Natsume Soseki
Guanciale d'erba

"Ecco ciò che penso ora, a trent'anni: più profonda è la gioia più intensa è la tristezza, più grande è il piacere più acuta è anche la sofferenza. Se si tenta di separarli si perde se stessi. Se si prova a disfarsene crolla il mondo."


Molti grandi maestri della letteratura giapponese sono stati tradotti in Italia e hanno contribuito a farci conoscere lo spirito, l'etica e l'estetica del loro paese, per noi così distante e non solo in senso geografico. Anche alcune opere di Natsume Soseki sono già apparse nelle nostre librerie, testimoniando quello che è stato il pensiero di molti autori nipponici del Diciannovesimo secolo.
Si "legge" con evidenza l'epoca in cui questo romanzo è stato scritto. Isolata a lungo dal resto del mondo, la cultura giapponese sino alla prima metà del XIX secolo aveva avuto rapporti pressoché esclusivamente con quella cinese. Quando comparve all'orizzonte la tradizione occidentale, l'impatto fu particolarmente forte. Natsume Soseki ne fu anch'egli molto influenzato, ma evidentemente ne ebbe anche un rifiuto, alla ricerca di quelle che erano le vere radici del Giappone culturale, concettualmente molto lontane da quelle degli occidentali.
Il protagonista (l'autore-artista) intraprende un viaggio, in compagnia solo della sua scatola di colori e dell'album da disegno, per liberarsi dei sentimenti, dei legami terreni, per raggiungere la leggerezza dell'animo che nel mondo quotidiano non è possibile ottenere. Colpa degli occidentali, in larga parte, del loro attaccamento razionale a tutto ciò che è umano, terreno, alla loro incapacità di cogliere la bellezza e la purezza: "anche se non potrò abbandonare completamente i sentimenti umani tenterò, poiché si tratta fondamentalmente di un viaggio poetico, di reprimerli quanto più mi sarà possibile, per avvicinarmi gradualmente all'impassibilità". Quanto di più diverso dallo spirito occidentale di partecipazione, di coinvolgimento personale, di attaccamento alla realtà. Anche se Soseki, pur alla ricerca di un ideale distacco emotivo, non può non ammettere che "il poeta è più tormentato di un uomo qualsiasi, i suoi nervi sono molto più sensibili. Proverà gioie ignote al volgo, ma anche un'incommensurabile tristezza. Bisognerebbe meditare prima di diventare poeti!"
Tra sperdute montagne giapponesi, il protagonista incontra panorami e una natura incomparabili, viandanti, contadini, nobili e, per ripararsi dalla pioggia, trova rifugio in una vecchia casa da tè, dove si ritrova a dialogare con personaggi interessanti e stimolanti, approfondendo ulteriormente il tema che ha tormentato gli intellettuali del suo tempo, intenti a interrogarsi sulla propria identità, sia come individui all'interno di una società in rapida trasformazione culturale, sia come parte di un paese che aveva ormai avviato un diretto confronto con l'Occidente.

Guanciale d'erba di Natsume Soseki
Titolo originale dell'opera: Kusamakura
Traduzione di Lydia Origlia
157 pag., Lit. 25.000 - Edizioni Neri Pozza (Le tavole d'oro)
ISBN 88-7305-783-7




Le prime righe

1.


Salivo per un sentiero di montagna e riflettevo.
Se si usa la ragione il carattere s'inasprisce, se si immergono i remi nel sentimento si è travolti. Se s'impone il proprio volere ci si sente a disagio. È comunque difficile vivere nel mondo degli uomini.
Quando il malessere di abitarvi s'aggrava, si desidera traslocare in un luogo in cui la vita sia più facile. Quando s'intuisce che abitare è arduo, ovunque ci si trasferisca, inizia la poesia, nasce la pittura.
Non è stato un Dio, e neppure un Dèmone, a creare il mondo degli uomini. Ma solamente degli esseri umani, proprio come i nostri indaffarati vicini di casa, i nostri dirimpettai. Vivere in questo mondo creato da semplici uomini può essere sgradevole, ma dove emigrare? Dovremmo avventurarci in un luogo non umano, ammesso esista. Ma un tale luogo sarebbe ancora più inabitabile del mondo umano.
Poiché è difficile vivere in un mondo da cui non si può evadere, si deve tentare di renderlo più accogliente così da poterci abitare meglio, sia pure per il breve tempo concesso all'effimera vita umana. Qui nasce la vocazione del poeta, qui il Cielo assegna al pittore la sua missione. Gli artisti sono preziosi, perché rasserenano questo mondo e arricchiscono il cuore degli uomini.
È la poesia, è la pittura a svellere da questo mondo le preoccupazioni che gravano sulla nostra vita, a proiettare davanti ai nostri occhi un mondo gradito. O anche la musica e la scultura. Anzi, più precisamente, non v'è neppure necessità di proiettarlo. Basta concepirne l'immagine perché nasca la poesia, scaturiscano i versi. Anche senza fermare sulla carta l'ispirazione percepiamo in fondo all'anima il tintinnio cristallino delle sue gemme. Anche senza spalmare sul cavalletto il rosso e l'azzurro, lo splendore dei colori appare spontaneamente agli occhi della nostra anima. Basta riuscire a vedere così il mondo in cui viviamo, questo impuro e volgare mondo terrestre, e a riprodurlo limpido e sereno nella macchina fotografica della nostra mente. Perciò anche un poeta muto che non ha mai scritto un verso, un pittore senza colori che non ha mai dipinto neppure un piccolo ritaglio di seta, per come riescono a vedere il mondo, a liberarsi dalle sue passioni, a entrare e a uscire in quell'universo di purezza, a costruire l'armonia dei due poli - che non sono né identici né diversi -, a spezzare i legami dell'egoismo e della cupidigia, sono più felici del figlio di un uomo ricchissimo, di un sovrano, di tutti coloro che in questo mondo sono considerati i prediletti dalla sorte.

© 2001, Neri Pozza editore


L'autore
Natsume Soseki (1867-1916) viene unanimemente considerato come il più grande scrittore del Giappone moderno, maestro riconosciuto di Tanizaki Kawabata e Mishima. Tra i suoi libri pubblicati in Italia: Anima, Sanshiro.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




19 gennaio 2001