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Roberto De Simone

Autore tra i più interessanti della drammaturgia italiana contemporanea, De Simone è anche compositore, musicologo, regista e studioso di tradizioni popolari. È stato Direttore artistico del Teatro San Carlo di Napoli e del Conservatorio statale di musica San Pietro a Maiella. Oltre al suo lavoro teatrale, De Simone è noto per aver fondato la Nuova Compagnia di Canto Popolare. Quali sono i suoi interessi letterari?


Si considera un buon lettore?

I o adoro leggere.

Quanta parte delle sue letture si ritrova nella sua pagina scritta?

L eggendo tantissimo non posso dire che non si ritrovi nulla. Ma quando scrivo cerco di dimenticare ciò che ho letto, anche le ricerche che ho fatto per realizzare un testo.

Quali sono stati i suoi "maestri" dal punto di vista letterario?

N on posso non citare Rabelais e Gargantua e Pantagruele, oppure Le metamorfosi di Ovidio. Avendo sempre avuto la passione della lettura mi vengono in mente gli autori più disparati: Giambattista Basile, Alessandro Manzoni, Wedekind per il teatro, oppure Shakespeare per tutta la tragedia classica...

La sua opera teatrale si rifà spesso alla tradizione orale. Quali possono essere i riferimenti letterari?

H o parlato di Giambattista Basile perché può considerarsi il fondatore di questa letteratura che fa capo a una lingua napoletana "letteraria" che è un misto di toscano, napoletano, italiano: una lingua colta che ha avuto una tradizione teatrale di circa tre secoli. È sparita con l'Unità d'Italia, quando le nuove teorie unitarie volevano che le espressioni che riguardavano il "popolare" si riferissero a una specifica classe sociale: è l'epoca del romanticismo e, successivamente, di quello che è stato il movimento dell'italiano manzoniano... per cui anche a Napoli ci si è riferiti al parlato.

Il testo teatrale. Abbiamo presentato sulle nostre pagine, l'edizione Einaudi dei suoi testi. Secondo lei il teatro si può leggere provando il medesimo piacere che dà la rappresentazione?

L a natura del teatro è quella della rappresentazione, per cui un autore, quando scrive per il teatro lo fa "sentendo" le battute che scrive e magari immaginando un attore ideale che poi non troverà mai. Scrivendo il dialogo come noi autori lo "sentiamo", cioè con un'intonazione, dobbiamo assolutamente presupporre che nessun attore potrà mai recitarlo in quel modo. La connotazione letteraria permette in un certo senso la godibilità del testo teatrale nella visione della sua vera natura. Ci sono tipi di teatro più connotati letterariamente, come ad esempio quello di Shakespeare, altri legati invece all'azione come per lo stesso Goldoni, oppure per Pirandello. Bisogna scegliere una via di mezzo che possa servire come stimolo; una formula che delimiti la "teatrabilità" del testo teatrale, mantenendone una struttura che comunque deve essere completata dal corpo vivo dell'attore, come dice Carmelo Bene.

Cosa sta leggendo in questi giorni?

S to leggendo delle bellissime cose di Adorno e di uno scrittore contemporaneo che ha pubblicato un saggio sul rito e il paese dei balocchi, la mitologia, la storia, in riferimento a filosofi come Adorno o Benjamin.

Le piace leggere testi filosofici?

N on sempre devo dire. In questo periodo mi interessa perché la storia e il rito visti attraverso il gioco, attraverso la rappresentazione ritualizzata ecc. mi riguardano molto strettamente.

Di Giulia Mozzato


6 aprile 2001