Abel Prieto
Il volo del gatto

"Si diede fuoco, proprio così, e niente e nessuno poté salvarla dal Fuoco e dalla sua legge divoratrice, né i suoi genitori e fratelli, né gli animali, né i frutti benigni, né il paesaggio che l'aveva accompagnata fin dalla nascita, né il portachiavi con la zampa di coniglio."

Il ministro della cultura di Cuba Abel Prieto è un affermato scrittore di racconti, ma questo Il volo del gatto è il suo primo romanzo e vi dimostra sia capacità di misura che acume nella caratterizzazione dei personaggi, doti proprie di un autore di storie brevi.
La vicenda prende avvio negli anni Sessanta e giunge fino alla fine degli anni Novanta: trent'anni hanno significato molto per l'isola caraibica. La rivoluzione di Castro e Guevara è del 1959 quindi, per alcuni anni, il clima di rinnovamento profondo e di eccitazione aveva pervaso tutti i cubani, poi c'era stata la normalizzazione, una stabilità capace di dare prospettive ed energia ai giovani. Dalla Caduta del muro e dalla crisi dell'Unione Sovietica tutto è di nuovo cambiato, e non certo in meglio: difficoltà economiche elevate, nascita di una nuova borghesia che coniuga troppo spesso ricchezza e potere. Questo il quadro storico e sociale sotteso al romanzo di Prieto che si addentra, anche solo con accenni, alla varia realtà di emigrazione a Miami e di musiche che alternano le nuove sonorità della ribellione rock al sensuale ritmo delle danze latinoamericane. Così senza molte remore si accenna alla scala "sociale" (soprattutto psicologica) legata al colore della pelle che neppure lo spirito rivoluzionario ha demolito: la negritudine è simbolo di arretratezza, di santeria e di culti oscuri; la pelle bianca, traccia della discendenza spagnola, segno di modernità e di cultura superiore.
Dentro questo mondo così variegato si muove uno dei due protagonisti del romanzo, Marco Aurelio, figlio di due mentalità, due modi di concepire la vita e la morale, combattuto tra la spinta al successo e alla ricchezza e l'etica più rigorosa del padre.
L'altro protagonista, amico di Marco Aurelio, è Freddy, diviso invece tra il candore della pelle materna e la nera bellezza del padre.
I due, dopo un'infanzia di amicizia e di giochi condivisi, si separano per ritrovarsi a distanza di anni, in un mondo cambiato. Il primo crescendo assomiglia sempre più al padre, integro e povero, fedele agli ideali di uguaglianza nati dalla Rivoluzione, il secondo invece ha conquistato un posto socialmente elevato, un po' di ricchezza e un po' di prestigio, quel tanto insomma che gli consente una certa arroganza, ma l'affetto tra i due è immutato così, quando il povero funzionario Marco Aurelio si innamora perdutamente, ricambiato, della moglie di Freddy, i sensi di colpa diventano per lui insostenibili.
E così, tra passioni e simboli, si muovono questi personaggi a metà tra "Grande" e "Piccolo", tra favola e la dura realtà di ogni giorno.


Il volo del gatto di Abel Prieto
Titolo originale: El vuelo del gato

Traduzione di: Berbara Bertoni
Pag. 249, Lire 28.000 - Edizioni Tropea (Le Gaggie)
ISBN 88-438-0255-0




Le prime righe

1
La partita di pallacanestro


Era la partita finale, quella buona, quella cruciale. Si decideva il torneo amichevole tra il Liceo di Marianao e il Liceo del Vedado, e lì c'erano, a comportarsi da prodi, i due protagonisti di questa storia, due miei amici carissimi, si potrebbe dire intimi: lo storico Marco Aurelio Escobedo e l'altro, che non era propriamente uno stoico, Godofredo Laferté, che chiamavamo da sempre, dalla notte dei tempi, Freddy Mamoncillo.
Io, Angelito il Cinese, gli altri amici e le ragazze di Marianao (eccitate, alquanto roche, traboccanti di salute ed energia) facevamo un gran baccano dalle gradinate e applaudivamo i nostri finché non ci facevano male i palmi delle mani, e fischiavamo il nemico, com'è giusto, e gli gridavamo insulti e oscenità; anche il pubblico del Vedado faceva la sua parte, e gli dèi dell'Odio e della Discordia passeggiavano allegramente tra la folla, spargendo le loro polveri avvelenate.
Marco Aurelio avanzava senza ostentazione, senza esibirsi, dribblando nel suo solito stile (la sobrietà in persona), con l'intenzione di operare un'entrata laterale, quando gli sbarrò la strada il gigante Tamakún, il giocatore più brutale, più pericoloso e sinistro della squadra del Vedado. Non c'era via di scampo: tutti pensavamo che Tamakún, con la sua difesa feroce, le sue zampate ed i suoi spintoni, avrebbe fatto a pezzi Marco Aurelio, gli avrebbe strappato la palla, lo avrebbe umiliato, gli sarebbe passato sopra senza pensarci troppo su, come quei carri armati che nei film schiacciano le margheritine selvatiche, come il Minotauro che si avvicina ansimante dal centro del labirinto e violenta e fa a pezzi le donzelle destinate a saziare il suo appetito.
Tamakún non aveva limiti, né scrupoli, questo lo sapevamo tutti, e sapevamo anche che Marco Aurelio era troppo bonaccione, troppo onesto e puro, e persino retto, proprio così, nel senso etico del termine, per combattere quella bestia infame che la squadra del Vedado usava per i lavori sporchi, evitando così che i suoi fichetti si macchiassero fisicamente e moralmente.

© 2001, Marco Tropea editore


L'autore
Abel Prieto (Pinar del Rio, 1950) è il ministro della Cultura di Cuba. Ha pubblicato tre antologie di racconti: Los bitongos y los guapos (1980), No me falles, Gallego (1983) e Noche de sabado (1989). Per quest'ultima ha vinto il Premio de la Critica. Il volo del gatto è il suo primo romanzo.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




9 marzo 2001