Margaret Doody
Aristotele e la giustizia poetica

"Aristotele spero che possiate fare qualcosa per aiutarci a trovare Antia. Ma pensate che la filosofia possa servire a qualcosa nel mondo fisico? Io... Io personalmente ammiro solo la Bellezza."


Se avete letto i romanzi di Margaret Doody conoscerete già le doti di investigatore di Aristotele. Sì, perché il celebre filosofo, nelle mani della scrittrice, sa ricostruire i fatti anche più misteriosi, svolgendo vere e proprie indagini accurate. Autrice di numerosi saggi sulla letteratura classica e studiosa della filosofia antica, la Doody ha rispettato rigorosamente la realtà dell'epoca descritta, pur scrivendo dei veri e propri libri gialli che rispecchiano i canoni e la struttura tradizionali del genere. Questo è il terzo titolo dedicato ad Aristotele. E, mentre il primo si ispirava alla Metafisica e il secondo alla Fisica, in questo terzo il trattato che delinea il tracciato su cui dipanare gli avvenimenti è la Poetica.
Dopo il breve intermezzo di Aristotele e il giavellotto fatale, un racconto più che un vero e proprio romanzo, la Doody riprende con maggior "spessore" i suoi personaggi, a partire dal giovane Stefanos, ventritreenne ex allievo del filosofo, che abbiamo già conosciuto in Aristotele detective. A lui e al suo maestro spetta il ruolo di "buoni" della storia. Gli altri protagonisti sono quasi tutti benestanti appartenenti a una ristretta élite privilegiata e priva di scrupoli. Siamo nel 332 a.C. ad Atene, e si stanno svolgendo i festeggiamenti per la Festa dei Fiori. Durante la Notte dei Fantasmi, al termine dell'Antesteria, avvengono fatti misteriosi: apparizioni che sembrano sogni, visioni, allucinazioni. Ma, soprattutto, viene rapita una giovanissima ereditiera, Antia, bella e ricchissima, ambita come sposa da più di un pretendente.
Aristotele e Stefanos, su indicazione dei parenti della ragazza, iniziano un viaggio movimentato e ricco di sorprese alla volta di Delfi, seguendo le tracce che possono condurre alla soluzione del caso. Lungo la strada incontreranno moltissimi personaggi, di ogni classe sociale, di varia preparazione e cultura, non disdegnando mai di comunicare e cercare di apprendere da ciascuno di essi. E, giunti a Delfi, Stefanos e Aristotele rivolgeranno alla Pizia le proprie domande personali: il primo chiederà notizie sul suo matrimonio, il secondo sull'opportunità di liberare gli schiavi. Ma, tra fatti privati e ricerche pubbliche, arriveranno anche alla soluzione del mistero.
La narrazione procede tra momenti di forte intensità, in cui i fatti si svolgono velocemente, coinvolgendo intensamente il lettore, e successivi cali di tensione, spazi in cui l'autrice inserisce riflessioni e considerazioni dei protagonisti. Rimane, anche in questa nuova opera, l'originalità dell'ambientazione e la straordinarietà dei protagonisti che hanno fatto il successo dei due titoli precedenti.


Aristotele e la giustizia poetica di Margaret Doody
Aristotle and the Poetic Justice
Traduzione di Rosalia Croci
456 pag., Lit. 20.000 - Edizioni Sellerio (La memoria n.491)
ISBN 88-389-1648-9




Le prime righe

1
I Signori dell'argento e l'ereditiera


Forse dovrei cominciare dal giorno in cui conobbi quel gruppetto di uomini che a tutt'oggi ricordo come "I Signori dell'argento". Fu il decimo giorno del mese di Antesterione - un mese piuttosto freddo, che segna, però, anche l'inizio della primavera. Il dodicesimo giorno inizia l'Antesteria, la Festa dei Fiori. Il mio racconto è senza dubbio legato a questi tre giorni di festa, nell'anno in cui Alessandro era impegnato nella sua invasione della Persia, subito dopo la presa di Persepoli e la conquista di un tesoro di centoventimila talenti d'argento.
Io, Stefanos di Atene, mi ero appena rimesso in sesto, dopo il processo di mio cugino Filemone l'anno precedente. Mio cugino aveva fatto ritorno in città, e la reputazione della nostra famiglia era in ascesa - ma questa è un'altra storia. In quell'anno, la fine della Festa dei Fiori vide una grande famiglia ateniese nel caos, ed Aristotele ed io inaspettatamente in viaggio, come sentirete. Ma per rendere tutto chiaro, dovrei tornare al giorno che precedette l'inizio di questa vacanza.
Ricordo quel giorno con i Signori dell'argento molto chiaramente, perché mi recai all'agorà a registrare un contratto d'affitto; concedevo ad un contadino, un certo Eraclides, il godimento di quasi tutto il terreno della mia fattoria fuori Atene, in cambio di una discreta somma. Gli uffici pubblici dell'agorà erano affollati. Il Consiglio della Bulé era alacramente impegnato nella stesura di una legge da sottoporre all'Assemblea, e tanto i cittadini interessati quanto i semplici passanti si accalcavano attorno al Tholos, l'edificio a volta rotonda dove gli scrivani erano al lavoro. Il Collegio dei Dieci Poleti, poi, il Poletai, stava per annunciare i nomi di coloro a cui erano state assegnate le concessioni per lo sfruttamento delle assai redditizie miniere del Laurio. Quest'evento suscitava sempre grande interesse; a tutti fa gola avere l'opportunità di estrarre l'argento. Eccetto, ovviamente, agli sventurati schiavi che devono scavare il prezioso metallo dalle viscere della terra.

© 2000, Sellerio editore


L'autrice
Margaret Anne Doody, canadese, insegna letteratura comparata nella Notre-Dame University ed è l'autrice di una teoria letteraria che fa risalire alla Grecia classica la nascita del genere romanzo. Il successo tra i lettori arriva con Aristotele detective e Aristotele e il giavellotto fatale.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




26 gennaio 2001