Roberto Bolaño
Amuleto

"L'amore è così, amici, ve lo dico io che sono stata la madre di tutti i poeti. L'amore è così, l'argot è così, le strade sono così, i sonetti sono così, il cielo delle cinque di mattina è così. L'amicizia invece, non è così. Nell'amicizia non si è mai soli."

La madre dei poeti, la spettatrice del parto della Storia: Auxilio Lacouture, protagonista e narratrice dell'ultimo romanzo di Roberto Bolaño, è una donna di mezza età che dall'Uruguay si è trasferita in Messico e vive i suoi giorni avendo a disposizione pochi soldi e molta poesia. Trascorre le notti a conversare con giovani poeti, mette a disposizione le sue giornate ad accudire quelli affermati e frequenta l'Università di Città del Messico nei cui corridoi i letterati del tempo dibattono e si confrontano. Siamo nel 1968, il mondo è incendiato dalle rivolte giovanili, ma in quella città, come in tanta America Latina, la situazione è più drammatica che altrove perché l'intervento dello Stato è violento e la polizia entra nelle università uccidendo e incarcerando i dissidenti.
Auxilio si trova casualmente nei bagni femminili della Facoltà di Lettere e Filosofia, quando vi è l'irruzione delle forze dell'ordine e resterà chiusa nel bagno per un numero imprecisato di giorni. Spiando dalle finestrelle, capisce la pericolosità della situazione e così, senza più osare muoversi da lì, inizia un viaggio interiore che le permetterà di ripercorrere la propria vita, le varie correnti poetiche del tempo, le storie di giovani che alla letteratura hanno unito l'azione politica, il senso dello scrivere, le possibilità o i rifiuti che la Storia pone alla poesia, i dialoghi con uomini e donne legati tra loro e a lei dal senso di ribellione che in tanta America Latina ha acceso e distrutto speranze. Così sfilano nella mente della donna tutti i momenti, quelli importanti e quelli insignificanti del passato, i denti persi per mancanza di soldi e di tempo, le notti insonni nei piccoli e fumosi caffè, l'utopia di Allende. Ma anche il futuro, in questa lucida follia solitaria, si apre davanti a lei, nelle previsioni o profezie stilate sulla carta igienica (sono citati anche poeti italiani: "Cesare Pavese diventerà il santo patrono dello sguardo nell'anno 2034. Pier Paolo Pasolini diventerà il santo patrono della fuga nell'anno 2100, Giorgio Bassani uscirà dalla sua tomba nell'anno 2167"). Non può dimenticare niente e per questo che si vede trasportata ad assistere al parto della Storia (ma è lei la puerpera?) da medici che ricordano, nella ruvidezza dei comportamenti, i poliziotti: questo è il dramma, la forza inesauribile della memoria. Che cosa resta agli uomini di tanta sofferenza e di tanta poesia? Del dolore e della follia di Oreste, dell'abbandono di Erigone, della lucida spietatezza di Elettra? Tutta la poesia, tutta la letteratura, tutta l'arte sono e saranno, nel canto d'amore e di guerra dei ragazzi-fantasma che, dopo un breve transito sulla terra, precipitano nell'abisso, il nostro amuleto.
Questo romanzo che appare così difforme dalla produzione latinoamericana più nota, perché rifugge dal colore e dall'elemento onirico consolatorio, sceglie una strada dura e senza concessioni per colpire il lettore. Anche qui sogno, fantasia, simbolo, ma tutto attraversato dalla razionalità e animato dal dibattito pressante (che tanto sta a cuore a Bolaño) su poesia, letteratura e il ruolo dell'intellettuale davanti alla realtà. Non si tratta di metaletteratura, è invece l'urgenza di chi vive nel grigiore della quotidiana disperazione che la Storia ha prodotto (e l'America Latina è un osservatorio particolarmente tragico) e che crede ancora in una funzione della letteratura non unicamente consolatoria.


Amuleto di Roberto Bolaño
Traduzione di Pierpaolo Marchetti
Pag. 142, Lire 28.000 - Edizioni Mondadori (Scrittori italiani e stranieri)
ISBN 88-04-48700-3




Le prime righe

1


Questa sarà una storia di terrore. Sarà una storia poliziesca, un noir, un racconto da serie del terrore. Eppure non sembrerà, perché sono io a raccontarla. Sono io a parlare, ed è per questo che non sembrerà. Ma in fondo è la storia di un crimine atroce.
Io sono l'amica di tutti i messicani. Potrei dire che sono la madre della poesia messicana, ma forse è meglio non dirlo. Io conosco tutti i poeti e tutti i poeti conoscono me. Dunque potrei anche dirlo. Potrei dire che sono la madre, e sono secoli che qui tira una bruttissima aria, ma anche questo è meglio non dirlo. Potrei dire, per esempio, di aver conosciuto Arturito Belano quando aveva diciassette anni ed era un bambinone timido che scriveva opere di teatro e poesia e non sapeva bere, ma in qualche modo sarebbe una ridondanza, e a me hanno insegnato (me l'hanno insegnato con la frusta, con una bacchetta di ferro) che le ridondanze sono di troppo e che deve bastare il semplice argomento.
Quello che di sicuro posso dire è il mio nome.
Mi chiamo Auxilio Lacouture e vengo dall'Uruguay, da Montevideo, anche se quando mi vanno i fumi alla testa, quando mi prende lo sghiribizzo di dire stranezze, dico che sono charrúa, che in realtà sarebbe lo stesso, ma poi lo stesso non è, visto che finisce per confondere i messicani e di conseguenza gli altri latino-americani.
Ciò che realmente importa è che un giorno arrivai in Messico senza sapere bene perché, né a fare cosa, né come, né quando.
Arrivai in Messico, nel DF, il Distrito Federal, nell'anno 1967 o forse nell'anno 1965 o 1962. Non mi ricordo più le date né le molte peregrinazioni, l'unica cosa che so è che sono arrivata in Messico e non sono più andata via. Vediamo un po', facciamo lavorare la memoria. Stiriamo il tempo come la pelle di una donna priva di sensi nella sala operatoria di un chirurgo plastico. Vediamo. Sono arrivata in Messico quando ero ancora vivo León Felipe, un colosso, una forza della natura, e León Felipe è morto nel 1968. Sono arrivata in Messico quando ancora viveva Pedro Garfias, che era un grand'uomo, un uomo malinconico, e don Pedro è morto nel 1967, questo vuol dire che io devo essere arrivata prima del 1967. Insomma, mettiamo che io sia arrivata in Messico nel 1965.

© 2001, Arnoldo Mondadori Editore


L'autore
Roberto Bolaño, nato a Santiago del Cile nel 1953, si trasferì all'età di 15 anni in Messico dove iniziò la sua attività di poeta e lavorò come giornalista convertendosi al trozkismo. Nel 1973 fece ritorno in Cile, in tempo per il golpe militare. Venne arrestato, ma per un colpo di fortuna fu liberato e lasciò il Cile. Passò qualche tempo nel Salvador e nel 1977 andò a vivere in Spagna.
Roberto Bolaño, narratore e poeta, si è imposto in poco tempo come uno degli scrittori latinoamericani più importanti dei nostri anni. Ha pubblicato tra l'altro i romanzi La letteratura nazi in America, Stella distante, Los detectives salvajes e la raccolta di racconti Llamadas telefónicas.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




16 febbraio 2001