Adelino Cattani
Botta e risposta. L'arte della replica

"Discutere vuol dire impegnarsi nella difesa di una tesi, senza tuttavia la volontà di imporla a tutti i costi e cercando di ottenere il consenso della controparte senza ridurla al silenzio, ma lasciandole la parola."

Potrebbe sembrare curioso proporre al grande pubblico un testo di retorica eppure, credo, la lettura di Botta e risposta dovrebbe essere obbligatoria per tutti colori che utilizzano il dialogo e la discussione sia come professione (insegnanti, politici, manager...), sia in quanto genitori costretti a fronteggiare gli assalti verbali dei figli, sia perché si trovano nella condizione di adolescenti, impegnati, come è legittimo, ad affermare se stessi attraverso lo strumento della parola: insomma, praticamente per tutti.
La capacità di verbalizzare le emozioni è una preziosa risorsa per l'essere umano ed è andata sostituendo la forza bruta anche per quanto riguarda l'affermazione delle ragioni degli uni rispetto a quelle degli altri. Il dialogo (talvolta eccessivamente mitizzato) è comunque uno strumento che permette di sciogliere nodi psicologici intricati, di superare remore o contrasti tra gli individui e, a un livello diverso, di dirimere questioni politiche anche di immensa portata.
L'arte retorica è antichissima e procede in parallelo con la concezione filosofica di verità: dai Sofisti, a Socrate, dalle diatribe accademiche settecentesche al pensiero debole dei nostri tempi, tutto si risolve in "botta e risposta". Se la verità è raggiungibile, allora la parola può fornircene la strada, se invece non esiste nessuna verità, attraverso le parole è possibile affermare ogni tesi e il suo esatto contrario. Partendo da qui si identificano cinque diversi modi di dibattere e l'autore fa di ognuno di questi un rapido ma esaustivo quadro. Ogni modalità corrisponde a un diverso modo di pensare, vedere o sentire la discussione: dibattere può essere concepito come "lottare, trattare, giocare, viaggiare, costruire". È forse superfluo soffermarci in questa sede su ciascuna modalità, intuibile per altro dal verbo che la definisce, ma sottolineerei una frase interna al capitolo molto interessante e degna di riflessione: "dalle parole derivano immagini, dalle immagini nascono idee e le idee determinano il nostro agire". Da qui l'importanza nel dibattito di "possedere" le parole, in particolare quelle più "produttive", e le tecniche adeguate alla situazione e agli scopi.
Il perfetto polemista deve saper giocare "a tira e molla con la logica", "operare tutte le distinzioni, debite e indebite, del caso", "sorprendere con una scenata e avvincere con una messa in scena", "guadagnare tempo", scaricare "sull'altro l'onere di provare le cose che dice": insomma essere un astuto e abile stratega. È necessario inoltre avere un'etica su cui sorreggere il proprio discorso, anche se è diffusissimo il "dire il falso dicendo il vero", come avviene quasi sempre nella pubblicità. Lo humour può diventare una argomentazione (già Gorgia lo asseriva) e tra le più pungenti: talvolta serve a rasserenare il clima, ravvivare l'attenzione, testimoniare le doti di chi vi fa ricorso, creare simpatia intorno a chi parla sminuendo l'avversario, ed è utile per togliersi dalle difficoltà in certi momenti della discussione. Come dice Cattani, "strappare un sorriso è quindi strappare un pezzo di consenso e muovere un passo verso la vittoria". Per utilizzare questo mezzo bisogna però essere davvero abili, in quanto si resta un po' scoperti, offrendo all'avversario la possibilità di accusarci di superficialità. Anche le parole possono essere manipolate così come l'ordine, le connessioni formali e i dati fattuali: giochi di parole, salti logici, utilizzo dei termini in senso improprio: tutte armi in mano al conversatore intelligente.
In conclusione l'autore attribuisce al disputante alcuni diritti: quello di dubitare di tutto, di non dire tutta la verità, di sottrarsi all'avversario, di difendere le proprie posizioni, di porre termine al discorso, di usare tutti gli argomenti che preferisce, di appellarsi ad una terza parte, di essere giudicato per quello che pensa e dice e non per quello che ha fatto, di cambiare regole e diritti della discussione.
Se, come ha recentemente affermato il filosofo Umberto Galimberti, gli adolescenti non possiedono più "le parole" per verbalizzare e gestire, tensioni e passioni, e la violenza nasce proprio da questa carenza, allora è evidente che imparare a discutere, riflettendo su questa pratica profondamente umana, ha anche una grande valenza pedagogica.


Botta e risposta. L'arte della replica di Adelino Cattani
244 pag., Lit. 32.000 - Edizioni il Mulino (Saggi)
ISBN 88-15-07909-2




Le prime righe

Introduzione


Nella vita raramente si confrontano una negatività assoluta ed una positività totale: di norma abbiamo a che fare con situazioni di cui si devono valutare i rispettivi pro e contro. Se non si usasse la bilancia - meglio se quella a due piatti - non si potrebbe resistere ad un'offerta del tipo.

"Questa è una summa dello scibile, in Cd-Rom ipertestuale, l'enciclopedia più aggiornata in commercio, che sfrutta la tecnologia più avanzata, di facile consultazione, trasportabile, occasione d'arricchimento per tutta la famiglia".
[Per converso, costa un patrimonio e richiede l'acquisto d'un nuovo computer che la supporti e il caricamento è lento tanto quanto una chiamata di chat-line.]

Gran parte delle decisioni che siamo chiamati a prendere presentano analoghi vantaggi e svantaggi, e quindi comportano una valutazione ponderata sulla bilancia della ragionevolezza. Anche i giudizi più teorici molto spesso richiedono una scelta fra più opzioni, una comparazione di fattori diversi, a volte non conciliabili, la rinuncia a qualcosa a favore di qualcos'altro, che alla fin fine, si risolve in una ponderazione, nel senso letterale, che mostri da che parte la bilancia pende.
Se è vero che "Perfetto è sparito", come replica lo smaliziato artigiano a cui si contesta un lavoro eseguito non a regola d'arte, si tratterrà di soppesare e alla fine scegliere il male minore (o scegliere un artigiano meno sfiduciato sull'attingibilità della perfezione) e, se la situazione è di natura dibattimentale e non possiamo temporeggiare, il ragionamento meno carente. Lo si può fare da soli o con gli altri. Anche il processo del ragionare tra sé e sé è una sorta di dibattito, un discutere con noi stessi. Quest'aspetto dibattimentale che assume il nostro pensare è stato spesso trascurato, in ossequio all'ineccepibile principio per cui la forma inferenziale logica è superiore alla forma argomentativa retorica.
L'ambiente normale per un buon ragionatore è stato il pensatoio, silente e protetto, e non l'arena, luogo di scontri dall'esito incerto. Ovviamente si è affidato il ragionamento alla tutela della coerenza e si è evitato il più possibile di lasciarlo in balia dello spirito di contraddizione. Platone, l'idealista puro, soverchia e irride Protagora, il pragmatista sofisticato. Ma lo stesso Platone cerca, o quantomeno cerca di affermare, le idee nel dialogo, nel confronto, nel contraddittorio.

© 2001, Rizzoli editore


L'autore
Adelino Cattani insegna a Poetica e retorica e Filosofia del linguaggio nell'Università di Padova. Ha pubblicato "Forme dell'argomentare. Il ragionamento tra logica e retorica" e "Discorsi ingannevoli. Argomenti per difendersi, attaccare, divertirsi".


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




23 marzo 2001