Elizabeth Fuller
Quando vedi un Emù in cielo

"Quell'attimo preciso, pensai, era perfetto. C'era qualcosa di magicamente vivo a Oz, l'accattivante terra degli antipodi che sembrava una miscela esotica e meravigliosa di mistero e realismo uniti in un binomio inscindibile. Il fatto che io e Chris stessimo per trascorrere la giornata e la sera con un aborigeno mandatoci da uno stregone vissuto centinaia - o forse migliaia - di anni prima sembrava confermare la magia di quel paese."

Cosa può significare per una donna alla ricerca di se stessa intraprendere un lungo viaggio in una terra strana e imprevedibile come l'Australia? Elizabeth Fuller lo spiega con la sicurezza di chi ha davvero vissuto questa esperienza. Una fuga, in un certo senso: Elizabeth scappa dalla tragica morte del primo marito, che ha generato in lei un immenso dolore, ma anche da un amore appena iniziato che non si sa quali sviluppi potrà avere, dalla drammatica esperienza di un amico ammalato di Aids, dal lavoro. In compagnia del figlio dodicenne Chris (anch'egli colpito dal lutto per la morte del padre) la scrittrice decide di lasciare tutto per un po' e cercare una ragione per vivere.
L'impatto con l'Australia è forte. La cultura occidentale qui si mescola con le tradizioni culturali spesso misteriose degli aborigeni. Una cultura pervasa di misticismo ed esoterismo che cerca in radici antichissime il senso dell'esistenza e che sa confrontarsi con la natura in modo paritario, con rispetto, ma anche con forza. Abbandonare certi valori per cercarne altri, più profondi, più "veri" è il senso di questa esperienza che richiama per certi versi l'anima cinematografica di "Dove sognano le formiche verdi" (lo splendido lavoro di Werner Herzog che mette in luce il difficile rapporto tra lo sviluppo socio-tenologico bianco ormai dominante e decisamente arrogante e lo spirito degli sciamani aborigeni che tentano di far sopravvivere e salvare le proprie radici arcaiche) o quella di "Picnic a Hanging Rocks", dove il rapporto è rovesciato e ad essere in crisi di fronte a un mondo misterioso, incomprensibile e anche violento, sono i bianchi.
Il viaggio di Elizabeth, perde la sua valenza turistico-geografica per assumerne una molto più viscerale: diventa iniziazione al misticismo e al superamento dei mali terreni. Con le ombre dei trapassati è possibile comunicare. Con la propria anima si può imparare a convivere in pace. E solo nel piccolo, sperduto villaggio di Enngonia, lontano dalla cosiddetta "civiltà", Elizabeth riuscirà davvero a scoprire se stessa e a vedere gli spiriti, guardando con "gli occhi dietro gli occhi".


Quando vedi un Emù in cielo di Elizabeth Fuller
Titolo originale: When You See the Emu in the Sky

Traduzione di Maddalena Togliani
Pag. 275, Lit. 26.000 - Edizioni Corbaccio
ISBN 88-7972-259-X




Le prime righe

Capitolo primo


Il sole aveva appena cominciato a tramontare, accendendo di un rosso surreale il cielo sopra l'orizzonte, sconfinato e piatto. Era il momento più suggestivo per spostarsi in auto nell'Outback australiano, ma anche il più pericoloso. Al tramonto e all'alba si muovono i canguri. Non sono pericolosi, ma balzano sulla strada come se fossero i padroni. Un grosso canguro grigio arriva a pesare anche novanta chili e se venisse investito da un'auto non avrebbe necessariamente la peggio.
Nell'immenso entroterra australiano non è raro guidare per centinaia di chilometri senza vedere un'auto, un'abitazione o una stazione di servizio. Ai viaggiatori si raccomanda di procurarsi grosse scorte d'acqua in bottiglia e di muoversi in carovana. Anche i grossi autotreni viaggiano in gruppi di quattro, cinque o sei. Sono chiamati road trains, treni da strada, un incrocio tra un camion e un treno. Ognuno è lungo 10-12 metri e si tira dietro un altro rimorchio chiamato dog, cane. A volte trascina sei dog uno dietro l'altro. E quando vedi un autotreno che ti viene incontro a grande velocità sull'autostrada, l'unica soluzione è toglierti di mezzo, e alla svelta. Le strade sono talmente dritte che i camion si vedono a chilometri di distanza. In genere trasportano bestiame su camion a rimorchi a tre piani. Quando questi convogli si avvicinano facendo volare polvere, sassi ed escrementi animali, i camionisti maleducati, così come i canguri, non compiono il minimo gesto per lasciarti passare.
Tuttavia, accanto a Max mi sentivo al sicuro. Max era un aborigeno di razza pura nato e cresciuto nell'Outback. Conosceva i billabong, le pozze d'acqua nel bush, grazie ai canti rituali che la madre aveva insegnato a lui e ai suoi fratelli da piccoli. Capiva sarebbe piovuto dal più lieve cambiamento del vento. Sapeva scovare i conigli semplicemente appoggiando un orecchio al suolo. Era capace di catturare le lucertole e di trovare witchetty grub, larve di coleotteri. E sapeva quali fiori producevano un nettare dissetante e quali, invece, uno che sarebbe risultato letale nel giro di qualche ora. Con Max non c'era da preoccuparsi, d'altra parte era confortante sapere che il bagagliaio dell'auto era stipato di acqua e cibi familiari.

© 2001, Corbaccio editore


L'autore
Elizabeth Fuller è autrice di otto saggi e di una pièce teatrale che ha avuto moltissimo successo. Vive a Weston, nel Connecticut con il marito e il figlio.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




16 marzo 2001