Jim Jarmusch
Yamamoto Tsunetomo

Ghost Dog. Hagakure
Il Codice Segreto dei Samurai

"Forse ci sono alcuni i quali pensano che il voto di fedeltà al sovrano e l'assumersi la responsabilità del proprio ufficio siano cose del passato. In realtà sono cose dei nostri giorni. Se uno nei momenti difficili decide di morire per il suo sovrano diventa suddito della massima fiducia."

Una nuova iniziativa editoriale Einaudi nella collana Stile Libero, che ormai ci ha abituati a queste "contaminazioni" letterarie e filmiche (o teatrali, o musicali) che compendiano generi diversi dando vita a un prodotto finale doppiamente interessante.
È affascinante la stretta relazione tra un film del XX secolo e un manuale del XVII, tra un nero americano killer per professione e un samurai diventato monaco che scrive l'esoterico Hagakure, il Codice Segreto dei Samurai per trasmettere conoscenze e regole di vita che sono a fondamento di una setta selezionata e "professionale". Regole etiche e comportamentali che possono valere in ogni tempo e in ogni luogo e che diventano la bibbia di quel giovane afroamericano. Il film di Jim Jarmusch ha i tempi lenti e misurati del Giappone antico, mescolati con quelli affrettati e scomposti del mondo occidentale contemporaneo. Il suo protagonista, questo samurai nero appassionato lettore di testi nipponici, si attiene rigorosamente alle regole del Codice, fedele al suo "signore" (un mafioso italo-americano che gli ha salvato la vita alcuni anni addietro) sino alla morte. Jarmusch in Ghost Dog è riuscito a mediare tra la rigorosa filosofica serietà di Tsunetomo che aveva affidato i suoi dettami a un allievo con l'ordine, evidentemente non eseguito, di distruggerli alla sua morte, e la visione ironica di un modo, coerente seppure distante nel tempo, di mettere in pratica quei dettami.
Non è la prima volta che Hagakure viene pubblicato in Italia (qui come nelle altre versioni un compendio degli undici volumi originari), ma l'interesse nei confronti di un testo così eccezionale, testimonianza della tradizione giapponese più antica, è sempre viva. Il samurai è una figura ormai mitica, trasfigurata dai secoli e diventata sinonimo di coerenza, lealtà, impegno e di una visione della vita molto lontana da quella occidentale. Dopo la seconda guerra mondiale, che ha fatto conoscere questa mentalità anche a chi in precedenza ignorava o sottovalutava l'importanza e la peculiarità della cultura giapponese, a riportare l'interesse del mondo sull'Hagakure è stato il suicidio di Mishima Tukio, lo scrittore che "ha criticato con le sue opere la perdita di valori della società giapponese odierna - come scrive Paolo Puddino in una breve introduzione al testo - e che, proprio in un originalissimo commento all'Hagakure indicava ai suoi concittadini la cura per uscire dal torpore in cui essi si trovavano". È innegabile che lo spirito che aleggia in quest'opera, pur essendo ormai in qualche modo ridondante e obsoleto, ancora sopravvive in parte nell'animo giapponese, nei valori di quella civiltà che tutti noi abbiamo imparato a conoscere forse anche grazie al drammatico suicidio di Mishima. Che questo spirito "migri", come propone Jarmusch nel suo film, nel corpo di un nero che vive sui tetti di una metropoli americana in compagnia dei suoi piccioni viaggiatori e delle sue armi è probabile, anzi possibile, e affascinante.


Ghost Dog. Hagakure. Il Codice Segreto dei Samurai di Jim Jarmusch e Yamamoto Tsunetomo
Traduzione di: Luigi Soletta
Presentazione di: Carlo Lucarelli
XX-209 pag., Lit. 35.000 - Edizioni Einaudi (Einaudi Tascabili. Stile libero n. 817)
ISBN 88-06-15790-6




Le prime righe

Conversazioni nell'oscurità della notte


Un samurai di Nabeshima dovrebbe nutrire un grande interesse per lo studio della storia, delle tradizioni e delle usanze della sua terra, ma, ai nostri giorni, non si fa più attenzione a queste cose. È necessario intraprendere questo studio innanzitutto per conoscere le origini del feudo e comprendere come la sua prosperità sia dovuta ai sacrifici e alla compassione degli antenati. Grazie alla benevolenza e al valore di Gochu, alla compassione e alla devozione di Risso e alla forza dei successori Takanobu e Nippo, il nostro feudo ha potuto prosperare in maniera impareggiabile fino ai nostri giorni.
Noi non comprendiamo affatto come la gente di oggi dimentichi completamente queste cose e veneri un Budda estraneo. Sakyamuni Budda e Confucio, Kusunoki e Takeda Shingen non sono mai stati al servizio del regno di Ryuzoji e Nabeshima, perciò il loro insegnamento non si accorda alle tradizioni del nostro regno.
Sia in tempo di pace che in tempo di guerra, basta rispettare gli antenati e mettere in pratica i loro insegnamenti, a qualunque classe sociale uno appartenga. Ognuno rispetta le tradizioni e le usanze del proprio paese, ma un samurai di Nabeshima non ha bisogno di imparare da altri. Dopo aver approfondito bene la conoscenza del nostro feudo, si possono imparare altre cose per propria soddisfazione.
Dopo aver studiato bene le usanze del nostro regno di Nabeshima, non occorre sapere altro. Oggi, se gente di altre località parlasse dell'origine di Ryuzoji e Nabeshima dicendo che il dominio di Ryuzoji è passato a Nabeshima, oppure si chiedesse "Sappiamo che Ryuzoji e Nabeshima sono i più forti del Kyushu, ma quale è la loro potenza militare?", chi non conosce la storia del regno non potrebbe dire una parola in risposta.
Per un samurai fare il proprio dovere è la cosa più importante, tutto il resto è inutile. Molti non amano l'ufficio loro affidato e invidiano gli altri. Costoro si sbagliano e fanno molto danno. Modelli di persone che hanno adempiuto fedelmente il loro dovere sono stati Nippo e Taiseiin.
Anche i samurai di quel tempo hanno fatto bene il proprio dovere. I sovrani cercavano persone efficienti e i sudditi desideravano rendersi utili; così, grazie al loro accordo, il feudo era stabile nella prosperità.

© 2001, Giulio Einaudi editore


L'autore
Yamamoto Sunetomo (1659-1719) è il samurai, diventato monaco in età matura, che decise di rendere accessibile (ma solo, nelle sue intenzioni, alla cerchia ristretta degli stessi samurai) l'esoterico Codice dei Samurai, raccolto poi in undici volumi dal suo allievo Tsuramoto Tashiro.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




23 marzo 2001