Theodore Dreiser
Un caso di coscienza

"La chiami pure coscienza, ma per me la coscienza è Dio, o quell'unica cosa che noi conosciamo come Dio, la nostra guida. E quando agiamo contro di lei, in realtà agiamo contro di Lui."
"E così sia", dissi. "Chissà poi che entrambi non stiamo parlando di un unico, identico potere".
"Credo proprio di sì", disse lui.


Non possiamo non iniziare la breve presentazione di questo volume, con il ritratto che del suo autore ne fa il postfatore Roberto Birindelli: "Questo debole uomo, dai modi frugali e sparagnini ma eccezionalmente pignolo e cavilloso in fatto di denaro, marito capace di tradimenti inverecondi con le segretarie ingaggiate più per l'avvenenza fisica che per le qualità stenodattilografiche, scrittore dal lessico scarno e dalla sintassi in perenne, insanabile lotta con le regole della buona lingua inglese, resta un baluardo, un faro nella letteratura del Novecento, americana e non".
Nei suoi racconti incontriamo l'uomo del Novecento, con i compromessi che la società gli richiede, con le professioni che ambisce a svolgere (ben diverse da quelle dei padri), con i suoi "casi di coscienza". L'uomo del Novecento ha aperto gli occhi sul mondo, è maggiormente consapevole del tempo storico in cui vive e sa quello che cerca e che vuole. Ma sa anche che non sempre può ottenerlo. È il caso di Towsend, protagonista del primo racconto omonimo, della cui vita la voce narrante è testimone. Un'esistenza che si chiude in maniera fallimentare, dopo un inizio brillante. Ed è anche ciò che avviene a Walter Salter (il racconto è Soluzione) che da giovane affascinante uomo che tutte le ragazze vorrebbero sposare si trasforma in una larva che sopravvive stancamente in un paese di provincia. Ma è davvero così difficile mantenere nel tempo ciò che si è conquistato? Nelson Peterson, protagonista di Primi passi, tenta di farlo. È ambizioso, forte, volenteroso, un "giovane americano di ceppo svedese originario del Dakota" che può incarnare il mito del pioniere, anche se la terra da conquistare non è più nel west desolato ma sono le strade, gli uffici e i palazzi New York. Ma il matrimonio... Le figure femminili di Dreiser si rivelano spesso seduttrici, talvolta avide, spesso ambiziose. Non sono protagoniste, ma sono cardini fondamentali attorno ai quali ruotano le vicende; rappresentano spesso l'elemento di "rottura" sia in positivo che in negativo e l'uomo sovente si fa coinvolgere e trascinare da loro. Ma a travolgere l'esistenza rimane il più delle volte il destino, come in Un caso di coscienza, in cui l'essere testimoni involontari di un fatto di sangue porta Marcella Dey e Ralph Thompson verso una nuova esistenza.


Un caso di coscienza di Theodore Dreiser
A cura di Roberto Birindelli

Traduzione di Elena Bernini
Pag. 148, Lire 15.000 - Edizioni Sellerio (La memoria n. 492)
ISBN 88-389-1652-7




Le prime righe

Townsend

I


Ogni qualvolta m'imbatto in frotte d'impiegati mi capita di pensare a Townsend. La precisione, la puntualità, l'importanza di essere una persona seria. Anni fa, diciamo una trentina, Towsend lavorava come commesso in un negozietto di abbigliamento. Non era che un inizio per un ragazzo di diciott'anni e non gli piaceva. Entrambi avevamo preso in affitto una camera nell'identico stabile e lui ebbe a confessarmi, non più di dieci giorni dacché avevo fatto la sua conoscenza, che quell'impiego gli andava stretto. A quel tempo voleva diventare un investigatore della Ditta R. G. Dun & C., o di Bradstreet: un'occupazione che lo avrebbe costretto a stare all'aria aperta, per indagare su casi e referenze commerciali. E poi gli si potevano aprire altre prospettive, desiderava e sperava di diventare un ragioniere iscritto all'albo perché si sarebbe potuto mettere in contatto con qualsiasi tipo di azienda commerciale, per analizzarne i bilanci, giudicarne il grado di solvibilità e affidamento.
In qualche istituto commerciale da lui frequentato aveva sentito dire che uomini simili potevano guadagnare cifre da capogiro: dieci, quindici, addirittura ventimila dollari l'anno. Con quindicimila dollari si abbandonava a immaginare cose paradisiache: un viaggio in Europa, il matrimonio con una donna facoltosa, e poi un palco all'opera e feste di società abbigliato con abiti eleganti, la possibilità di vivere in una bella casa in qualche quartiere super raffinato di New York.
Per Townsend questa sì che era vita: significava amici, rispetto, conoscenze altolocate. Era certo che lavorando sodo avrebbe ottenuto tutto questo. E ogni mattina, dato che la sua stanza era accanto alla mia, sentivo la sveglia che suonava alle sette. Alle sette e quindici, data la sua natura (come diceva lui) di persona cui piaceva prendersela un tantino comoda, lo sentivo entrare nel bagno; alle sette e trenta era pronto per la colazione e alle otto era in strada per recarsi al negozio. Poi alla sera, alle sei e trenta, faceva ritorno alla sua stanza.
Uno dei suoi maggiori interessi, come notai, era la famiglia Vanderbilt: i loro andirivieni e quel che facevano. Curando bene di non far trapelare tanto interesse, li seguiva in ogni loro spostamento: a Londra, a Parigi, al Cairo, in Florida, nei mari del Sud.

© 2001, Sellerio editore


L'autore
Theodore Dreiser (Terre Haute, Indiana, 1871-Hollywood, 1945) iniziò da cronista in un giornale di Chicago, formando quella corteccia di stile e quel tipo di curiosità che ne hanno fatto l'autore che i critici considerano il miglior descrittore di città americane. Il suo primo romanzo fu scritto nel 1900, Nostra sorella Carrie, ma pubblicato solo nel 1912 perché considerato "immorale" dall'editore che ne aveva acquistato i diritti. Scrisse tra l'altro la trilogia del "desiderio": Il finanziere, Il titano e Lo stoico. Il romanzo Una tragedia americana (1925) ha esercitato un influsso duraturo e profondo.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




23 febbraio 2001