Joseph O'Connor
Il maschio irlandese in patria e all'estero

"Una delle cose interessanti del fatto di essere uno scrittore professionista è che uno finisce in un sacco di guai per le cose che scrive, cose che magari non pensava davvero, o sulle quali può aver cambiato opinione nell'intervallo di tempo compreso fra la stesura e la stampa."

Cosa accade se uno dei romanzieri irlandesi più stimati dalla critica internazionale decide di deviare dal suo abituale percorso e scrivere un'analisi ironica e obiettiva della società? Nasce Il maschio irlandese in patria e all'estero, una divertente raccolta di considerazioni letterarie, ma non troppo. Soggetto della sua ricerca: l'uomo irlandese. Essendone un rappresentante è evidente che sull'argomento possa produrre un saggio competente. Ma questo libro non è esattamente un saggio, è un divertissement socio-letterario che per certi aspetti ricorda le opere di alcuni caustici "indagatori sociali" che hanno costellato la storia della letteratura inglese: da Evelyn Waugh a Jerome K. Jerome a P.G. Wodehouse (che lui stesso cita nel libro, paragonandolo a un altro grande autore irlandese contemporaneo: Roddy Doyle).
Uomini forti e uomini confusi, tradizionali e all'avanguardia, grassi e magri, vecchi e giovani, intelligenti e stupidi (questi in maggioranza). Tifosi che seguono la squadra in trasferta e ne approfittano, loro, duri e puri, per una visita a Disneyworld: "caro diario, non so se hai mai passato molto tempo con un grosso gruppo di uomini irlandesi che sono lontani da casa, in un clima torrido, con un grosso gruppo di animali di peluche come unica compagnia, ma se per caso la risposta è no, segui il mio consiglio. Non farlo. Mai. E se l'hai fatto, be', allora saprai cos'è una vera esperienza surreale"... Scrittori irlandesi (ma anche inglesi, americani, europei, per la verità) a cui lanciare frecce avvelenate: "abbiamo avuto una grandinata di romanzi inglesi straordinariamente insulsi ambientati in campus universitari, scritti da professori universitari e che di solito parlano di professori universitari che cercano di scrivere un romanzo" (il riferimento a Marias e alla sua Nera schiena del tempo è palese). "Nuovi Maschi" che dovrebbero essere "sensibili alle emozioni di donne, bambini, animaletti e così via" e saper piangere in pubblico: "be' gli uomini non hanno mai avuto problemi a essere sensibili alle emozioni, se quelle emozioni sono le proprie: provate solo a togliere di mano a un uomo la sua birra e vedrete cosa succede". Uomini che rimpiangono i vecchi tempi in cui le donne erano cuoche, madri, compagne di letto disponibili e la squadra del cuore era in testa al campionato... Maschi irlandesi in patria e all'estero, come turisti o come emigranti, con i loro difetti e i pregi, con le nostalgie e i rimpianti. O'Connor ha tracciato un divertente ritratto non solo di tutti loro, ma della società irlandese nel suo complesso, con la evidente certezza che in certe ironiche ricostruzioni ci saremmo riconosciuti tutti, uomini e donne contemporanei.


Il maschio irlandese in patria e all'estero di Joseph O'Connor
Titoli originali: The Secret World of the Irish Male e The Irish Male at Home and Abroad

Traduttore: Massimo Birattari
215 pag., Lit. 26.000 - Edizioni Guanda (Biblioteca della Fenice)
ISBN 88-8246-193-9




Le prime righe

LA STRADA PER DIO SA DOVE:
DIARIO IRLANDESE DI UN MONDIALE


Mercoledì 15 giugno, ore 7,20. Aeroporto di Dublino. Sono a pezzi. Ho finito di fare le valigie alle tre di notte. Adesso sono qui, in coda per il check-in, così stanco che scambierei allegramente il biglietto aereo, le prenotazioni degli hotel e i tre biglietti di categoria A per tutte e tre le partite del primo turno dei Mondiali con una stanza buia, lenzuola pulite e mezz'ora di sonno. La coda è immane. Sono circondato da un gruppo di sei o sette uomini di mezza età che indossano la maglia della nazionale irlandese, calzoni verdi, giacche di cotone verde, scarpe da tennis verdi, enormi sombreri verdi ricoperti di trifogli e arpe, cravattini a stelle e strisce. Hanno in mano bandiere tricolori e striscioni arrotolati. Uno di loro si sta dipingendo di verde, bianco e arancione le guance, strizzando gli occhi e facendo smorfie davanti a uno specchietto, con la sigaretta accesa incollata al labbro. "Non ti sembra un po' troppo?" chiede un tizio. "Al telegiornale continuano a dire che i tizi della dogana non ti fanno passare se hai quella roba in faccia". Il tizio che si sta dipingendo si volta verso di lui: "Non fare il solito finocchio" dice.
7,40. Un uomo di mezza età con una maglietta dell'Irlanda è seduto al bar dell'aeroporto, divorandosi una colazione ipercalorica a base di sanguinaccio di maiale, salamella di grasso di rognone, fagioli, salsicce, pancetta e uova fritte. Sorseggia anche una pinta di Giunness. Lo fisso per un certo tempo, sbalordito al pensiero che possa mangiarsi una cosa del genere a quest'ora di mattino. Lui coglie il mio sguardo, si porta alla bocca una forchettata di fagioli, strizza l'occhio e inghiotte. "Per ricordarmi com'è una colazione irlandese" dice. Lo considero un invito a sedermi e parlare con lui. Viene da Mallow, nella contea di Cork, sta andando in America per i Mondiali, e si fermerà da suo fratello che abita a Queens. Non lo vede da sette anni. Laggiù c'è un nipote che non conosce ancora. "Sarà fantastico" dice. "Non che mi interessi poi tanto il calcio, ma non vedo l'ora di vederli."
8,10. Saliamo sull'aereo e prendiamo posto. Osservo passare i tifosi. Ci sono molti uomini, naturalmente, di tutte le età, tutti con una maglietta verde, ma ci sono anche parecchie donne, e vagonate di ragazzi e bambini, alcuni veramente piccolissimi. Un uomo avanza pomposamente per il corridoio con un bambino di un paio d'anni in braccio, addormentato. Padre e figlio indossano identiche maglie verdi della nazionale. Avanza un ragazzo sui sedici anni, avvolto in un tricolore. Lo seguono il padre e la madre, anch'essi avvolti in un tricolore. Hanno tutti gli occhi spalancati per l'eccitazione.

© 2001, Guanda editore


L'autore
Joseph O'Connor è nato a Dublino nel 1963. In Italia sono stati pubblicati il volume di racconti I veri credenti e i romanzi Cowboys & Indians, Il rappresentante e La fine della strada.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




30 marzo 2001