Pino Cacucci
In ogni caso nessun rimorso

"Avevo il diritto di viverla, quella felicità. Non me lo avete concesso. E allora, è stato peggio per me, peggio per voi, peggio per tutti... Dovrei rimpiangere ciò che ho fatto? Forse. Ma non ho rimorsi. Rimpianti sì, ma in ogni caso nessun rimorso..."

Non sono i suoni, i colori e gli odori dell'America latina quelli che accompagnano la lettura di In ogni caso nessun rimorso. Dimentichiamo il Cacucci autore di Puerto Escondido e il grande traduttore di Coloane, Fajardo, Paco Ignacio Taibo II o Chavarria. Qui lo scenario è la Francia tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento. I colori sono quelli spesso cupi delle grandi industrie, dove nascevano le prime automobili e l'odore di officina si mescolava con quello dei vicoli, delle bettole, della miseria. Uno scenario degno del miglior Zola e una narrazione in linea con i dettami del romanzo naturalista. Per il grande scrittore francese scopo dell'opera del romanziere era studiare i meccanismi profondi della società, descrivere le relazioni causa-effetto di situazioni contingenti e capire come gli eventi potessero produrre mutamenti comportamentali nei protagonisti: Cacucci sarebbe stato un suo allievo esemplare. Protagonista di In ogni caso nessun rimorso (pubblicato per la prima volta nel 1994 da Longanesi), è un uomo, Jules Bonnot, tratto dalla storia più drammatica e feroce dell'epoca. Un delinquente ricercato della polizia, ma anche un compagno capace di affetto, un militare esemplare, padre disperato di una figlia morta e padre allontanato da un figlio che non potrebbe seguire, anarchico lettore attento di L'unico e la sua proprietà di Marx Stirner e de I miserabili. Jules Bonnot è stato al centro della cronaca, protagonista o capro espiatorio in molte vicende poco chiare. In un crescendo che va dalla rissa allo sciopero, dal furto all'omicidio, Bonnot potrebbe essere un natural born killer, se non fosse descritto come un carattere sicuramente irruente, ma fondamentalmente positivo. Un esempio palese dei danni che la società cieca, ottusa e crudele può fare su una personalità prorompente, su un uomo che desidera semplicemente vivere in un mondo più giusto ed equilibrato e che diventa sanguinario e violento fino al tragico epilogo, quasi inevitabile per un nemico pubblico al quale tutta la polizia di Francia dà la caccia.
Molto del valore del romanzo sta anche in alcuni passaggi che hanno lo spirito del divertissement letterario. Straordinario, ad esempio, il dibattito tra Jules e sir Arthur Conan Doyle (del quale per un periodo diviene autista) sul personaggio di Arsène Lupin e divertente il ritratto del celebre scrittore inglese perseguitato e fagocitato dalla sua creatura Sherlock Holmes.


In ogni caso nessun rimorso di Pino Cacucci
Pag. 308, Lire 15.000 - Edizioni Feltrinelli (Universale Economica)
ISBN 88-07-81638-5




Le prime righe

Choisy-le-Roi, sobborghi di Parigi,
domenica 28 aprile 1912


Il carro scricchiolava e gemeva, attraversando a lentezza esasperante i sessanta metri del campo incolto. Dall'altra parte della strada, fra gli alberi, centinaia di fucili erano puntati sulla casa. Dopo l'ultima sparatoria, un silenzio assoluto pietrificava la scena: gli uomini sdraiati sul terrapieno e accovacciati dietro i tronchi seguivano il movimento a ritroso del carro, che era ormai così vicino all'obiettivo da invadere la visuale dei mirini.
In quel momento il cavallo si impuntò, stanco di indietreggiare con il suo carico di paglia: scosse la testa, e lanciò un nitrito che si propagò nell'aria immobile facendo irrigidire le dita sui grilletti. L'ufficiale che procedeva al riparo della cassetta fece un gesto verso l'aiutante, che abbassò la frusta. Poi, con alcuni colpi leggeri sui fianchi riuscì a far riprendere al cavallo il movimento innaturale, e il carro percorse i pochi metri rimasti. Le mura della vecchia casa erano crivellate di pallottole, nessun vetro alle finestre restava intatto. L'ufficiale si sporse dal cerchio della ruota e guardò verso la scala di legno. Poi si decise: afferrò lo zaino pieno di dinamite e si sdraiò sotto il carro, strisciando fino al muro. A quel punto, temeva più una ripresa dell'attacco che la reazione dall'interno della casa. Raggiunse il pacco depositato nel precedente tentativo, constatò che la miccia si era spenta a pochi centimetri dal detonatore, e imprecò fra i denti. Sistemò la seconda carica e fece un cenno all'aiutante, che subito gli passò il rotolo bickford. L'ufficiale si asciugò il sudore dalla fronte col dorso della mano. Il sole era ormai alto, e la tersa mattinata di primavera si annunciava più calda del previsto. Per un attimo, pensò a quanto fosse irreale quel silenzio: le rondini erano scomparse dal cielo, i cani avevano smesso di abbaiare, e persino gli insetti sembravano fermi nell'attesa che finisse quell'inferno.

© 2001, Giangiacomo Feltrinelli editore


L'autore
Pino Cacucci (1955) vive tra Bologna e l'America Latina. Ha pubblicato Outland Rock, Puerto Escondido da cui Gabriele Salvatores ha tratto il film omonimo, la biografia di Tina Modotti Tina, San Isidro Futbol da cui Alessandro Cappelletti ha tratto il film Viva San Isidro con Diego Abatantuono, Forfora, poi arricchito in Forfora e altre sventure, La polvere del Messico, Camminando. Incontri di un viandante, Demasiado corazon (premio Giorgio Scerbanenco del Noir in Festival in Courmayeur) e Punti di fuga. Ha curato Latinoamericana di Ernesto Che Guevara e Alberto Granado e Io, Marcos. Il nuovo Zapata racconta.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




9 marzo 2001