La biografia
La bibliografia


Antonio Tabucchi
Si sta facendo sempre più tardi. Romanzo in forma di lettere

"Però può succedere che il senso della vita di qualcuno sia quello, insensato, di cercare delle voci scomparse, e magari un giorno di crederle di trovarle, un giorno che non aspettava più, una sera che è stanco, e vecchio, e suona sotto la luna, e raccoglie tutte le voci che vengono dalla sabbia."


"La lettera è un equivoco messaggero", dice Tabucchi nel suo Post scriptum, e le diciotto lettere da cui è composto quest'ultimo romanzo (il sottotitolo è in questo senso esplicativo Romanzo in forma di lettere) rappresentano l'ambiguità del vivere e dell'amare in ogni sua forma e manifestazione. Le parole, strumenti essenziali della comunicazione letteraria, sono qui magistralmente utilizzate, con tutto il potere descrittivo ed evocativo che possiedono: rimandi, allusioni, citazioni, salti logici e parlato quotidiano, strofe di canzoni, modi di dire, linguaggio alto e aulico. Prova d'autore, quindi? No, in Tabucchi la discrezione e il silenzio costituiscono una componente importante della scrittura, così come della personalità, scevra da ogni attrazione per il circo mediatico che intorno agli scrittori si è affermato negli ultimi anni. Lettere d'amore: lo dichiara lui stesso e lo esplicitano le diverse dediche delle missive. Ma ugualmente lettere di solitudine e di lontananza, non nella formula dell'"amore lontano" di provenzale memoria, ma nella scelta di porre sia il ricordo di qualcosa di concluso, sia l'immaginazione per qualcosa di mai vissuto, al servizio di un'indagine sui sentimenti. "La memoria rievoca il vissuto, è precisa, esatta, implacabile, ma non produce niente di nuovo: è questo il suo limite. L'immaginazione invece, non può evocare niente, perché non può ricordare, ed è questo il suo limite: ma in compenso produce il nuovo, un qualcosa che prima non c'era, che non c'è mai stato." Ciò che ha suggerito all'autore le varie tematiche delle lettere (scritte diciassette da uomini e solo una, l'ultima, da una donna) sono stati incontri, letture, episodi marginali della vita e spesso questi "suggerimenti" vengono esplicitati, altre volte l'allusione è più oscura, ma sempre risulta chiara la fonte: è il malessere del vivere, la difficoltà a realizzare nel presente i propri desideri. Per questo è il passato, reale o sognato, ad essere protagonista. L'abbandono, subito o attuato, la separazione dall'amata nata da una frattura (un tradimento, un rifiuto) o dal caso, più spesso appaiono invece dipendere dall'assenza definitiva dell'oggetto amoroso, cioè dalla morte, anzi dal suicidio della donna. Chi scrive non si chiede il perché del gesto, ne osserva invece le conseguenze su di sé: l'incompiutezza del sentimento, la fine irrevocabile del dialogo, l'impossibilità di riannodare un discorso interrotto.
Spesso c'è il rimpianto di aver rinunciato alla banale, ma rassicurante normalità che sa soddisfare tanti altri uomini, ma a questo si contrappone l'orgoglio della propria memoria, della propria unicità, e della capacità di vivere la quotidianità "come se" si fosse come gli altri, sapendosi diversi. L'orgoglio dell'intelligenza è, forse, l'orgoglio di saper usare le parole con maestria; proprio per questo è possibile ritrovare frasi del linguaggio comune, crude, intime, oppure frasi in francese, espressioni inglesi, termini tecnici o versi di canzoni, ma non si modifica il tono generale che resta alto.
La prima lettera, perfetta, indimenticabile nell'equilibrio tra descrizione reale e ambiguità del simbolo, avvia alla lettura di tutte le altre (voci diverse di un'unica vita?) e accenna a temi che altrove vengono pienamente sviluppati. Uno di questi mi sembra particolarmente interessante (con parola brutta, ma esplicita, si potrebbe dire "intrigante"): i ricordi più intensi e veri sono di ciò che non è stato. "Amore mio, ti ricordi quando non siamo andati a Samarcanda?": i sogni che più uniscono due persone sono quelli che non sono stati attuati, ma restano un segreto che non sarà mai condiviso con altri.
Tabucchi non sembra cercare nessun facile consenso, e in questo sta la sua grandezza ("preferisco di no" dice un suo personaggio) di certo l'autore preferisce non accarezzare né le orecchie di chi aristocraticamente cerca una letteratura d'élite, né di chi cerca nelle proprie letture una qualche forma di evasione e consolazione.


Si sta facendo sempre più tardi. Romanzo in forma di lettere di Antonio Tabucchi
228 pag., Lit. 30.000 - Edizioni Feltrinelli (I Narratori)
ISBN 88-07-01590-0

Di Grazia Casagrande



le prime pagine
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Un biglietto in mezzo al mare

Mia Cara,

credo che il diametro di quest'isola non superi i cinquanta chilometri, al massimo. C'è una strada costiera che la gira tutta in tondo, stretta, spesso a picco sul mare, altrimenti pianeggiando in coste brulle che scendono a solitarie spiaggette di ghiaia orlate di tamerici bruciate dal salino, e in alcune a volte mi fermo. Da una di queste ti parlo, a bassa voce, perché il meriggio e il mare e questa luce bianca ti hanno fatto chiudere le palpebre, stesa qui accanto a me, vedo il tuo seno che si solleva al ritmo pausato della respirazione di chi sta dormendo e non voglio svegliarti. Come piacerebbe questo luogo a certi poeti che conosciamo, perché è così scabro, essenziale, fatto di pietre, montagnole brulle, spini, capre. Mi è perfino venuto a pensare che quest'isola non esista, e di averla trovata solo perché la stavo immaginando. Non è un luogo, è un buco: intendo della rete. C'è una rete nella quale pare sia ormai impossibile non essere catturati, ed è una rete a strascico. In questa rete io insisto a cercare buchi. Ora mi pareva quasi di aver sentito la tua risatina ironica: "E dàgli, ci risiamo!". E invece no: hai le palpebre chiuse e non ti sei mossa. Me lo sono solo immaginato. Che ore saranno? Non ho portato l'orologio, che del resto qui è del tutto superfluo.
Ma ti stavo descrivendo questo luogo. La prima cosa a cui fa pensare è a com'è troppo il troppo che il nostro tempo ci offre, almeno a noi che per fortuna stiamo dalla parte migliore. Invece guarda le capre: sopravvivono con niente, mangiano anche i pruni e leccano perfino il sale. Quanto più le guardo, più mi piacciono, le capre. Su questa spiaggetta ce n'è sette o otto che si aggirano fra i sassi, senza pastore, probabilmente appartengono ai proprietari della casetta dove mi sono fermato a mezzogiorno. C'è una specie di caffè sotto un'incannicciata dove si possono mangiare olive, formaggio e melone. La vecchietta che mi ha servito è sorda e ho dovuto gridare per chiedere queste poche cose, mi ha detto che suo marito arrivava subito, ma suo marito non l'ho visto, forse è una sua fantasia, oppure ho capito male. Il formaggio lo fa lei con le sue mani, mi ha portato nel cortile di casa, uno spiazzo polveroso circondato da un muro a secco pieno di cardi dove c'è l'ovile delle caprette. Le ho fatto un segno con la mano a falce, come per significare che dovrebbe tagliare i cardi che bucano e nei quali si inciampa. Lei mi ha risposto con un segno identico, ma più deciso. Chissà cosa voleva dire con quella mano che tagliava l'aria come una lama. Accanto alle stalle il casale si prolunga in una specie di cantina scavata nella roccia dove lei fabbrica il suo formaggio, che è poco più di una ricotta salata fatta stagionare al buio, con una crosta rossastra di peperoncino. Il suo laboratorio è una stanza scavata nella pietra, freschina, direi gelida. C'è uno scrematoio di granito dove lascia cagliare il latte e un mastello dove lavora il siero, su una tavola rugosa e inclinata sulla quale impasta il caglio come se fossero dei panni su un lavatoio, strizzandolo perché ne esca tutta l'acqua; e poi lo infila in due forme dove esso rassoda, sono forme di legno che si aprono e si chiudono a morsa, una è rotonda, e questo è normale, mentre l'altra ha la figura di un asso di picche, o almeno a me è sembrato così, perché ricorda il seme delle nostre carte da gioco. Ho comprato una forma di formaggio e avrei voluto quella fatta come l'asso di picche, ma la vecchia me l'ha rifiutata e mi sono dovuto accontentare di quella rotonda. Le ho chiesto una spiegazione e ne ho cavato dei mugugni sgraziati e gutturali, quasi stridenti, accompagnati da gesti indecifrabili: si circondava la circonferenza del ventre e si toccava il cuore. Chissà: forse voleva significare che quel tipo di formaggio è riservato solo a certe cerimonie essenziali alla vita: la nascita, la morte. Ma come ti dicevo, forse è solo l'interpretazione della mia fantasia che di sovente galoppa, come sai. Ad ogni modo il formaggio è squisito, fra queste due fette di pane scuro che sto mangiando dopo avervi versato un filo d'olio d'oliva, che qui non manca, e qualche foglia di timo che condisce ogni piatto, dal pesce al coniglio selvatico. Avrei voluto chiederti se anche tu avevi appetito: guarda, è squisito, ti ho detto, è una cosa irripetibile, fra un po' sarà sparito anche lui nella rete che ci sta avvolgendo, per questo formaggio non ci sono buchi né vie d'uscita, approfittane. Ma non volevo disturbarti, era così bello il tuo sonno, e così giusto, e ho taciuto. Ho visto passare un bastimento in lontananza e ho pensato alla parola che ti stavo scrivendo: bastimento. Ho visto passare un bastimento carico di?...Indovina.
Sono entrato nel mare piano piano con una sensazione panica, come il luogo richiedeva. Mentre entravo nell'acqua, con i sensi già disposti a ciò che il sole meridiano e l'azzurro e il sale marino e la solitudine suscitano in un uomo, ho sentito una tua risatina ironica dietro le spalle. Ho preferito ignorarla e sono avanzato nell'acqua fino a quasi l'ombelico, quella stupida fa finta di dormire, ho pensato, e mi prende in giro. Come per sfida sono andato avanti, e sempre per sfida, ma anche per farti uno sberleffo, mi sono girato di scatto esibendomi nella mia nudità. Oplà!, ho gridato. Non ti sei mossa di un millimetro, ma la tua voce mi è giunta chiarissima e soprattutto il tono, che era sardonico. Bravo, complimenti, sembri ancora in forma!, ma la Spiaggia del Miele era vent'anni fa, è passato un po' di tempo, attento a non fare un buco nell'acqua! La frase era piuttosto velenosa, devi ammetterlo, indirizzata a qualcuno che entrava nel mare giocando a fare il maturo fauno, mi sono guardato, e ho guardato l'azzurro intorno a me e mai metafora mi è parsa più appropriata, e il senso del ridicolo mi ha colto, e con esso uno stupore, come un disorientamento, e una specie di vergogna, cosicché mi sono portato le mani davanti per coprirmi, insensatamente, visto che di fronte a me non c'era nessuno, soltanto mare e cielo e nient'altro. E tu eri lontana, immobile sulla spiaggia, troppo lontana per avermi bisbigliato quella frase. Sto sentendo voci, ho pensato, è un'allucinazione sonora. E per un attimo mi sono sentito paralizzato, con un sudore gelido sul collo, e l'acqua mi è sembrata di cemento come se vi fossi restato imprigionato e vi dovessi soffocare murato per sempre, come una libellula fossile rimasta in un blocco di quarzo. E a stento, passo dopo passo, senza voltarmi all'indietro, ho cercato di evadere dal panico che ora mi aveva colto davvero, quel panico che fa perdere i punti cardinali, sono arretrato fino alla spiaggia dove almeno sapevo che comunque c'eri tu come punto di riferimento, quel sicuro punto di riferimento che mi hai sempre dato, stesa su un asciugamano accanto al mio.


© 2001, Feltrinelli editore

biografia dell'autore
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Antonio Tabucchi, è oggi considerato una delle voci più rappresentative della letteratura europea. Autore di romanzi, racconti, saggi, testi teatrali, curatore dell'edizione italiana dell'opera di Ferdinando Pessoa, i suoi libri sono tradotti in oltre trenta lingue, comprese quelle più lontane. Ha ricevuto numerosi premi in Italia, fra cui il Premio Campiello e il Premio Viareggio-Rapaci e prestigiosi riconoscimenti all'estero. Insegna all'Università di Siena. Vive soprattutto in Toscana. Su Café Letterario, anche la recensione di La testa perduta di Damasceno Monteiro


bibliografia
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I titoli sono tratti da
Alice CD,
il catalogo su CD-ROM
dei libri italiani
pubblicato da
Informazioni Editoriali.


Tabucchi Antonio, L'angelo nero, 3 ed., 1991, 160 p., Lit. 20000, "I narratori" n. 414, Feltrinelli (ISBN: 88-07-01414-9)

Tabucchi Antonio, L'angelo nero, 1993, 160 p., Lit. 10000, "Universale economica" n. 1253, Feltrinelli (ISBN: 88-07-81253-3)

Tabucchi Antonio, Un baule pieno di gente. Scritti su Fernando Pessoa, 1990, 160 p., Lit. 18000, "Impronte" n. 80, Feltrinelli (ISBN: 88-07-05080-3)

Tabucchi Antonio, I dialoghi mancati, 2 ed., 1988, 70 p., Lit. 10000, "Impronte" n. 58, Feltrinelli (ISBN: 88-07-05058-7)

Tabucchi Antonio, I dialoghi mancati-Il signor Pirandello èdesiderato al telefono-Il tempo stringe, 1993, 80 p., Lit. 8000, "Universale economica" n. 1234, Feltrinelli (ISBN: 88-07-81234-7)

Tabucchi Antonio, Donna di Porto Pim, 1996, 92 p., Lit. 22000, "Il mare" n. 20, Sellerio di Giorgianni (ISBN: 88-389-1269-6)

Tabucchi Antonio, Donna di Porto Pim, 9 ed., 1983, 96 p., Lit. 12000, "La memoria" n. 71, Sellerio di Giorgianni (ISBN: 88-389-0233-X)

Tabucchi Antonio, Il filo dell'orizzonte, 3 ed., 1991, 112 p., Lit. 9000, "Universale economica" n. 1146, Feltrinelli (ISBN: 88-07-81146-4)

Tabucchi Antonio, Il filo dell'orizzonte, 1991, 112 p., Lit. 12000, "I narratori" n. 328, Feltrinelli (ISBN: 88-07-01328-2)

Tabucchi Antonio, Il gioco del rovescio, 2 ed., 1991, 176 p., Lit. 12000, "Universale economica" n. 1174, Feltrinelli (ISBN: 88-07-81174-X)

Tabucchi Antonio, Il gioco del rovescio e altri racconti, 2 ed., 1988, 176 p., Lit. 18000, "I narratori" n. 354, Feltrinelli (ISBN: 88-07-01354-1)

Tabucchi Antonio, Notturno indiano, 15 ed., 1984, 124 p., Lit. 14000, "La memoria" n. 93, Sellerio di Giorgianni (ISBN: 88-389-0255-0)

Tabucchi Antonio, Notturno indiano, 10 ed., 1989, 92 p., Lit. 18000, "Il castello" n. 18, Sellerio di Giorgianni (ISBN: 88-389-0581-9)

Tabucchi Antonio, Notturno indiano. Per le Scuole, a cura di Dolfi A., 1996, VI-152 p., Lit. 16000, "La pratica della lettura", SEI (ISBN: 88-05-02456-2)

Tabucchi Antonio, Piazza d'Italia. Favola popolare in tre tempi, un epilogo e un'appendice, 1996, 152 p., Lit. 11000, "Universale economica" n. 401, Feltrinelli (ISBN: 88-07-81401-3)

Tabucchi Antonio, Piazza d'Italia. Favola popolare in tre tempi, un epilogo e un'appendice, 1993, 152 p., Lit. 23000, "I narratori" n. 458, Feltrinelli (ISBN: 88-07-01458-0)

Tabucchi Antonio, Piccoli equivoci senza importanza, 5 ed., 1991, 160 p., Lit. 10000, "Universale economica" n. 1075, Feltrinelli (ISBN: 88-07-81075-1)

Tabucchi Antonio, Piccoli equivoci senza importanza, 6 ed., 1986, 160 p., Lit. 16000, "I narratori" n. 306, Feltrinelli (ISBN: 88-07-01306-1)

Tabucchi Antonio, Requiem, tr. di Vecchio S., 1994, 144 p., Lit. 10000, "Universale economica" n. 282, Feltrinelli (ISBN: 88-07-81282-7)

Tabucchi Antonio, Requiem, a cura di Mariani F., 1993, 112 p., Lit. 12000, "Narrativa scuola Feltrinelli/Loescher", Loescher (ISBN: 88-201-0231-5)

Tabucchi Antonio, Requiem un'allucinazione, tr. di Vecchio S., 1992, 144 p., Lit. 23000, "I narratori" n. 433, Feltrinelli (ISBN: 88-07-01433-5)

Tabucchi Antonio, Sogni di sogni, 2 ed., 1992, 90 p., Lit. 10000, "La memoria" n. 267, Sellerio di Giorgianni (ISBN: 88-389-0864-8)

Tabucchi Antonio, Sostiene Pereira, a cura di Ferraro B., 1995, VII-167 p., Lit. 15000, "Il passo del cavallo", Loescher (ISBN: 88-201-0394-X)

Tabucchi Antonio, Sostiene Pereira. Una testimonianza, 1996, 216 p., Lit. 12000, "Universale economica" n. 381, Feltrinelli (ISBN: 88-07-81381-5)

Tabucchi Antonio, Sostiene Pereira. Una testimonianza, 1994, 208 p., Lit. 27000, "I narratori" n. 461, Feltrinelli (ISBN: 88-07-01461-0)

Tabucchi Antonio, La testa perduta di Damasceno Monteiro, 1999, 249 p., Lit. 13000, "Universale economica" n. 1531, Feltrinelli (ISBN: 88-07-81531-1)

Tabucchi Antonio, Gli ultimi tre giorni di Fernando Pessoa. Un delirio, 1994, 64 p., Lit. 12000, "La memoria" n. 325, Sellerio di Giorgianni (ISBN: 88-389-1056-1)

Tabucchi Antonio, I volatili del Beato Angelico, 4 ed., 1987, 96 p., Lit. 10000, "La memoria" n. 162, Sellerio di Giorgianni (ISBN: 88-389-0441-3)

Tabucchi Antonio, Gli zingari e il Rinascimento. Vivere da rom a Firenze, 1999, 80 p., Lit. 8000, SIPIEL (ISBN: 88-380-8010-0)



30 marzo 2001