Marco Tullio Giordana
Claudio Fava
Monica Zapelli

I cento passi

"Ma noi non siamo a Parigi, non siamo a Berkeley. Non siamo a Goa, a Woodstock o sull'isola di Wight. Siamo a Cinici, Sicilia. Dove non aspettano altro che il nostro disimpegno, il rientro nella vita privata... per questo ho voluto occupare simbolicamente la Radio: per richiamare la vostra attenzione."

Leone d'oro per la miglior sceneggiatura al festival di Venezia, ora vincitore di quattro David di Donatello (praticamente l'Oscar italiano) attribuiti alla sceneggiatura, al miglior attore protagonista, a quello non protagonista e ai costumi; inoltre vincitore di un riconoscimento speciale assegnato da cinquanta scuole superiori, il premio David Scuola: questi i successi di I cento passi. La sceneggiatura, pubblicata nelle edizioni economiche Feltrinelli, dovrebbe essere letta e riletta da tutti coloro, e sono davvero molti, che hanno visto il film, che si sono appassionati alla storia, che si sono indignati, che insomma hanno reagito a quanto appariva sullo schermo, che era accaduto nella realtà e non aveva ancora avuto piena giustizia.
I tre sceneggiatori, (un regista con una forte vocazione civile, un giornalista dalla storia personale e politica segnata tragicamente dalla lotta antimafia, una giovane sceneggiatrice forte della sua passione e della sua preparazione culturale e sociale) hanno lavorato con serietà e impegno davvero particolari: hanno scritto e riscritto il testo per ben diciassette volte (lo hanno dichiarato loro stessi), si sono documentati a fondo, sia intervistando coloro che erano stati coinvolti direttamente o indirettamente nella vicenda, sia cercando, come veri investigatori, documenti utili a suffragare la tesi, che il film afferma, dell'attentato mafioso ai danni di Giuseppe Impastato.
Il testo non appare frammentario e di difficile lettura, come spesso capita per le sceneggiature, ha invece una sua pienezza narrativa, e le didascalie che accompagnano i dialoghi riescono a ricostruire l'ambiente in cui si svolge la scena con grande ricchezza di particolari, con notazioni psicologiche e brevi commenti che facilitano il coinvolgimento intellettuale ed emotivo del lettore.
La vicenda, già trattata da Fava in un suo precedente libro, Sud, è storia: Peppino Impastato, un ragazzo di Cinisi, figlio di un piccolo imprenditore legato al clan Badalamenti, fin da ragazzino dimostra un atteggiamento di rottura con la cultura paterna, si scontra con duramente lui, entra in contatto con i partiti politici della sinistra e approda a una coscienza politica sempre più lucida e oppositiva. Nel 1976 fonda un circolo culturale che raccoglie alcuni ragazzi dell'intera zona e nel 1977 apre Radio Aut che si trasforma velocemente in amplificatore delle denunce e della battaglia contro la mafia e in particolare contro il clan Badalamenti. La cosa diventa intollerabile e la sua voce viene messa a tacere con una carica di tritolo.
La morte di Peppino avviene nella notte tra l'8 e il 9 maggio 1978 e coincide, nella data, col ritrovamento del corpo di Aldo Moro, fatto gravissimo che distrae l'opinione pubblica dal "caso Impastato", così hanno buon gioco i legami mafiosi con le autorità locali a dirottare le indagini: la morte di Peppino viene rubricata come incidente occorso ad un maldestro attentatore o, addirittura, come il suicidio di un ragazzo esaltato, sconfitto nella propria inconsulta azione di delazione nei confronti di persone per bene. Solo vent'anni dopo, grazie anche a un nuovo movimento di opinione, alla diversa situazione politica e all'azione di persone come Claudio Fava, il caso è stato riaperto ed è proprio di questi giorni la sentenza che condanna mandante e esecutori di quell'efferato delitto.
Il successo avuto dal film e da questa sceneggiatura (così dura ed esplicita nella denuncia) mostrano il peso che l'intellettualità può avere nella formazione delle coscienze e riaprono la strada ad una cultura di matrice civile che in Italia ha avuto, in passato, un ruolo fondamentale, ma che negli ultimi anni si era dimostrata stanca o totalmente assente.


I cento passi di Marco Tullio Giordana Claudio Fava Monica Zapelli
Pag. 151, ill., Lire 12.000 - Edizioni Feltrinelli (Universale Economica Feltrinelli n.1650)
ISBN 88-07-81650-4




Le prime righe

SCENA 1
Cinisi - casa Impastato [intero giorno] - primi anni sessanta

Una donna armeggia intorno ai figli. Pallida, bruna, poco appariscente. Avrà quarant'anni. Gesti rapidi, decisi. Nessun inutile indugio, nessuna lentezza rituale. È Felicia Impastato:

FELICIA
E adesso il cravattino... i capelli Giovannuzzu, vieni qui che te li sistemo...

Peppino e Giovanni sono uno di fianco all'altro, quasi sull'attenti. Rigidi nel vestito della festa: scarpette di vernice, pantaloncini corti, giacchetta, cravattino. Giovanni avrà sei anni. Peppino una decina: aria seria, capelli lisci con la riga da una parte. Giovanni li ha addirittura stirati da una molletta di ferro...

Entra nella stanza un uomo sui quarantacinque. Portati male. Pochi capelli impomatati, fisico tarchiato, sguardo sbrigativo. Ha un vestito nuovo di zecca. È Luigi Impastato:


LUIGI
Allora... siamo pronti?

Guarda i bambini con compiaciuto orgoglio maschile. Poi qualcosa lo contraria, improvvisamente si rabbuia. Avvicinandosi a Giovannino:

LUIGI
E questa cos'è?! A Giovannino me lo fai uscire con la molletta?!

La strappa dai capelli di Giovanni. Ora si avvicina a Peppino, gli mette una mano sotto al mento per tirargli su la testa. Un gesto che vorrebbe essere affettuoso, ma che risulta invece brusco, sgraziato:

LUIGI
La poesia l'hai imparata? Tutta? Non è che mi fai fare brutte figure?

SCENA 2
Baglio di zio Cesare - campagna [esterno mattino] - primi anni sessanta

Una vecchia Giardinetta Fiat s'inerpica lungo uno sterrato. Sullo sfondo un baglio (masseria) di grandi dimensioni domina la vallata...

SCENA 3
Baglio di zio Cesare - la corte [esterno giorno]
La nobile costruzione troneggia sulla campagna. Un corpo centrale dal quale si tendono due ali a cintare il perimetro dell'immensa corte; al centro un pozzo medievale. Altre costruzioni la chiudono in quadrato, come una fortezza. Pietra gialla, tufacea, calcinata dal sole. Sotto una tettoia...

...alcuni mezzi agricoli e una decina di auto lustre, come tirate fuori dal garage per una festa. Oche e galline scorrazzano per la corte, inseguite da una decina di bambini schiamazzanti. Sotto un pergolato...

...una trentina di persone attorno a un tavolo imbandito a festa. Uomini in camicia bianca, donne in vestiti a fiorellini. A capotavola...

...un uomo robusto sulla sessantina (Cesare Manzella). Insieme agli altri ascolta le parole di un uomo sulla trentina vestito in modo sgargiante (Anthony). Il suo italiano suona stentato, pieno di inflessioni americane...


ANTHONY
Grazie, zù Cesare, di questo bel party in onore mio e di my wife. Io sono molto felice di essere qui e rivedere tutti parenti e amici italiani. Scusate, parlo male... My passport americano...

Tira fuori dalla tasca il libretto blu del passaporto, lo mostra alla tavolata...

ANTHONY
...ma mio cuore italiano. Anzi siciliano!


© 2001, Giangiacomo Feltrinelli Editore


Gli autori
Marco Tullio Giordana, regista, ha esordito con Maledetti, vi amerò, ha diretto poi La caduta degli angeli ribelli e, più recentemente, Pasolini, un delitto italiano. Claudio Fava, giornalista, ha dedicato gran parte della sua attività professionale alla denuncia della criminalità organizzata (il padre Giuseppe è stato ucciso dalla mafia) ed è autore tra l'altro di Cinque delitti imperfetti e Il mio nome è Caino, Monica Zappelli è sceneggiatrice.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




13 aprile 2001