Giorgio Montefoschi
Il segreto dell'estrema felicità

"Ottobre, a Roma, è crudele. Il cielo limpido, alto, il caldo, le foglie nei giardini, illudono chi pensa che questa luce possa durare per sempre. Invece, preparano la sua scomparsa. È così."

Le stagioni che si susseguono, la città che cambia colori e luci, e gli uomini, fingendo azioni, sentimenti e avventure, si illudono di vivere. La realtà, dominata da questo "falso movimento", prospetta in fondo solo l'ipotesi di una estrema felicità che viene cercata dagli uomini e dalle donne nei rapporti e nei contatti più intimi, ma che è impossibile raggiungere se non per pochi attimi.
La storia vede due ragazzi innamorati, Luca e Nora, all'interno di una normale realtà borghese romana. Il legame tra loro è così forte, l'intensità delle emozioni tanto esigente che la ragazza ne resta sgomenta e coglie in un trasferimento della sua famiglia l'occasione per un abbandono e un distacco quasi incomprensibili. Luca circondato dall'affetto, forse opprimente, dei suoi familiari supera il momento terribile del rifiuto e prosegue la sua vita. Avrà una relazione appassionata con una giovane donna sposata, Letizia, vittima della brutale gelosia di un marito da cui si allontana per darsi completamente all'amore per Luca che per lei rappresenta la felicità. Ma questa storia così come un'altra vicenda sentimentale intrecciata dal ragazzo con una donna bella e furba, Silvia, non riusciranno mai a togliere dalla sua testa e dal suo cuore quell'amore giovanile.
Improvvisamente, così come era sparita, Nora ritorna e subito l'amore tra i due ritrova l'intensità di un tempo. Anzi, i vent'anni di separazione sono stati la riprova della solidità del sentimento, di un legame che davvero li teneva stretti in modo indissolubile. In quei momenti di unione ritrovata i due intuiscono la possibilità di una "felicità estrema": ormai è il loro amore a dominare, ma ciò che spezzerà in modo crudele quella speranza sarà indipendente dalle scelte individuali e impossibile da controllare.
Intorno ai personaggi scorrono le stagioni: il tepore primaverile, il caldo estivo, la violenza delle piogge autunnali e il freddo delle brevi giornate invernali ritmano l'intera storia. Ogni evento narrato è incastrato in una cornice temporale precisa, così come con estrema attenzione vengono osservati i gesti, gli abiti, gli oggetti che circondano i personaggi quasi come se esistesse la necessità di dare concretezza al vivere attraverso le cose.
Non è possibile, non su questa terra almeno, raggiungere in modo duraturo la felicità e il protagonista, nell'ultima parte del libro, chiede altrove, a un Dio sentito fino a quel momento lontano, quell'estrema felicità di cui, solo per un attimo, aveva intuito la pienezza.
Nel romanzo la spiritualità e la fisicità cercano un difficile equilibrio, la caducità dei rapporti si contrappone alla durata del sentimento che non ha necessariamente bisogno della presenza dell'oggetto amato per consolidarsi e il pessimismo dell'autore, sulla possibilità di realizzazione dei desideri umani, si scontra con la ricerca costante di una pace interiore che alla fine, in modo del tutto inaspettato, ognuno forse può raggiungere.


Il segreto dell'estrema felicità di Giorgio Montefoschi
267 pag., Lit. 30.000 - Rizzoli editore (La Scala)
ISBN 88-17-86696-2




Le prime righe

Parte prima

LA LUCE DELLA LUNA

I


"Tu, a messa non vai mai", disse Augusto Simoncelli a suo figlio Valerio, guardando il soffitto - però a voce abbastanza alta da essere udito.
Più per impazienza che per dovere, Valerio Simoncelli si alzò dalla sedia che lo aveva ospitato in quella decina di minuti di permanenza nella stanza - interrotti dai colpi di tosse - e venne accanto al divano.
"Come fai a dire che non vado mai a messa?" sapendo di mentire, mormorò.
"Vado sempre da solo."
"Vuoi che venga con te?"
Un movimento impercettibile stirò le labbra dell'uomo disteso sui cuscini. Aveva la nuca poggiata sul bracciolo duro; il colletto della camicia sbottonato; la cravatta allentata; un paio di bretelle larghe a sorreggere i pantaloni di grisaglia chiara; la pelle del viso leggermente arrossata; i capelli bianchi, corti, sporgenti sulla fronte nell'indocile ciuffo. Prima di compiere il mezzo giro che lo avrebbe condotto alla poltroncina di cuoio scuro, Valerio esitò.
Erano le sette. Attraverso la finestra spalancata sul balcone, davanti alla quale era sistemato il divano, entrava la tiepida aria di maggio - insieme al forte profumo di glicine, proveniente dalle spalliere rampicanti di via di Sant'Anselmo, via di Santa Sabina. Sul tavolo di legno massiccio, usato come tavolo da lavoro, i faldoni dei collaudi che il Ministero dei Lavori Pubblici, un tempo Ufficio del Genio Civile, continuava a chiedere - benché raramente, oramai - all'ingegner Augusto Simoncelli, erano accatastati in ordine cronologico a fianco della vaschetta con le gomme per cancellare, le matite, le penne. Sul ripiano di marmo rossiccio del comodino, venato di giallo, due tubetti di monetine da dieci e cinque lire, strette nella carta del giornale, giacevano accanto al messale, sopra al quale erano depositati gli elastici piatti, usati per fermare poco più su del gomito le maniche troppo larghe e lunghe della camicia, e non far pendere il polsino oltre la giacca. Dal piccolo comò, lo sguardo femminile al quale il compagno di una vita era solito rivolgersi, trattenendo al mento la mano, fuggiva oltre i vetri nel crepuscolo del colle Aventino. Le pantofole spuntavano dal bordo del letto.

© 2001, Rcs libri


L'autore
Giorgio Montefoschi è nato a Roma nel 1946. Ha scritto Ginevra, Il Museo Africano, L'amore borghese, La felicità coniugale, La terza donna, Lo sguardo del cacciatore, Il volto nascosto, La porta di Damasco, La casa del padre, Il volo, Non desiderare la donna d'altri, Quando leggere è un piacere. Passione e sentimento amoroso nei grandi libri.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




13 aprile 2001