Daniel Mordzinski
I volti del narratore

"Quando sfoglierà le pagine di questo libro, il lettore si farà spettatore e assisterà alla rappresentazione di ciò che è ogni scrittrice, ogni scrittore."

Sarebbe sufficiente riprodurre la Presentazione di Luis Sepúlveda, intitolata Fotografia di Daniel Mordzinski, per trovare le parole più adatte a presentare questo volume. È un romanzo, è letteratura, sviluppa una storia intessuta da tante singole vicende. Ma a raccontarla non sono le parole bensì le immagini in bianco e nero, le fotografie scattate da Mordzinski, quarantenne argentino da tempo trasferito in Francia. Al centro della sua ricerca ci sono gli scrittori: "Quando a diciott'anni scattavo il mio primo ritratto di scrittore, non avrei mai potuto immaginare quale avventura si stesse aprendo davanti al mio obiettivo". Un'avventura che lo ha portato a incontrare e a "carpire l'anima" di molti dei grandi autori del Novecento: Borges, Soriano, Javier Marías, Eduardo Galeano, Zoé Valdés, Ernesto Sábato, García Márquez, Cabrera Infante, Jorge Amado, Bioy Casares, Octavio Paz, Rafael Alberti, Vargas Llosa, Pérez-Reverte, Francisco Coloane, Carlo Lucarelli... i nomi sono forse troppi per elencarli freddamente. Si perderebbe l'intensità del linguaggio estetico dell'autore e la forza delle sue immagini. Per ognuno un racconto in bianco e nero, una storia intensa, raccontata con la luce. Per ogni scatto un'ambientazione differente: lo scorcio di una stanza vuota che sottintende una difficoltà di comunicazione, il vagone del treno con cui l'autore sposta lo sguardo sui tanti paesaggi del mondo, la riva dell'oceano e lo sguardo rivolto all'infinito, un lucernario aperto sul cielo, i tetti di Parigi, le grate di Sarajevo, una stanza da bagno... Ogni luogo è una storia, ogni viso sottolinea un intenso rapporto con il pensiero e la difficoltà (o la sfida) di trasporlo sulla carta, nella parola scritta.
"Una volta ho spiegato che Daniel lavora con tre elementi essenziali che si chiamano luce, ombra e rispetto", scrive Sepúlveda, cogliendo lo spirito del suo lavoro. Nessuno scatto è improvvisato, nulla è frutto del caso.
"Su una cosa non ho ceduto, sulla convinzione di poter edificare un ponte che colleghi le immagini alle parole. Niente mi piacerebbe di più che sapere che le mie fotografie hanno contribuito a costruire questo ponte."


I volti del narratore di Daniel Mordzinski
Presentazione di Luis Sepúlveda
Traduzione di Ilide Carmignani
93 pag., Lit. 45.000 - Edizioni Guanda
ISBN 88-8246-276-5




Le prime righe

Fotografia di Daniel Mordzinski

Una volta, diversi anni fa, mentre vagavamo per i grandiosi, sconfinati territori della Patagonia, ebbi Daniel "a tiro" della mia macchina fotografica, una di quelle macchinette che fanno tutto, basta premere il pulsante e, clic, ecco la foto ricordo scattata da un qualunque turista giapponese.
Ma il fatto è che io non sono un turista giapponese e, quando ebbi Daniel nel mirino, iniziai a scorgere certi dettagli di questo mio fratello, di questo mio carissimo fratello, che a colpo d'occhio non avevo percepito, e non perché io sia uno che non bada ai dettagli, quanto perché la prima cosa che si nota, e si ricorda, in Daniel è il suo franco sorriso di uomo onesto, di uomo nobile e rispettoso. Spesso gli sono stato vicino mentre faceva il ritratto a qualche collega scrittore, come semplice testimone muto oppure reggendo uno strano ombrello che non salva dalla pioggia, ma dalla luce fredda che può bagnare l'anima facendola ritirare dalla paura, e del Daniel di queste occasioni resta nella mia memoria l'espressione serena, attenta, vigile, con un occhio chiuso e l'altro nascosto dalla macchina fotografica, mentre la persona ritratta e chi osserva trattengono il respiro perché, pur non avendone mai parlato, abbiamo capito che Daniel ha bisogno di un minimo di quiete, di un brevissimo arresto dell'universo per plasmare, con i suoi marchingegni e segreti di alchimista dell'immagine, un lieve istante dell'eternità di ognuno di noi.
Così, là in Patagonia, un giorno come tanti, ebbi Daniel nel mirino della mia macchina fotografica, ma feci fatica a premere il pulsante. Vicino a lui, alcuni gaucho marchiavano le mucche, e subito capii che l'attenzione di mio fratello non era concentrata sulla terribile scena degli animali in preda al panico che, con occhi enormi, fissavano i fuochi dove i ferri si facevano di un rosso sangue incandescente, ma sui volti dei gaucho che, nel momento terribile in cui il metallo arroventato mordeva i dorsi degli animali, riflettevano un dolore che mi parve nobile e solidale.

© 2001, Guanda editore


L'autore
Daniel Mordzinski è nato a Buenos Aires nel 1960. Dopo aver compiuto studi di letteratura e di cinema, ha lavorato nell'industria cinematografica del suo paese. Nel 1980 si è trasferito in Francia. Dal 1982 ha lavorato come fotografo per giornali e riviste ed è stato corrispondente per "El País" da Parigi, città dove vive e lavora. Ha realizzato numerose esposizioni in argentina, Perù, Messico, Colombia, Francia, Spagna, Portogallo e Israele. Ha pubblicato, fra gli altri, i libri La ciudad de las palabras, Las dos orillas, Lumières du sud, Etonnants voyageurs, Marseille (con lo scrittore Jean-Claude Izzo) e Os rostros da escrita. Negli ultimi anni ha viaggiato per il mondo con amici scrittori per realizzare progetto comuni.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




16 marzo 2001