Gish Jen
Non capisco gli irlandesi

"Fagli vedere chi sono i suoi cugini cinesi! Fallo vergognare a morte! È qui per visitare la Cina. Fagli vedere com'è il nostro paese. In Cina si balla e si muore di fame, ma la gente si comporta come se non ti vedesse nemmeno! Fagli vedere! E tu, guarda."

Se la società americana fosse sempre quella che qui viene descritta, i conflitti si scioglierebbero in grandi risate. La presenza di culture diverse, quello che ormai è universalmente chiamato melting pot, non necessariamente infatti provoca lacerazioni e fratture, così come l'autrice dimostra nelle deliziose pagine di questo volume, può invece essere una ricchezza e uno stimolo per una civiltà, quella prettamente americana, forse un po' stanca e superficiale.
Nel quadro delle etnie presenti sul territorio statunitense, quella osservata in modo particolare nel volume è la cinese: chiaramente le radici dell'autrice ne hanno facilitato il compito, in quanto ha potuto attingere materiale narrativo dalla propria memoria e dai mille aneddoti a cui le è capitato di assistere. Nascono così le figure della premurosa suocera, insofferente della pigrizia del genero irlandese, sicura della bontà dei metodi educativi cinesi, piuttosto dubbiosa invece della libertà "selvaggia" lasciata ai bambini americani. Oppure il padre tassista, medico in Cina, insofferente davanti agli obblighi sociali ai quali deve sottostare per non creare fratture in famiglia, o il parrucchiere ammaliato dagli occhi blu della sua giovane cliente... O ancora il giovane mite e un po' frustrato che torna in Cina ad insegnare l'inglese, fiero della tradizione del suo popolo e che si trova in seria difficoltà davanti ad una realtà meno "mitica". Le feste tra vicini, le chiacchiere nei negozi e le intimità casalinghe, gli amori e i divorzi, i bambini e i vecchi: emerge il colorato ritratto di un'America meno mondana e ricca di quella hollywoodiana, ma viva e vitale, fervida di sentimenti e di umanità, capace di assimilare e di mettere a confronto non tanto se stessa quanto i vari popoli che vi si sono rifugiati nella speranza di migliori condizioni di vita. E sono proprio le seconde generazioni di immigrati che meglio riescono a interpretare questo incontro di culture, sono i nuovi "americani" che hanno tracce di altre civiltà, e non solo nei tratti somatici, che sanno operare con naturalezza una sintesi stimolante tra oriente e occidente tra arcaico e avvenire.


Non capisco gli irlandesi di Gish Jen
Titolo originale: Who's Irish?

Traduzione di Giovanna Albio
Pag. 221, Lire 27.000 - Edizioni Neri Pozza (Le tavole d'oro)
ISBN 88-7305-762-4




Le prime righe

Non capisco gli irlandesi


In Cina la gente dice che i figli delle coppie miste sono intelligenti e mia nipote, Sophie, è intelligente di sicuro. Ma Sophie è selvaggia, non è come mia figlia, Natalie, o come me. Io ho sempre lavorato duro tutta la mia vita, e stringendo i denti pure. Mio marito ripete sempre che ha paura di me e nel nostro ristorante camerieri e cuochi, tutti hanno paura di me. Anche quelli della gang che prendono il pizzo, anche quelli cercano di parlare con mio marito. Quando ci sono io, se ne stanno alla larga. Se entrano magari per sbaglio, fanno vedere che sono venuti per mangiare. Si nascondono dietro il menù, poi chiedono un sacco di cibo. Parlano delle loro madri. "Oh, mia madre ha un po' di artrite, prende un sacco di erbe medicinali", dicono. "Oh, mia madre sta invecchiando, ha tutti i capelli bianchi, ormai".
Io dico: "I capelli di vostra madre erano bianchi ma da quando li ha colorati sono diventati un'altra volta neri. Perché non tornate a casa, una volta o l'altra, e date una guardata? Confucio dice che un figlio devoto sa di che colore sono i capelli di sua madre".
Anche mia figlia stringe i denti, adesso è vicedirettore della banca. La sua casa nuova è così grande che ognuno ha una stanza per sé, io compresa. Ma Sophie ha preso dalla famiglia del marito di Natalie. Shea si chiamano. Irlandesi. Io ho sempre creduto che gli irlandesi sono come i cinesi, gente che ha lavorato duro alla ferrovia, ma adesso so perché i cinesi battono gli irlandesi. Sicuramente tutti gli irlandesi non sono come la famiglia Shea, sicuramente... Mia figlia dice che non devo dire che gli irlandesi sono così o così.
"Che ti pare quando la gente dice che i cinesi sono così o così?" lei dice.
"Lo sai, no, che gli inglesi chiamano gli irlandesi primitivi, proprio come chiamano i cinesi", lei dice.
"Se pensi che la Guerra dell'Oppio è stata una cosa cattiva, come fai a vivere porta a porta con gli inglesi?" lei dice.
E questo è quanto. Mia figlia ha la buffa abitudine che quando vince una discussione, beve un sorsetto di qualcosa e guarda dall'altra parte, così l'altra persona non rimane imbarazzata. Perciò io non rimango imbarazzata. E non dico più di nessuno che è così o così. Solo che mi capita di dire della famiglia Shea un fatto interessante: quattro fratelli, e nessuno di loro ha uno straccio di lavoro.

© 2001, Neri Pozza Editore


L'autrice
Gish Jen ha vissuto la sua infanzia a Scarsdale, New York. Laureata a Harvard, ha scritto per il New Yorker e l'Atlantic Monthly. Autrice di due romanzi, Typical American e Mona in the Promised Land, vive nel Massachusetts con il marito e due figli.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




23 febbraio 2001