per uscire dal caos è stabilire un nuovo ordine: l'ordine alfabetico appunto, ma così si avrà ugualmente un rovesciamento della realtà precedente in quanto, ad esempio, il "due" verrà prima dell'"uno", la "cena" precederà il "pranzo" e il "domani" l'"oggi".
Il padre di questo adolescente fantasioso (ma dove termina l'immaginazione e inizia la realtà?) è un uomo serio e meticoloso, amante della lettura (un'enorme enciclopedia viene costantemente consultata), ma soprattutto è uno studioso della lingua inglese, che per lui rappresenta la vera chiave del successo nel mondo contemporaneo.
Passano gli anni, Julio è diventato a sua volta padre e la vita familiare si svolge, come quella di ognuno, tra gioie e dolori, tra situazioni spiacevoli e fatica quotidiana. Ma l'esperienza traumatica dell'adolescenza, quella che nel libro viene sempre definita "catastrofe", ha lasciato delle tracce e il protagonista saprà utilizzare la sua fantasia per scorgere un altro aspetto delle cose, quel volto nascosto che gli uomini abitualmente non vedono; così potrà sorridere anche nei momenti peggiori e godere del mondo che la sua fantasia gli costruisce quando la realtà lo amareggia.
Questo romanzo di Juan José Millás, che è rimasto a lungo in testa alle classifiche di vendita spagnole, dimostra innanzitutto l'abilità dell'autore nel giocare con il linguaggio e la grande fiducia nella forza creatrice della parola, ma, oltre a ciò, vi è l'affermazione dell'importanza dell'immaginazione non solo per lo scrittore nel momento della composizione letteraria, ma anche per l'uomo comune, come sostegno fattivo nelle difficoltà della vita.


L'ordine alfabetico di Juan José Millás
Titolo originale: El orden alfabético

Traduzione di: Paola Tomasinelli
188 pag., Lit. 26.000 - Edizioni il Saggiatore (Scritture)
ISBN 88-428-0877-6




Le prime righe

PRIMA PARTE

In casa avevamo un'enciclopedia. Mio padre ne parlava come di un paese remoto, per le cui pagine ci si poteva perdere come per le strade di una città sconosciuta. Contava più di cento volumi, che occupavano un'intera parete del soggiorno. Era impossibile non vederla, non toccarla. Io stesso, a volte, aprivo uno di quei libri smisurati, dalla copertina nera, e leggevo la prima cosa che capitava con la speranza di ritrovarmi in un vicolo buio; ma sulla pagina vedevo soltanto piccole parole in successione, monotone come un interminabile corteo di formiche. Mio padre aveva un'ossessione per l'enciclopedia e per l'inglese. Quando diceva di andare a studiare inglese, significava che in casa stava per accadere una catastrofe che non c'entrava nulla con le lingue.
A quell'epoca, possedevo un talismano che mi aiutava a esaudire i miei desideri; si trattava di una minuscola scarpa di pelle, che apparteneva a un mio fratello che non arrivò a nascere: un aborto. Con l'interruzione della gravidanza, i miei genitori si erano liberati di tutto ciò che avevano comprato prima dell'evento, ma io ero riuscito a impossessarmi di quella scarpina dalle dimensioni di un ditale. Un giorno papà, arrabbiatissimo, me la prese e la buttò nelle immondizie.
"Non hai più l'età" disse "per credere nei talismani."
"E tu allora perché credi nell'inglese?"
Non rispose, ma cambiò espressione, come se avessi scoperto un segreto imbarazzante. Io, per vendetta, smisi completamente di interessarmi ai neri volumi dell'enciclopedia, e allora lui mi assicurò che se avessi continuato a non leggere, un bel giorno i libri sarebbero usciti di casa volando come uccelli, e saremmo rimasti tutti senza parole. Certe notti, quando andavo a letto, provavo a immaginare un mondo senza parole; supponevo di averle perse in ordine alfabetico, e che della A fossero rimaste da assassino in poi, così da restare senza aria,api,amministratori,abbreviazioni,armi,argani,anziani. Degli argani non m'importava, perché non sapevo cosa fossero, il brutto era che avevamo perso anche la luce dell'alba, le alghe e le Alpi, oltre all'Argentina e all'America. Una catastrofe naturale, insomma, il cui responsabile ero io.

© 2001, il Saggiatore


L'autore
Juan José Millás (Valencia 1946) è uno degli scrittori contemporanei più stimati e più letti. Ha pubblicato numerosi romanzi, tra cui Cerbero son las sombras, La soledad era esto, No mires debajo de la cama. Vive a Madrid, e al lavoro letterario alterna un'intensa attività giornalistica.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




27 aprile 2001