La biografia
La bibliografia


Paolo Crepet
Non siamo capaci di ascoltarli
Riflessioni sull'infanzia e l'adolescenza

"Sono liberi di sognare i nostri bambini e i nostri ragazzi? C'è qualcuno disposto ad ascoltare la loro creatività?"


Non è un saggio voluminoso e "importante". Non si presenta con la sicurezza e la prosopopea di un manuale. È un libro economico e sottile, dall'aspetto "modesto". Ma in realtà è un prezioso testo, denso di considerazioni ed esperienze che ne fanno davvero uno strumento importante per genitori ed educatori. Conosciamo davvero i nostri figli, ci interessiamo seriamente a loro, o dobbiamo imputare anche a noi quei difetti che tanto "scarichiamo" sugli adolescenti: immaturità, egoismo, irresponsabilità? Non siamo più in grado di svolgere la nostra professione di genitori e siamo circondati da educatori che, come noi, hanno perso il senso della propria funzione e fraintendono sempre più il significato di termini come maturazione, preparazione alla vita, indipendenza. Pensiamo che offrire loro una scuola elitaria, competitiva, a tempo pieno (non a caso Crepet paragona i piccoli "reclusi" di uno di questi istituti, pubblico o privato che sia, ai piccoli operai di cinquant'anni fa) sia il migliore modo possibile per facilitarli nella crescita. E non ci rendiamo conto che, invece, non solo demandiamo ad altri ciò che non abbiamo più voglia di insegnare noi, ma che deresponsabilizziamo i bambini e i ragazzi, privandoli di quella parte della giornata dedicata al gioco autonomo, all'attività sportiva "autogestita" (piscine, campi sportivi prevedono ormai sempre un allenatore che detta le regole), all'isolamento, spesso necessario per una crescita equilibrata. Perché socializzare a ogni costo? Per quale motivo la nostra società richiede ai giovani una continua interrelazione anche forzata e non ammette momenti di solitudine o di crisi? "Molti adulti non vogliono capire che isolarsi è spesso indice di maturità, di una crescita particolare e anticipata al punto da far sentire a quel bimbo e a quell'adolescente tutta la banalità della vita dei loro pari".
Educare è faticoso. Bisogna indirizzare, coinvolgere, stimolare e anche saper dire di no. Meglio parcheggiare bambini e adolescenti, per non doverli ascoltare, per non dover rispondere alle loro richieste (spesso non formulate espressamente). È difficile abituarli alla paura o all'inesorabile convivenza con la noia, prepararli ad affrontare l'idea della morte, convincerli con autorevolezza della necessità di un comportamento positivo. È facile dire a un bimbo "fai come ti pare", ma il genitore che pronuncia questa frase (sempre più diffusa) non può che essere un immaturo un po' incosciente, tormentato dai sensi di colpa per la sua assenza, per l'eccessivo impegno lavorativo, per l'incapacità di rinunciare ai propri divertimenti per dedicare più tempo ai piccoli. Probabilmente sarà un adulto che cercherà di "tamponare" queste carenze con doni materiali, spesso inutili. È comunque un genitore che non si rende conto di quanto questo atteggiamento possa essere dannoso per il figlio.
Parallelamente Crepet denuncia carenze e problemi della scuola, che causano ripercussioni gravi sull'iter formativo dei ragazzi. A partire dall'alta percentuale di abbandono scolastico, per finire alla disorganizzazione personale e collettiva. In realtà anche nella scuola dovrebbe trovare posto la complessità del sociale, comunicata non come una "verità calata dall'alto", ma come una "conquista dei ragazzi", fatta attraverso la partecipazione e il confronto. Non premiando la mediocrità e puntando solo su questa forma di omologazione ("una sufficienza stiracchiata in matematica o in inglese" è più importante di un talento eccezionale in un'altra materia) si può costruire una società più equilibrata e felice. Forse si può anche prevenire, almeno in parte, quella ricerca dell'emozione estrema, del pericolo, della vita vissuta "sul filo del rasoio" cui molti giovani oggi si dedicano, almeno nel week-end.
Impegno, tempo ben sfruttato, studio, lavoro. Questa macchina sociale ossessionante che lascia poco tempo al superfluo sta diventando obsoleta. "il futuro potrebbe portare al definitivo tramonto dell'homo faber. Rimane la questione: chi lo sostituirà? Se non sarà più il lavoro a dire dell'identità, cosa ci definirà? E come potremo aiutare i nostri figli a inserirsi al meglio in questa nuova società tutta in via di definizione?" Forse mettendoci in discussione in prima persona, rivedendo con senso critico atteggiamenti che non sono corretti perché adottati dalla maggioranza, ma semplicemente ottusi e conformisti. Molto possono fare anche le istituzioni pubbliche e le amministrazioni locali, ma la famiglia non può delegare tutto all'esterno.
La nostra epoca è, tutto sommato, tra le più felici della storia dell'uomo (naturalmente riferendoci ai paesi occidentali e all'Italia in particolare). Le generazioni precedenti hanno dovuto convivere con guerre, epidemie, miserie, distruzioni che per noi sono solo un ricordo. Anche questo deve essere comunicato con ottimismo ai ragazzi, in modo che apprezzino la loro privilegiata situazione storica e possano avvicinarsi all'idea di "felicità".
L'importante è sempre e comunque comunicare. E saper ascoltare, per non fare un monologo sterile, ma per aprire un dialogo, che porti all'autonomia e alla maturazione. "Amare significa veder crescere, amare la dipendenza è solo esercizio di egoismo. Insegnare autonomia significa dunque educare a vivere".


Non siamo capaci di ascoltarli. Riflessioni sull'infanzia e l'adolescenza di Paolo Crepet
Pag. 129, Lire 15.000 - Edizioni Einaudi (Einaudi Tascabili. Stile libero n. 808)
ISBN 88-06-15785-X

Di Giulia Mozzato



le prime pagine
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I rintocchi che scorrono sui prati
da questa fosca guglia
suonan per queste ombre senza amore
che all'amore non servono.

WYSTAN H. AUDEN, La verità, vi prego, sull'amore.

Se mi chiedessero di scrivere una lettera a una bambina che sta per nascere, lo farei così.

Cosa hai sentito finora del mondo attraverso l'acqua e la pelle tesa della pancia di mamma? Cosa ti hanno detto le tue orecchie imperfette delle nostre paure? Riusciremo a volerti senza pretendere, a guardarti senza riempire il tuo spazio di parole, inviti, divieti? Riusciremo ad accorgerci di te anche dai tuoi silenzi, a rispettare la tua crescita senza gravarla di sensi di colpa e di affanni? Riusciremo a stringerti senza che il nostro contatto sia richiesta spasmodica o ricatto d'affetto?

Vorrei che i tuoi Natali non fossero colmi di doni - segnali a volte sfacciati delle nostre assenze - ma di attenzioni. Vorrei che gli adulti che incontrerai fossero capaci di autorevolezza, fermi e coerenti: qualità dei più saggi. La coerenza, mi piacerebbe per te. E la consapevolezza che nel mondo in cui verrai esistono oltre alle regole le relazioni e che le une non sono meno necessarie delle altre, ma facce di una stessa luna presente.
Mi piacerebbe che qualcuno ti insegnasse a inseguire le emozioni come gli aquiloni fanno con le brezze più impreviste e spudorate; tutte, anche quelle che sanno di dolore. Mi piacerebbe che ti dicessero che la vita comprende la morte. Perché il dolore non è solo vuota perdita ma affettività, acquisizione oltre che sottrazione. La morte è un testimone che i migliori di noi lasciano ad altri nella convinzione che se ne possano giovare: così nasce il ricordo, la memoria più bella che è storia della nostra stessa identità.

Mi piacerebbe che qualcuno ti insegnasse a stare da sola, ti salverebbe la vita. Non dovrai rincorrere la mediocrità per riempire vuoti, né pietire uno sguardo o un'ora d'amore.
Impara a creare la vita dentro la tua vita e a riempirla di fantasia.
Adora la tua inquietudine finché avrai forze e sorrisi, cerca di usarla per contaminare gli altri, soprattutto i più pavidi e vulnerabili. Dona loro il tuo vento intrepido, ascolta il loro silenzio con curiosità, rispetta anche la loro paura eccessiva.
Mi piacerebbe che la persona che più ti amerà possa amare il tuo congedo come un marinaio che vede la sua vecchia barca allontanarsi e galleggiare sapiente lungo la linea dell'orizzonte. E tu allora porterai quell'amore sempre con te, nascosto nella tua tasca più intima.

Conferenza in una nota località sciistica. Il tempo è brutto, gli impianti sono fuori servizio, così viene ad ascoltarmi anche qualche giovane indigeno. Dopo la conferenza, mi invitano a cena: i commensali sono in gran parte maestri di sci, persone simpatiche, per nulla musone e taciturne come di solito noi cittadini ci figuriamo i montanari. Alla fine della lunga chiacchierata, uno di loro, particolarmente estroverso e ironico, mi consiglia di tornare più spesso in quel paese perché, secondo lui, le settimane bianche sono un osservatorio inconsueto per chi vuole analizzare meglio le famiglie italiane dal loro interno. Gli chiedo di spiegarsi. - Le faccio un esempio, - dice il maestro di sci. - Tutti noi che lavoriamo sulla neve ci siamo dati una regola, quella di non accettare nelle nostre scuole bambini sotto i quattro anni, per ovvi motivi ortopedici. Bene, ha un'idea di quanti genitori barano sulla data di nascita del figlio al solo scopo di non fargli perdere nemmeno un inverno?


© 2001, Giulio Einaudi editore

biografia dell'autore
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Paolo Crepet, psichiatra e sociologo, insegna Culture e linguaggi giovanili presso il corso di laurea in Scienze della Comunicazione dell'Università di Siena. Collabora con Specchio de La Stampa e ha pubblicato vari saggi, tra cui Solitudini. Memorie d'assenza, del quale potete leggere la recensione nelle pagine di Café Letterario.


bibliografia
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I titoli sono tratti da
Alice CD,
il catalogo su CD-ROM
dei libri italiani
pubblicato da
Informazioni Editoriali.


Crepet Paolo - Parmigiani Stefano - Schon Alberto, Alle radici della violenza. Per spiegare l'inumanitàdell'uomo, a cura di Citran P., 1999, 108 p., Lit. 15000, "I gelsi" n. 9, Gaspari (ISBN: 88-86338-50-3)

Crepet Paolo, Cuori violenti. Viaggio nella criminalità giovanile, 1998, 162 p., Lit. 12000, "Universale economica" n. 1479, Feltrinelli (ISBN: 88-07-81479-X)

Crepet Paolo, Cuori violenti. Viaggio nella criminalità giovanile, 1995, 160 p., Lit. 18000, "Serie bianca" n. 5, Feltrinelli (ISBN: 88-07-17005-1)

Crepet Paolo, Le dimensioni del vuoto. I giovani e il suicidio, 1993, 168 p., Lit. 24000, "Saggi" n. 122, Feltrinelli (ISBN: 88-07-08122-9)

Crepet Paolo, Le dimensioni del vuoto. I giovani e il suicidio, 2000, 168 p., Lit. 13000, "Universale economica" n. 1586, Feltrinelli (ISBN: 88-07-81586-9)

Crepet Paolo - De Cataldo Giancarlo, I giorni dell'ira. Storie di matricidi, 1998, 136 p., Lit. 20000, "Serie bianca" n. 29, Feltrinelli (ISBN: 88-07-17029-9)

Crepet Paolo, Le misure del disagio psicologico, 1994, 122 p., ill., Lit. 22000, "I tascabili NIS.Nuova serie" n. 24, Carocci (ISBN: 88-430-0247-3)

Crepet Paolo, Naufragi. Tre storie di confine, 1999, 108 p., Lit. 18000, "I coralli" n. 117, Einaudi (ISBN: 88-06-15338-2)

Crepet Paolo, Non siamo capaci di ascoltarli. Riflessioni sull'infanzia e l'adolescenza, 2001, 129 p., Lit. 15000, "Einaudi tascabili. Stile libero" n. 808, Einaudi (ISBN: 88-06-15785-X)

Crepet Paolo - Florenzano Francesco, Il rifiuto di vivere. Anatomia del suicidio, 1998, 224 p., Lit. 25000, "Primo piano", Editori Riuniti (ISBN: 88-359-4347-7)

Crepet Paolo, Solitudini. Memorie di assenze, 1997, 96 p., Lit. 18000, "Serie bianca" n. 22, Feltrinelli (ISBN: 88-07-17022-1)

Crepet Paolo, Solitudini. Memorie di assenze, 1999, 96 p., Lit. 11000, "Universale economica" n. 1541, Feltrinelli (ISBN: 88-07-81541-9)



23 febbraio 2001