Manuel Vázquez Montalbán
Marcos: il signore degli specchi

"Se non puoi avere ragione e forza, scegli sempre di avere ragione e lascia al nemico la forza. In molti combattimenti, la forza può uscire vittoriosa, ma la lotta nel suo insieme è vinta solo dalla ragione. Il potente non potrà mai avere ragione con la forza, ma noi possiamo sempre ottenere forza dall'aver ragione."

La nascita di un mito, il sorgere di un nuovo simbolo: la figura del subcomandante Marcos ha rappresentato, negli ultimi anni, tutto questo. Un passamontagna nero da cui emergono solo gli occhi scuri, l'uso di internet e dei nuovi media per lanciare al mondo il proprio messaggio, un passato misterioso e un linguaggio del tutto inconsueto, sono tutti elementi dal forte fascino che hanno saputo costruire intorno alla figura di Marcos quell'aura che oggi nessun uomo pubblico possiede. Manuel Vázquez Montalbán fa precedere questo libro-intervista da alcuni capitoli introduttivi in cui si esamina non solo la figura del subcomandante, ma la novità politica, anzi storica, della battaglia aperta dalle popolazioni indigene del Chiapas.
Il tentativo di screditare i principali interpreti delle rivendicazioni indios, Rigoberta Manchù, Samuel Ruiz e Marcos, da parte della stampa conservatrice occidentale è naufragato grazie alla controinformazione (come ad esempio il sito http://mexico.indymedia.org/) diffusa da tutti i computer del mondo, che smentiva le false notizie fatte volutamente circolare attraverso libri e giornali.
La parte centrale del volume consiste nell'intervista vera e propria, anzi nel dialogo tra Vázquez Montalbán e il subcomandante, in quanto anche la parte riservata all'autore è ampia e articolata. Vengono spiegate le peculiarità di una rivoluzione che non aspira alla conquista del potere (è l'unico caso nella storia dell'umanità), ma si batte per conquistare giustizia e uguaglianza; che non pensa che la forza sia l'arma vincente, anzi crede che il nemico (il liberismo) verrà sopraffatto dalla sua stessa forza; che considera un arricchimento il confronto con altre civiltà e culture, ottenuto attraverso i giovani che accorrono nella selva Lacandona da tutti i paesi del mondo a sostenere le rivendicazioni dell'Ejército Zapatista de Liberación Nacional (EZLN). Questa anomalia nasce da una capacità di lettura della realtà superiore, fatta "oltre lo specchio", un po' come Alice che supera le barriere dei sensi e penetra nel mondo che si nasconde appunto "dietro lo specchio".
È di quest'ultimo periodo l'impresa più grande compiuta dagli zapatisti: la marcia che ha visto migliaia di indios attraversare il Messico e arrivare nella capitale per dialogare con il presidente Fox e discutere gli accordi di San Andrés. Marcos ha condotto le trattative col Congresso, ma si è sempre dichiarato "portavoce", mai vera autorità e anche il suo anonimato, il mistero della sua persona aumentano questo ruolo di pura rappresentanza di un popolo che fino ad oggi non ha mai avuto volto, peso, identità appunto.
L'ultima parte del libro oltre a un "Dizionario zapatista", vede una serie di documenti (lettere, testi, interviste) che completano il quadro generale.
Un libro nato da due lettere inviate dal subcomandante Marcos a Manuel Vázquez Montalbán e a Pepe Carvalho (il disincantato protagonista di tanti libri dello scrittore catalano) che si trasforma via via in un testo di storia contemporanea e di dibattito politico su come è possibile affrontare la globalizzazione guardandola dalla parte dei deboli.


Marcos: il signore degli specchi di Manuel Vázquez Montalbán
Titolo originale: El senõr de los espejos

Traduzione di: Hado Lyria
XV-278 pag., Lit. 29.000 - Edizioni Frassinelli (Noche oscura saggistica)
ISBN 88-7684-643-3




Le prime righe

E Marcos entrò
a Città del Messico

Esistono rivoluzioni che si stancano di se stesse, e qualcosa del genere è capitato alla Rivoluzione messicana. Dopo settant'anni al potere, il Partito Rivoluzionario Istituzionale lo conserva ancora mediante sistemi democratici discutibili. Dittatura perfetta, è così che Vargas Llosa volle chiamare un sistema che si serviva delle urne per ratificare formalmente l'egemonia sociale, politica, economica, strutturale del partito al potere e delle oligarchie da esso rappresentate. Così perfetta che, a quanto pare, si è permessa qualche broglio di tanto in tanto per sbarrare la strada ad alternative come quella a suo tempo rappresentata dal candidato della sinistra Cárdenas, vincitore delle elezioni: una vittoria seppellita nei calderoni dell'onnipotente PRI. Un PRI che ora non è stato sconfitto dalla sinistra ma dalla destra, lasciando in piedi una situazione segnata dalla stessa evoluzione del partito battuto. Elettoralmente escluso, il PRI continua a essere una formazione politica fortissima, sia per i risultati elettorali, sia per il suo inserimento nel tessuto sociale di tutto il paese. Il partito vincente è in difficoltà non solo per la forza sociale e clientelare del partito perdente, ma anche per via dei focolai guerriglieri, in particolare quelli degli Stati di Guerrero e Chiapas che avevano atteso il risultato delle elezioni prima di decidere le loro mosse.
Nelle mie conversazioni con il subcomandante Marcos, si era parlato di una certa sospensione strategica che consentisse di verificare la crisi del PRI e se la battaglia della modernità sarebbe stata ripresa da questo partito subito dopo le elezioni del luglio 2000, o se tale bandiera sarebbe passata in altre mani. Ormai questo è accaduto, e non è passata precisamente nelle mani del candidato più propenso a trovare una soluzione patteggiata con i focolai ribelli. Eppure, ogni scommessa sulla modernità ha il suo lato d'ombra. Modernità e 10 milioni di indigeni, modernità e corruzione, modernità e migliaia di "spalle bagnate" che tentano di attraversare il Rio Grande in cerca degli Stati Uniti, modernità e mordida (tangente), due parole che cominciano con la "emme" e caratterizzano un modo di fare e non fare politica.

© 2001, Edizioni Frassinelli


L'autore
Manuel Vázquez Montalbán è nato a Barcellona nel 1939. È autore di testi di poesia e narrativa, espressioni artistiche e di un fortunato ciclo di polizieschi. Saggista e giornalista è tra i più acuti osservatori dell'evoluzione morale e civile della società spagnola e latinoamericana. Tra i suoi libri: Lo scriba seduto, Calcio, E Dio entrò all'Avana, Città-Ciudad, Il fratellino, Il premio, L'uomo della mia vita, Quintetto di Buenos Aires, O Cesare o nulla, Storie di fantasmi.
Nel 1996 ha ricevuto il Premio Nacional de las Letras e nel 2000 il premio internazionale Grinzane Cavour, entrambi per l'insieme della sua opera. Nella pagine di Café Letterario troverete anche una sua intervista

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




20 aprile 2001