Salvatore Di Giacomo
Rosa Bellavita
e altri racconti

"Ella, stordita, si lasciava tirar tutto di bocca, e raccontava, appoggiata al manico della granata, gesticolando in mezzo alle donne di cui la curiosità volgare appariva sulle facce sparute e che s'urtavano coi gomiti, commentando silenziosamente a modo loro."

Nel grande calderone della letteratura napoletana troviamo classificate opere di genere quanto mai vario. Ma alcuni scrittori rappresentano un punto di riferimento costante: creano un filo rosso che attraversa le epoche storiche e incide sulla contemporaneità e sul lavoro degli autori che li seguono, anche a distanza di molti anni. Uno di questi è indubbiamente Salvatore Di Giacomo, uomo dell'Ottocento ma scrittore senza confini temporali. Celebre come poeta dialettale, Di Giacomo si è dedicato anche alla prosa, con successo. C'è tutta l'iconografia classica napoletana nelle sue pagine: la vita comunitaria dei "bassi" e delle case sempre aperte sul ballatoio, la chiacchiera tra comari, il pettegolezzo, le abitazioni affollate e caotiche come le strade. E ancora la furbizia, la scaltrezza del popolino usata contro il potere ma anche per sopravvivere nel proprio ambiente sociale. E i sentimenti intensi, passionali, viscerali che portano a scelte estreme, a comportamenti "sopra le righe" a scene plateali da "rappresentare" sia nell'intimità della famiglia che negli spazi collettivi.
Ventidue dei venticinque testi di Di Giacomo sono tratti dalle raccolte Novelle napolitane (1914) e L'ignoto (1920). Il più celebre tra questi è forse Assunta Spina (1888), che ricordiamo (una fra tutte) impersonata splendidamente da Lina Sastri in una delle tante messe in scena che questo fortunato testo ha contato negli anni. È la storia, semplice e tragica, di una donna ferita che non riesce a frenare la sua immensa rabbia. Situazione per certi versi analoga a quella rappresentata nel racconto Rosa Bellavita (1886) che dà il titolo alla raccolta. La figura della protagonista è un piccolo capolavoro di furbizia e ingenuità mescolate indissolubilmente: tra maldicenze e pettegolezzi Rosa si vendica molto in fretta del torto subito dal marito...
Per quel che concerne i racconti "inediti" contenuti nel volumetto, possiamo brevemente elencarli: La novella Nennella, mai più ripubblicata né rivista da Di Giacomo, è tratta dalla raccolta omonima uscita presso l'editore milanese Quadrio nel 1884. È la triste storia di una famiglia povera e infelice per la quale "la disgrazia ch'era entrata nella casa non sapeva trovar più la via dell'uscio". Completamente inedita invece la novella Avventura napolitana, (apparsa solo sulla "Cronaca rosa. Rivista della Domenica" nel numero del 18 maggio 1884), in cui la miseria colpisce due giovani e li segna persino nell'attimo dell'innamoramento. La locanda della "Rosa", ultima tra le storie meno conosciute, uscì nel 1896 nel volume Celebrità napoletane e fu ripubblicata da Mondadori in Evocazioni e prose d'arte nel 1946. È un racconto brevissimo incentrato sulla malsana locanda del titolo: una denuncia del degrado e della sporcizia di un luogo pubblico, ampiamente tollerati dalle autorità comunali.


Rosa Bellavita e altri racconti di Salvatore Di Giacomo
Introduzione e cura di Toni Iermano
308 pag., Lit. 24.000 - Edizioni Avagliano editore (Il Melograno)
ISBN 88-8309-068-3




Le prime righe

ROSA BELLAVITA


Tacevano quelle due donne, sul ballatoio del terzo piano, come se meditassero sulle ultime loro parole. Ancora la narratrice, Rosa Bellavita, sospirava, conserte le braccia, le labbra strette, lo sguardo doloroso perduto nel vuoto. Donna Fortunata Marino pensava alla confidenza che le era stata fatta, e dalla balaustra non levava gli occhi intenti, e batteva leggermente col manico del ventaglio nella mano spiegata, ricca d'anelli.
- Ditemi voi, - ruppe il silenzio quell'altra - consigliatemi voi, per l'amore che portate alle vostre creature. Vi pare vita, la mia, che possa continuare a questo modo?
- È una pena... - mormorò la Marino, compassionando.
- E dite. Che posso fare?
Quella cercava nel copioso corredo di consigli che aveva pronti per tutte le occorrenze.
Il ventaglio chiuso seguitava a picchiar nella mano.
- Gesù! - esclamò improvvisamente. - Sentite voi che cattivo odore?
Rosa Bellavita, con gli occhi lagrimosi, si volse intorno, fiutando, per conoscere da dove l'odore venisse. La Marino, vinta dalla nausea, stringeva tra il pollice e l'indice le pinne nasali e torceva il muso.
- Lo sentite?
Allora Rosa s'affacciò sulla balaustra, guardò in giù, al terzo piano. Là, in un angolo, si ammonticchiavano rifiuti d'ogni sorta, su' quali roteava un nugolo di mosche avide, in attesa che fossero sazie le prime arrivate. Il caldo era forte; da quelle immondizie saliva un lezzo di lische in putrefazione, di rimasugli di pesce fradicio.
- Gesù! - fece Rosa.
- Sono i Gambardella, della Pietra del Pesce. Mangiano pesce ogni giorno. Siccome l'hanno per niente!
- Donna Fortunata mia, che ci pensa? Io? Or voi li conoscete i guai miei. Non capisco più nulla, ho perso financo il sapore del pane!
La Marino si faceva vento. Un fiocco di velo crespo le si gonfiava sul petto, sotto la gola. Rosa Bellavita, in gonnella e ciabatte, con una mano sulla chiave che veniva fuori, per la toppa, dall'uscio, con l'altra che frugava nella saccoccia del grembiale tra gli spiccioli e il ditaletto, lo sguardo chino, aspettava.

© 2001, Avagliano editore


L'autore
Salvatore Di Giacomo (Napoli 1860-1934), fu studente in medicina, ma poi, terrorizzato dalle lezioni di anatomia, preferì dedicarsi al giornalismo. Considerato dalla critica tra i più raffinati poeti dialettali della nostra storia letteraria, Di Giacomo fu finissimo narratore nonché drammaturgo, storico dell'arte e della musica, bibliofilo ed erudito. Tra le sue opere: Pipa e boccale, Novelle napolitane, L'ignoto, Teatro, Luci ed ombre napoletane, Domenico Morelli, Vincenzo Gemito, Lettere a Elisa.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




13 aprile 2001