Beatrice Benelli
Avanzi di balera
Storia e storie del mondo del ballo

"Si impara molto in balera; si impara a conoscere se stessi e il proprio genere (i ruoli sessuali e relativi comportamenti sono tutti lì, agiti e studiati al ritmo dei samba e di mazurka); si impara a fidarsi e a diffidare; ci si abitua a osservare e a essere osservati; si apprende a osare e a ritirarsi al momento giusto."

Una psicologa a parlare di danza, potrebbe far pensare a chi, in modo astratto, si sia soffermato ad analizzare l'importanza che tale attività possa svolgere sulla psiche degli uomini. Niente di tutto ciò, o almeno non solo questo: Avanzi di balera è un saggio scritto da un'appassionata, da una persona che non si sente esterna al mondo della balera, ma che ha scoperto attraverso l'esperienza personale quanto la danza sia un passatempo affascinante, sia metafora di rapporti umani complessi e come permetta all'individuo di sprigionare le proprie peculiarità e di superare alcuni complessi.
Le sale da ballo sono frequentate da vari tipi di umanità, accomunati da alcune caratteristiche: l'età media è diversa a seconda del locale frequentato. In alcuni di questi lo scopo principale non è ballare, ma "allargare la rete degli incontri" e i frequentatori hanno un'età che varia dai quaranta ai cinquant'anni; i locali in cui si balla il liscio tradizionale sono invece popolati da una fascia d'età superiore (anche se recentemente alcuni giovani tra i venti e i trent'anni hanno deciso di praticare questo genere di balli); le discoteche hanno abitualmente, come è noto, utenti molto giovani. Divertente è la notazione dell'autrice che invita le quarantenni a non frequentare questi locali "giovani" che potrebbero provocare in loro una forte depressione, nata dall'amara constatazione di essere ormai "fuori gioco" se rapportate alle esili e flessuose fanciulle che popolano tali luoghi. Evidentemente le aspettative dei vari tipi "da balera" sono molto diverse tra loro, relative all'età e al sesso, e c'è inoltre una differenza anche tra le motivazioni esplicite e quelle inconsce: difficilmente gli uomini dichiareranno che vanno cercando diversivi eccitanti e ancor meno le donne ammetteranno la speranza di un'avventura, eppure entrambi i sessi non rifuggono da tale sotterranea attesa. Proprio questo rende in realtà paritario il rapporto che, nella pratica della danza, vede invece una specie di sottomissione puramente "tecnica" del sesso femminile a quello maschile. Tale subordinazione (chi "guida" è l'uomo) può apparire un piacevole diversivo, un "lasciarsi andare", per tutte quelle donne che nella realtà quotidiana sono caricate da anche troppe responsabilità e impegni.
Interessante è l'analisi che la Benelli fa delle mogli dei frequentatori delle balere, mogli che restano a casa se gli habitué sono all'80% sposati ma vanno nei locali da soli. Tali considerazioni sono dedotte dalle testimonianze dei mariti, spesso però considerate "tendenziose" dall'autrice: di certo andare a ballare può essere una forma di compensazione di un rapporto insoddisfacente oppure la riprova di un legame solido e libero che ammette qualche "deviazione" ahimè solamente maschile. Divertente è il comportamento imbarazzato di questi uomini quando arriva il momento in cui cessa la "libera uscita" (mezzanotte circa), e anche il "galateo" imposto dal ballo e dal momentaneo rapporto della coppia che si è formata in sala appare, almeno a chi non frequenta questi locali, pieno di tenera ingenuità.
Il saggio, che si rivolge a vari tipi di lettori, è serio e leggero nello stesso tempo (in fondo come dovrebbe essere ogni buon ballerino) e soprattutto fa sorgere una gran curiosità di sperimentare di persona l'avvincente passione della danza.


Avanzi di balera. Storia e storie del mondo del ballo di Beatrice Benelli
216 pag., Lit. 22.000 - edizioni il Mulino (Intersezioni)
ISBN 88-15-08082-1




Le prime righe

Introduzione

Balera e vita, vita di balera

Scendiamo in pista!

Questo volume vuole essere un elogio del ballo in tutti i suoi aspetti: fisici, estetici, psicologici e sociali; un'analisi semi-seria - si è detto - ma autentica e vissuta delle implicazioni soggettive e individuali dell'arte di ballare, delle connotazioni sociologiche e delle origini storiche di quei tanti e diversi balli che tutti abbiamo sicuramente eseguito - anche se magari per una sola volta - o provato ad eseguire. Vuole essere una testimonianza di quella parte di vita che si svolge, a suon di musica e a passo di danza, nelle tante sale da ballo, grandi o piccole, raffinate o un po' volgari, tradizionali o moderne, che costellano le nostre campagne e le nostre città.
Lo scopo delle considerazioni, delle descrizioni, degli episodi presentati è quello di far ritrovare un'atmosfera amata a chi non frequenta più i locali da ballo, magari per invogliarlo (o invogliarla) a ritornarvi; è quello di informare e preparare psicologicamente chi ne è incuriosito ma non osa affrontarli; di incoraggiare e "irrobustire" chi ha intenzione di avventurarsi in questo multiforme e complesso mondo notturno. Si tratta quindi di un misto di consigli "in diretta" e di considerazioni a posteriori; di ricordi reali e di previsioni di eventi possibili. Sono solamente spunti di riflessione rivolti a tutti ma soprattutto alle donne, sia perché la percezione di quanto accade in balera - da parte di chi scrive - è inevitabilmente al femminile, sia per solidarietà di categoria, dato che, come si vedrà, si tratta di un contesto in cui è opportuno conoscere bene e al più presto le regole del gioco.
Questo volume è, comunque, dedicato a tutti coloro che amano ballare, ma che amano ballare "sul serio", cioè quei balli tradizionali che vanno genericamente sotto il nome di "liscio", cui si aggiunge in realtà tutta una varietà di stili, come lo swing di origine nordamericana o i balli provenienti dal Centro e Sudamerica.

© 2001, il Mulino


L'autrice
Beatrice Benelli insegna Psicologia dello sviluppo del linguaggio e della comunicazione nella Facoltà di Psicologia di Padova. Tra i suoi libri Lo sviluppo dei concetti del bambino. Quando Fido diventa un animale.

Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




20 aprile 2001