Sandra Petrignani
Il catalogo dei giocattoli

"Gli orsi di pezza sono così intimi dei bambini che ne conservano l'odore. Fra i tanti orsacchiotti che popolano la loro camera, è semplice scoprire il preferito. Basta annusarlo. Inebria l'odore di un orso abituato a dormire nello stesso letto del suo padroncino: è l'odore di quel tale bambino e insieme l'odore universale dell'infanzia."


Un catalogo della propria memoria che conserva ben suddivisi nel ricordo, i giocattoli più amati, catalogati con attenzione e affetto e riesaminati, lettera dopo lettera, per quanto abbiano significato allora, quando venivano usati e amati, e oggi, quando l'autrice ritorna al passato e ne recupera l'intensità emotiva.
Da "altalena" a "zoo": tutti i giochi di chi era bambino agli inizi degli anni Sessanta, tutte le fantasie di chi in Italia godeva di una discreta situazione sociale (ma il gioco sapeva e poteva unire anche le diverse classi, dato che strade e piazze erano luoghi collettivi del divertimento infantile e il traffico non era tale da impedire ai bambini il possesso dei marciapiedi), tutti i sogni che nascevano da quegli oggetti semplici, ma carichi di magia.
Molte delle considerazioni della Petrignani hanno un valore universale e sono di certo condivise da più generazioni, compresa l'attuale: l'ebbrezza delle prime pedalate su di una bicicletta senza rotelle, l'emozione dell'altalena che finge il volo e lascia senza fiato, l'abilità del costruttore che inventa un mondo imperfetto ("si direbbe che il Lego è fatto per giocatori di non eccezionale bravura, perché altrimenti resta imprigionato nella costruzione particolarmente riuscita") e lo può distruggere a suo piacimento per ricominciare con un'altra storia e un'altra fantasia. Altre riflessioni invece, altri ricordi sono patrimonio solo di chi era bambino in quegli anni di boom, anni "leggeri" per molti, in cui si mescolavano, ancora con armonia, ricordi contadini e l'America, sogni di libertà e legami familiari solidi, la tecnologia e il manufatto, la televisione con i suoi personaggi e la fiaba tradizionale. "Ercolino sempre in piedi" era un gioco nato dalla pubblicità, l'unico requisito era il non cadere mai, per quante spinte o pugni gli si dessero, sfogando su di lui rabbie e infelicità infantili, ma difficilmente c'era casa (se c'erano dei bambini) che non ne avesse uno anche se l'appartamento era piccolo e il pupazzo gonfiabile estremamente ingombrante. Così le "bolle di sapone", fatte in casa, meno efficaci delle attuali, richiedevano una preparazione, una pazienza e spesso anche delle frustrazioni che l'efficienza delle attuali confezioni ignora. Particolarmente interessante è la breve voce "Barbie": allora, quando apparve (era il 1959), per le bambine che si stavano affacciando all'adolescenza fu una vera bomba. I modelli femminili erano ancora quelli materni, ma c'erano già dei fremiti che avrebbero condotto quella generazione di donne a compiere una delle poche rivoluzioni culturali attuate in Italia: la battaglia per la parità tra i sessi. E Barbie era già, nel corpicino sinuoso, nel guardaroba e negli accessori che l'accompagnavano, un esempio di donna libera, indipendente, una professionista moderna, capace di adattarsi a mille situazioni avendo in dotazione sia jeans che abiti da sera, la bicicletta e l'auto sportiva: "bellezza ed eleganza erano un gioco e una conquista, non uno scontato punto di partenza per farsi strada". Quella fantasia di inventarsi donna e di vedersi mille possibilità davanti, oggi è invece banalizzata da una divisione in ruoli ben definiti, una Barbie è emancipata e mondana, un'altra è il tipico "angelo del focolare", un'altra ancora è sportiva o una top model: donne divise e chiuse in stereotipi, così come si vuole di nuovo ricollocarle.
Ma tra giocattoli eterni e altri oggi spariti, il libro scorre riaccendendo ricordi nel lettore e, con l'affetto di una descrizione che non cade mai nel sentimentalismo, sa creare commozione e nostalgia; emerge la consapevolezza di quanto il giocare infantile sia stato importante, per noi come per tutti, nel costruire la personalità adulta; ma soprattutto viene, come ha scritto Giorgio Manganelli, una gran voglia di giocare!

Il catalogo dei giocattoli di Sandra Petrignani
Pag. 125, Lire 11.000 - Baldini & Castoldi (i Nani)
ISBN 88-8089-883-3




Le prime righe

Altalena

Una tavoletta di legno liscio che accarezzava tiepida le cosce. Una corda spessa che attraversava i due fori laterali e si legava al ramo del fico o a un'asse della pergola. Le mani strette intorno alle due cime alla fine dolevano da doverle tenere aperte e soffiarci su. Più forte, per vedere avvicinarsi il cielo. Più in alto, lontani dalla terra. In avanti: cielo. Indietro: terra.
Dice la leggenda: la disperata Erigone, figlia di Icario, re di Laconia, s'impiccò e i pastori, che le avevano ucciso il padre, per espiare istituirono un gioco che per sempre l'avrebbe ricordata, il gioco della corda appesa agli alberi. Il dondolio dell'altalena è dunque sinistro oscillare di impiccati, ritmo del pendolo, va e vieni del tempo. E la morte aerea di Erigone evoca l'infelice volo di Icaro che sciolse le ali al sole.
Forse l'altalena è nostalgia di culla, ma anche desiderio di evaderne, conquista di autonomia. Un bambino lanciato nello spazio, solo, contro la legge di gravità. Un bambino coraggioso e forte sul suo trono celeste alla scoperta di altri mondi. La faticosa accelerazione in salita, che diventa velocità. La deriva del rallentamento. E il salto in corsa atterrando nella polvere, le gambe incerte, ancora in volo. Con momentanea sorpresa i piedi saggiano il suolo, duro dopo le nuvole.

Aquilone

Era il gioco d'autunno. Andavano insieme, grandi e piccoli, su per il colle. Uno dei grandi guidava le operazioni e teneva il filo, mollando se risultava troppo teso, tirando e avvolgendo se era lento. Tutti correvano dietro allo strano uccello che agitava i suoi nastri e divincolandosi affrontava le correnti dell'aria. Si tratteneva il fiato preoccupati per l'evidente instabilità. E la delusione (o soddisfazione?) non tardava, l'aquilone periva quasi subito come colpito da un cacciatore infallibile. Non era chiara la malia di quell'oggetto impalpabile. Forse veniva da una conoscenza sonnambula di riti antichi, quando i "cervi volanti" rappresentavano le anime dei morti in balía del vento, crudelmente tarpate dal fragile legame con la terra non ancora reciso.
C'era un proprietario dell'aquilone, che l'aveva costruito con attenzione meticolosa per le proporzioni ("La lunghezza deve stare alla larghezza come sette sta a quattro") e non permetteva ai bambini di toccarlo. Ma se li tirava dietro come il pifferaio di Hamelin. E quel piccolo popolo di esclusi, con le guance rosse e il naso al cielo, seguiva con lo sguardo la fune sottile, alta come la pioggia, per non perdere d'occhio la forma romboidale, volteggiante e carica delle loro paure. Che era minuscola in cielo e gigantesca sulla terra, quando poggiava sconfitta sul prato.

© 2000, Baldini & Castoldi


L'autrice
Sandra Petrignani è nata a Piacenza e vive a Roma. Tra le sue opere ricordiamo: Ultima India, Come fratello e sorella, Navigazioni di Circe e Vecchi.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




2 febbraio 2001