Jean-Claude Izzo
Marinai perduti

"È perché stiamo a terra... Da troppo tempo. Ci cambia tutto. Non abbiamo più il mare di mezzo. E di colpo scopriamo il vuoto. E la paura di tuffarci."

Conosciamo ormai bene l'opera di questo autore francese scomparso troppo presto (a cinquantacinque anni) l'anno passato. La conosciamo perché le edizioni e/o ci hanno proposto molti titoli in questi ultimi anni. In particolare i lettori appassionati di gialli hanno imparato ad apprezzare la sua scrittura "mediterranea" e il suo gusto speciale per i colori e le storie di città di mare come Marsiglia, dove i rumori e gli odori del porto si intrecciano inevitabilmente con quelli della metropoli multietnica. Anche in questo romanzo il mare è nel cuore della vicenda. I protagonisti sono marinai e provengono da diverse nazioni affacciate sul Mediterraneo. Hanno viaggiato molto, chi per passione e chi per necessità, e ora sono fermi nel porto di Marsiglia. Hanno conosciuto e amato, come tradizione vuole, molte donne. Alcune hanno nomi esotici, altre più tradizionalmente francesi. Abdul Aziz è il comandante di una nave destinata al disarmo; Diamantis è greco e lavora come secondo sulla stessa nave, così come il turco Nedim. Un destino comune li unisce come unisce molti marinai in tutto il mondo: l'essere praticamente prigionieri a bordo di navi cargo ferme, per i più differenti motivi, nei porti non solo francesi. Come scrive lo stesso autore in una brevissima nota riportata al termine del testo e datata 20 febbraio 1997, questa è una storia di finzione, "rimane però la realtà. Da Marsiglia a Rouen, numerosi cargo sono ancora oggi bloccati. Gli equipaggi, spesso stranieri, vivono a bordo in condizioni difficilissime, nonostante un'immancabile solidarietà".
Pervade il romanzo un dramma latente che solo nell'epilogo troverà soluzione. Come spesso accade nelle opere di Izzo, la tragedia si unisce alla storia e l'accompagna, anche al di là della trama: che si tratti di un giallo o, come in questo caso, della fotografia di una realtà difficile, dolorosa e spesso dimenticata. Non a caso l'autore dichiara di essersi ispirato a due opere di denuncia fondamentali degli ultimi decenni: Il Mediterraneo di Fernand Braudel e Breviario mediterraneo di Pedrag Matvejevic, "che credo dovrebbero ispirare chi ha la responsabilità del divenire di questa regione del mondo".


Marinai perduti
Titolo originale: Les marins perduts

Traduzione di: Franca Doriguzzi
249 pag., Lit. 28.000 - Edizioni e/o
ISBN 88-7641-437-1




Le prime righe

Capitolo primo
Un mattino grigio, fischiettando Besame mucho


Marsiglia quel mattino aveva colori da mare del Nord. Diamantis trangugiò in fretta un Nescafé nella sala comune deserta. Poi scese sul ponte fischiettando Besame mucho, il motivo che più spesso gli tornava in mente. Anche l'unico che sapesse fischiare. Tirò fuori una Camel da un pacchetto stropicciato, l'accese e si appoggiò al parapetto. A Diamantis quel tempo non spiaceva. Non quel giorno lì, per lo meno. Si era svegliato con un umore già impiastrato di grigio.
Lasciò vagare lo sguardo sul mare, verso il largo, come per allontanare il momento in cui, come tutti gli altri marinai dell'Aldébaran, avrebbe dovuto prendere una decisione. Decidere non era il suo forte. Da venticinque anni ormai si lasciava portare dalla vita. Da un cargo all'altro. Da un porto all'altro.
Il cielo minacciava tempesta e, in lontananza, le isole del Frioul non erano che una macchia scura. A stento si distingueva l'orizzonte. Proprio un giorno senza futuro, pensò Diamantis. Non osava dirsi che quel giorno era come tutti gli altri. Cinque mesi. Già cinque mesi che i marinai dell'Aldébaran erano lì. Attraccati, relegati laggiù, in fondo ai sei chilometri della diga del Largo. Lontani da tutto. Senza niente da fare. E senza un soldo. Ad aspettare l'ipotetico acquirente di quel fottuto cargo.
L'Aldébaran era arrivato a Marsiglia il 22 gennaio. Da La Spezia. Per caricare duemila tonnellate di farina dirette in Mauritania. Fin qui tutto bene. Tre ore dopo il tribunale aveva bloccato la nave a garanzia dei debiti contratti dall'armatore. Kostandinos Takis, cipriota. Da allora più nessuno aveva avuto sue notizie. "Un bel figlio di puttana" aveva detto Abdul Aziz, il capitano dell'Aldébaran. Poi, con un gesto di disgusto, aveva passato il decreto del tribunale a Diamantis, il secondo.
Durante le prime settimane avevano creduto che la faccenda si sarebbe risolta in fretta. La speranza non è certo quel che manca ai marinai. Anzi, è quel che li fa vivere. Chi si è imbarcato almeno una volta nella vita lo sa benissimo. Come per far finta di niente, Abdul Aziz, Diamantis e i sette uomini dell'equipaggio si comportarono, giorno dopo giorno, come se avessero dovuto salpare l'indomani. Manutenzione delle macchine, pulizia del ponte, verifica degli impianti elettrici, ispezione del posto di pilotaggio.

© 2001, Edizioni e/o


L'autore
Jean-Claude Izzo è nato nel 1945 a Marsiglia, dove è morto nel 2000, a soli 55 anni. Ha esercitato molti mestieri prima di conoscere un successo travolgente con la trilogia noir - Casino totale, Chourmo, Solea - e con i romanzi Il sole dei morenti e Marinai perduti.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




6 aprile 2001