Mark Fisher
Il milionario

"L'amore è la grande legge della vita. È l'inizio e la fine di ogni cosa. Se il tuo cuore non è nel tuo lavoro, se il tuo lavoro non è nel tuo cuore, ti opponi a questa grande legge. Ai miei occhi chi fa ciò che ama e ama ciò che fa è pari a un re..."

Un autore canadese, che ha avuto grande successo in Francia, uno scrittore che ha pubblicato sotto pseudonimo altri libri, ma che si è affermato con questo Il Milionario entrando, dopo pochi giorni dall'uscita in libreria, nelle classifiche dei libri più venduti. Qual è il segreto di questa fama improvvisa, dopo anni di lavoro piuttosto oscuro? Di certo la tematica, vagamente new age, che affascina i lettori in un momento di perdita di valori e di materialismo esasperato. La trama del volume è semplice: un giovane scontento del proprio lavoro e umanamente frustrato, decide di dare una svolta alla sua vita, di trovare un metodo per arricchirsi e godere di tutti i vantaggi che il denaro offre. Fa riferimento all'unico parente ricco che possiede, non tanto per chiedergli del denaro quanto dei consigli. Dal vecchio zio però viene dirottato su quello che lui stesso reputa un maestro, un uomo noto come Il Milionario, a cui il ragazzo si rivolge immediatamente, accompagnato da una strana lettera di presentazione: un foglio bianco al cui fondo c'è solo la firma dello zio. L'incontro con questo maestro di vita avviene nella sua grande e splendida casa, dove l'allievo viene accolto dopo una specie di "rito di iniziazione". Senza farsi riconoscere infatti l'anziano milionario, mimetizzato da giardiniere, mette alla prova la disponibilità e la pazienza dell'aspirante ricco, così da saggiare il terreno su cui seminare la sua dottrina. Avvenuto il riconoscimento, inizia la vera e propria educazione, la straordinaria lezione di vita che è anche il momento centrale dell'intero libro. Ma quali sono gli insegnamenti che Fisher, per bocca de Il Milionario, dà ai suoi lettori? Prima di tutto l'importanza di un pensiero positivo: bisogna cogliere sempre l'aspetto migliore delle cose per facilitare il felice corso degli eventi, chi guarda al particolare negativo, ignorando l'insieme, frena ogni evoluzione costruttiva, blocca e vanifica la speranza. In secondo luogo è fondamentale conquistare una buona stima di sé: solo giudicandosi capaci, lo si diventa, solo sviluppando fiducia in se stessi si riescono ad ottenere i risultati sperati. A questa lezione fondamentale si aggiunge la considerazione che non è il denaro a rendere felici, ma è la soddisfazione di fare qualcosa che piace che permette di arricchirsi, così come è l'appagamento di una vita equilibrata e serena a dare la vera gioia interiore. Certo il denaro è quasi il corollario per sentirsi tranquilli, ma è il mezzo non il fine.
È chiaro così il motivo del successo del libro: viene assolto un bisogno fondamentale, vengono date certezze, un punto di riferimento, espressa una formula vincente. La sincerità dello scrittore (che vanta il primato di certe posizioni rispetto ad autori più famosi) rende la lettura del libro molto piacevole e rilassante e soprattutto incoraggia pensare che un messaggio semplice e costruttivo abbia avuto un così largo consenso in un mondo in cui tutto è sempre più complicato.


Il milionario di Mark Fisher
Titolo originale: Le Millionnaire

Traduzione di Sergio Claudio Perroni
Pag. 130, Lire 22.000 - Edizioni Bompiani (Narratori stranieri)
ISBN 88- 452-4553-5




Le prime righe

1

Dove il giovanotto chiede consiglio allo zio ricco


C'era una volta un giovanotto che voleva diventare ricco.
Perché era nato povero.
E soffriva della propria povertà.
Come di una malattia.
Certo, anche lui, come fa tanta gente, avrebbe potuto pensare che il denaro non rende felici.
Ma per pensarla così bisogna non aver conosciuto l'umiliazione della povertà.
Bisogna essere ricchi.
O rassegnati.
E lui non era né l'uno né l'altro.
Costretto ad abbandonare gli studi in giovane età perché il padre li riteneva dannosi e inutili, il giovanotto non aveva potuto avvalersi di quel piccolo pezzo di carta al tempo stesso sopravvalutato e denigrato che tuttavia apre così tante porte: il diploma. Dopo aver fatto svariati mestieri - lavapiatti, commesso, piazzista - era finito a lavorare in un'agenzia di pubblicità.
Lì il giovanotto ricopriva il vago incarico di assistente, cioè ogni giorno gli toccava occuparsi dei compiti ingrati che il suo capo non si abbassava a fare, oltre a suggerire a quest'ultimo una gran quantità di idee, spesso brillanti, per le quali non gli veniva riconosciuto alcun credito, né morale né economico.
Perciò il giovanotto si riteneva sottovalutato e sottopagato, un destino la cui banalità non gli era affatto di consolazione, e che anzi lo faceva soffrire in maniera indicibile.
Se almeno fosse riuscito a ottenere una promozione! Ma il suo capo, cui non pareva vero di avere sotto di sé uno sgobbone indispensabile alla propria comoda pigrizia, aveva deciso sin dall'inizio che quel gregario perfetto non avrebbe mai fatto carriera!
Tuttavia, nonostante i debiti, nonostante la mediocrità della sua condizione e la modestia dell'appartamento in cui abitava, il giovanotto continuava a credere che soltanto la sfortuna l'avesse dirottato dal suo giusto posto nella vita. Era convinto di avere anche lui, come tutti al mondo, la propria buona stella. Un giorno, quella stella si sarebbe decisa a brillare per lui, e la sua esistenza si sarebbe trasformata da così a così.

© 2001, RCS Libri


L'autore
Mark Fisher è nato a Montréal. Il Milionario, uscito originariamente in Francia, è il suo primo romanzo.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




23 febbraio 2001