David Baldacci
Mai lontano da qui

"I bambini si guardarono intorno disorientati, finché Lou alzò gli occhi alla biforcazione di un acero e vide Diamond con le gambe penzoloni che agitava la campana e imitava la vacca. Era a piedi scalzi, stessi indumenti di sempre, sigaretta dietro l'orecchia, capelli che arrivavano al cielo, come se un angioletto birichino lo stesse tenendo per la zazzera rossa."

Un romanzo che entra a buon titolo nella grande tradizione americana, sia letteraria che cinematografica, e che invece sembra differenziarsi nettamente dalla precedente produzione dell'autore.
La vicenda è ambientata, nella primissima parte, in una New York frenetica e attuale ma, per quasi tutto il libro, nella campagna della Virginia, esempio di una realtà agricola che ha mantenuto fortissimi legami con il passato. Il romanzo si apre su di una famiglia serena composta da Jack, il padre, scrittore non molto conosciuto ma pieno di speranze, Amanda, la giovane e bella madre, innamoratissima del marito, e due ragazzini, Lou, una delicata biondina di dodici anni, e Oz il fratellino, il piccolo di casa: una tragedia sconvolge la vita di tutti, un incidente stradale provoca la morte di Jack e chiude Amanda in uno stato semivegetale, e costringe i due bambini ad andare a vivere dalla bisnonna, una ottantenne molto forte e coraggiosa, ormai sola a difendere la propria fattoria dagli assalti dei vicini speculatori. La vita in Virginia presenta aspetti affascinanti, ma anche molto faticosi per i bambini che devono rimodellare le loro abitudini di vita, adeguarsi a comportamenti sconosciuti e talvolta violenti, accettare una durezza e una parsimonia che la grande città ormai ignora.
Tutto ciò è descritto dall'autore con una specie di simpatia nostalgica e con l'orgoglio, così americano, del pioniere. Pagine che ricordano tanti film, ricche di descrizioni e di caratterizzazioni, in cui vi è sempre contrapposto (e come non pensare al genere western?) un buono e un cattivo, un avido e un generoso, un eroe positivo (interamente positivo) e un altro negativo (interamente negativo) a cui si aggiunge "il vagabondo", fuori da regole e costrizioni, che vive a contatto con la natura e che può contare sulla solidarietà dei "buoni". Questa semplificazione dei caratteri acquista maggiore modernità però nella figura di Cotton, nel suo amore per la giovane donna "assente" che con tenacia sa riportare alla vita. La conclusione del romanzo non è assolutamente positiva perché la terra deve essere ceduta e la tradizione interrompersi, insomma la speculazione ha il sopravvento. Il male però non vince su tutta la linea: vi è un risarcimento adeguato a chi è costretto a vendere la propria terra e, soprattutto, c'è il risveglio di Amanda e una nuova speranza per il futuro.
Nel romanzo di Baldacci vi sono molti elementi autobiografici, il ricordo di paesaggi e situazioni della propria infanzia e con ogni probabilità anche di racconti ascoltati da bambino, ma c'è anche evidente il desiderio di tenere viva una cultura, quella dei "pionieri", che la globalizzazione culturale in atto negli Stati Uniti e le forti influenze ispaniche hanno reso piuttosto inattuale.


Mai lontano da qui di David Baldacci
Titolo originale: Wish You Well
Traduzione di Tullio Dobner
Pag. 303, Lire 32.000 - Edizioni Mondadori (Omnibus)
ISBN88-04-48195-1




Le prime righe

1


L'aria era umida, la pioggia imminente preannunciata da nubi gonfie e grigie e dal rapido recedere dell'azzurro del cielo. La Lincoln Zephyr quattro porte del 1936 percorreva la strada tortuosa a un'andatura discreta, seppur contenuta. L'abitacolo era invaso dai profumi invitanti del pane caldo lievitato naturalmente, il pollo arrosto e le pesche alla cannella nella cesta da picnic insinuata come una tentazione tra i due bambini sul sedile posteriore.
Louisa Mae Cardinal, dodici anni, alta e sottile, capelli color paglia screziata dal sole e occhi azzurri, per tutti era semplicemente Lou. Era una bambina graziosa che quasi certamente sarebbe diventata una bella donna. Ma Lou si sarebbe ribellata sino alla morte contro i tea party, le treccine e i vestitini con i fronzoli. E qualche volta l'avrebbe spuntata. Era fatta così.
Teneva aperto sulle ginocchia un quaderno, le cui pagine riempiva di scritti per lei di grande importanza con l'impegno con cui un pescatore recupera la sua rete. E dall'espressione compiaciuta, questa doveva essere carica di grossi e succulenti merluzzi. Come sempre la bambina era molto concentrata sulla sua scrittura. Tanta dedizione le era naturale, trasmessale da un padre la cui febbre era ancor più grande di quella della figlia.
Dall'altra parte della cesta c'era suo fratello Oz, una contrazione per Oscar, il suo nome di battesimo. Aveva sette anni, piccolo per la sua età, ma con piedi lunghi che promettevano una statura onorevole. Non aveva gli arti affusolati e la grazia atletica della sorella. A Oz mancava anche la sicurezza che ardeva così luminosa negli occhi di Lou. Tuttavia stringeva il suo spelacchiato orsacchiotto nella morsa di un vero lottatore e il suo modo di fare scaldava l'anima di chi lo conosceva. Dopo avere incontrato Oz Cardinal, ci si convinceva che era un bambino con il cuore più grande e generoso che Dio possa donare ai comuni, tormentati mortali.
Alla guida c'era Jack Cardinal, che non si curava né del temporale in arrivo né dei suoi compagni di viaggio. Tamburellava con le dita sottili sul volante. A forza di battere i tasti della macchina per scrivere gli erano venuti i calli sui polpastrelli, e sul medio della mano destra gli si era formata una spaccatura permanente là dove stringeva la penna. Le sue medaglie al valore, le chiamava.

© 2000, Arnoldo Mondadori Editore


L'autore
David Balcacci è nato a Richmond (Virginia) nel 1960. Avvocato, ha lavorato dieci anni in un grosso studio legale di Washington, prima di dedicarsi alla professione di scrittore. Dopo Il potere assoluto da cui è stato tratto un film, ha pubblicato Il controllo totale, Il biglietto vincente, La semplice verità e Sotto pressione. Vive a Vienna (Virginia) insieme alla moglie e ai due figli.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




26 gennaio 2001