Anita Desai
Digiunare, divorare

"Una carriera. Andare via di casa. Vivere sola. Quelle perturbanti, segrete possibilità s'affacciavano ora nella mente di Uma - come avrebbe fatto notare la mamma se l'avesse saputo - ogniqualvolta restava in ozio."

Uma è una ragazza indiana fragile e insicura. Aruna è sua sorella minore, molto più decisa, più bella e particolarmente intelligente. L'ambiente in cui vivono è tradizionale, legato a canoni e stereotipi rigidi, a tradizioni difficili da sradicare. E quando ai genitori già anziani nasce un figlio inatteso, Arun, soprattutto a Uma viene chiesto di occuparsene, a costo di abbandonare gli studi, sebbene la famiglia sia discretamente benestante e goda di una posizione sociale di rilievo. Arun, maschio, è l'orgoglio di mamma e papà (anzi "mammaepapà", una sola entità difficile da scindere) e viene indirizzato allo studio. Aruna, femmina, pur avendo risultati ottimi, è costretta ad abbandonare la scuola come la sorella, sebbene al raggiungimento del diploma. Suo scopo sarà fare un buon matrimonio e formare una famiglia felice e conformista. Per Uma si prospetta un'esistenza al servizio dei genitori e del fratello, spesa giorno dopo giorno nella casa paterna, senza concessioni alla modernità. Colpa anche di due tentati matrimoni falliti, che convincono mammaepapà dell'impossibilità di "piazzare" la figlia.
Può risultare quasi irritante questo romanzo della Desai. Presenta una situazione arcaica, in cui la donna non ha potere decisionale, è sottoposta ai voleri del padre, deve sottomettersi al marito, costituisce per la famiglia un peso più che una gioia. Una donna che non deve necessariamente studiare, anzi che è meglio che non lo faccia se questo comporta eccessivi spostamenti o la frequentazione di ambienti differenti da quelli d'origine per cultura e religione. Centro della famiglia, sole attorno al quale ruotano tutti i parenti, è il padre. È necessario piegarsi ai suoi gusti, seguire le sue decisioni, anche quando riguardano sfere intime dell'esistenza come la scelta di un marito, la possibilità di frequentare un'amica o di studiare in un'altra città. Per la mentalità occidentale è difficile comprendere questo atteggiamento, così come è difficile capire come generazioni e generazioni di donne possano tramandare con convincimento una visione così intensamente maschilista, patriarcale della vita. Ma, superato l'impatto forte di questa cultura, l'autrice accompagna il lettore dall'altra sponda dell'oceano, dove, malgrado la presunta libertà, la situazione è paradossalmente simile. Arun si reca a studiare negli Stati Uniti, e trascorre le giornate con la famiglia che lo ospita. Ha così modo di vedere gli usi occidentali, di verificarli e confrontarli con quelli indiani. E questo confronto pare non sottolineare alcuna superiorità etica. L'accento della narrazione a questo punto si sposta sul rapporto con il cibo: "digiunare divorare" come metro di paragone tra due culture, tra due modi di intendere l'esistenza. Il consumismo sfrenato, e il senso di colpa conseguente, si scontra violentemente con l'equilibrata compostezza alimentare indiana, radicata in secoli di miseria. Mentre la ancora giovane cugina di Arun muore (forse uccisa da suocera e marito) bruciando viva sulla veranda, nel giardino della famiglia americana che lo ospita si cuoce la carne sul barbecue e Melanie, la figlia più giovane, combatte contro il male di vivere, esplicitato con l'anoressia, probabilmente un grido di dolore diretto alla madre, un'infelice obesa. E si evidenziano così tutti i limiti di due culture molto diverse in cui inserirsi è difficile. Arun e Uma vorrebbero solo la dignità del silenzio e della libertà.


Digiunare, divorare di Anita Desai
Titolo originale: Fasting, Feasting

Traduzione di Anna Nadotti
Pag. 224, Lire 26.000 - Edizioni Einaudi (Supercoralli)
ISBN 88-06-15745-0




Le prime righe

Parte prima


Capitolo primo

Nella veranda che guarda il giardino, il viale e il cancello, siedono l'uno accanto all'altra sul dondolo a due posti, appeso alla sua struttura di ferro, gambe e piedi ciondoloni, le ciabatte penzolanti nel vuoto. Hanno davanti un tavolo basso, rotondo, coperto da una tovaglia sbiadita con un ricamo floreale al centro. Dietro, un ventilatore a piede soffia loro aria tiepida nella nuca e nel collo.
Le stuoie di vimini, che di solito pendono dalle arcate del portico per tenere lontani il sole e la polvere, adesso sono arrotolate. I piccioni appollaiati sui rulli mugolano teneramente, becchettano le zecche, scuotono le ali. I loro escrementi chiazzano le lastre di pietra sottostanti e le piume volteggiano pigramente nell'aria.
I genitori si dondolano ritmicamente avanti e indietro. Sembra che dormano, schiacciando un pisolino - gli occhi socchiusi -, ma di tanto in tanto parlano.
- Ho fatto preparare le frittelle per il tè, oggi. Basterà? O vuoi anche dei dolci?
- Sí, sí, sí, ci vogliono anche i dolci, certo, anche i dolci. Va' a dirlo al cuoco. Va' a dirglielo subito.
- Uma! Uma!
- Uma deve dire al cuoco...
- Ehi, Uma!
Uma si affaccia alla porta con un'espressione agitata.
- Cos'avete da urlare?
- Va' a dire al cuoco...
- Ma mi hai detto di preparare il pacco perché sia pronto quando la figlia del giudice Dutt viene a prenderlo. Stavo finendo di legarlo con lo spago.
- Sí, sí, finisci pure, il pacco dev'essere pronto per quando arriva la figlia del giudice Dutt. Che cosa mandiamo ad Arun? Cosa gli mandiamo?
- Del tè. Lo scialle.
- Scialle? Quale scialle?
- Quello che ha comprato la mamma.
- Comprato la mamma? Come sarebbe a dire?
Uma si stringe nelle spalle con impazienza. - Lo scialle marrone che la mamma ha comprato per Arun al Kashmir Emporium, papà.
- Uno scialle marrone del Kashmir Emporium?
- Sí, papà, sí. Forse Arun patisce il freddo in America. Lasciami andare a chiudere il pacco, altrimenti non sarà pronto quando verrà la figlia del giudice Dutt e dovremo spedirlo per posta.

© 2001, Einaudi editore


L'autore
Anita Desai è nata in India nel 1937 da madre tedesca e padre bengalese; è cresciuta e ha studiato a Delhi. Vive tra l'India e gli Stati Uniti, dove insegna al Mit. Tra i suoi libri segnaliamo Chiara luce del giorno, In custodia e Notte e nebbia a Bombay.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




16 marzo 2001