Filippo Tuena
La grande ombra

"Noi siamo la contraddizione."

Che Filippo Tuena fosse uno scrittore di qualità già si poteva capire dal suo precedente lavoro Tutti i sognatori, vincitore del Superpremio Grinzane Cavour nel 2000. Ma prendendo in mano La grande ombra rimaneva qualche perplessità: un romanzo sulla vita di Michelangelo, meglio, sugli ultimi anni della sua esistenza può essere dedicato a pochi, un po' "respingente" per chi non ami la narrativa biografica o il romanzo storico. E invece sin dalle prime pagine questa idea preconcetta svanisce, lasciando il posto a un entusiasmo crescente. È un romanzo biografico, senza dubbio, ed è una ricostruzione storica, anche, ma condotta con un ritmo appassionante e un andamento quasi da "giallo". Raccogliendo le testimonianze dei tanti che conobbero o frequentarono Michelangelo (da Leonardo Buonarroti a Vittoria Colonna, da Bartolomeo Ammannati a Benvenuto Cellini, a Giorgio Vasari, a Cosimo I e Francesco de' Medici, tra i tanti), Tuena ricalca i tempi e segue le regole di un'indagine. Piano piano scopriamo lati nascosti del carattere e della personalità anche artistica di Michelangelo. La sua passione per un giovane, ad esempio, intelligente e con velleità artistiche, ma soprattutto estremamente bello. Il rapporto tormentato con Cosimo I de' Medici. La voglia di isolamento, la necessità di "mascherarsi" fra la gente, di vivere in pace, magari in alloggiamenti più modesti di quello che le sue finanze gli avrebbero permesso di scegliere. Gli anni dell'esilio a Roma, nella piccola dimora di Macel de' Corvi, circondato da altri esuli in una "somma di solitudini". E la volontà di non tornare in patria, a Firenze, dove Cosimo l'attenderebbe speranzoso. Qui ruota il fulcro della storia: perché Michelangelo non vuol fare ritorno nella sua città, malgrado le offerte interessanti? Qual è il vero motivo del suo rifiuto? In una sorta di "uno, nessuno e centomila", Michelangelo è visto nelle mille sfaccettature della sua personalità, a seconda di chi l'ha incontrato, di chi l'ha conosciuto. A ognuno ha mostrato un lato del proprio carattere: con alcuni è stato straordinariamente gentile, con altri reticente, sfuggente, talvolta ostile. Ne emerge il ritratto (fondato sull'epistolario michelangiolesco) di un uomo tormentato e forte, intimamente e intellettualmente irraggiungibile.


La grande ombra di Filippo Tuena
289 pag., Lit. 28.000 - Edizioni Fazi (Le vele)
ISBN 88-8112-174-3




Le prime righe

LA DOMANDA

Cosimo I de' Medici, Granduca di Toscana

(Mi accompagnano nella sala delle udienze. Le finestre sono oscurate. Sul piano di marmi intarsiati di un tavolo a muro c'è un candelabro acceso. Il maestro di casa mi prega di non fare troppo domande, di limitarmi all'indispensabile. Annuisco. Aspettiamo in piedi. In fondo al salone c'è il trono. È vuoto adesso. Il Granduca tarda. Il Granduca è ammalato. Molto ammalato. Si stanca presto, dice il maestro di casa che mi accompagna. Lo assicuro che non gli rivolgerò che una domanda. Parlerò poi al segretario; chiederò a lui la corrispondenza, se il Granduca mi darà mai il permesso di consultarla. Dovrete comunque consultarla con il segretario, mi avvisa il maestro di casa, non è possibile avere accesso all'archivio mediceo senza l'assistenza del segretario del Granduca. Capisco, rispondo. Già, voi tutti dite che capite ma poi volete far di testa vostra. Offrite denaro agli impiegati dell'archivio perché vi mostrino le carte riservate, perché vi aprano gli armadi nascosti, perché vi svelino i segreti di stato. Non è un segreto di stato, questo. Ah, no? E che ne sapete voi di segreti? Che ne sapete di quello che accade nell'animo del Granduca, del perché fa una richiesta e con che spirito accetta anche un rifiuto, lui, l'uomo che ha conquistato uno stato e che viene secondo soltanto al Papa, all'Imperatore e ai Re?)

(È un valletto di palazzo che lo precede, battendo sul pavimento una gran mazza di legno intagliato e dorato. Il Granduca, annuncia gridando. Il maestro di casa si irrigidisce e china il capo. Mi fa cenno di fare altrettanto. Ma io voglio vedere il vecchio. Com'è ridotto. E lo vedo. Cammina appoggiandosi a un bastone. Il valletto lo sostiene. Si trascina. Trascina dietro di sé un gran mantello ornato d'ermellino. Non porta la corona, ma sul petto luccicano l'oro e gli smalti del collare del Toson d'Oro. Ha la bocca socchiusa. Il labbro inferiore pende. Sembra un ebete. La bava gli scende dalla bocca. Un filo sottile. Il valletto gli pulisce il mento. Il capo è piegato da un lato. Ha una spalla scesa. Tutta la parte sinistra del corpo s'è come rinsecchita. Sembra appartenere a un altro, a un altro se stesso, ma più striminzito, piccolo piccolo.


© 2001, Fazi Editore


L'autore
Filippo Tuena è nato a Roma nel 1953. Nel 1999 ha scritto Tutti i sognatori, vincitori del Superpremio Grinzane Cavour per la narrativa italiana.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




20 aprile 2001