Maurice G. Dantec
Babylon Babies

"L'immagine la attraversò da parte a parte, come un'interferenza elettronica che rigava uno schermo. Ne urlò di dolore. "


2013. La Cina è dilaniata da una guerra civile con radici etniche, la Siberia minaccia la secessione, e il Québec è da tempo diventato indipendente. I sistemi tecnologici e, in particolare la tecnologia informatica, si sono sviluppati in direzioni impreviste e imprevedibili. Proliferano le nuove sette religiose, formate da pericolosi fanatici. Hugo Cornélius Toorop, un mercenario quarantenne franco-olandese, assume da un sergente mafioso dell'ex armata sovietica l'incarico di accompagnare una donna, Marie Zorn, sino a Montréal, fornendole la massima protezione. Una missione di cui ignora quasi tutti i retroscena. La mafia russa e quella giapponese hanno in corso una violenta guerra per il controllo del grande mercato biotecnologico: dalla clonazione umana alla creazione di molecole allucinogene elaborate direttamente sulla struttura del DNA del consumatore. Marie Zorn è una pedina di questo grande e pericolosissimo gioco, forse una cavia portatrice di un virus dagli effetti psicotici...
Dantec già aveva presentato al lettore (in La sirena rossa, nel 1993) il personaggio di Toorop, un super-eroe che sopravvive in ogni situazione (con quel tanto di improbabile e irragionevole che caratterizza certi protagonisti del grande schermo e del fumetto), ma al contempo un anti-eroe dalla battuta pronta, "gonfiato" con le anfetamine che mantiene, malgrado tutto, una forte dose d'umanità, anche se nelle intenzioni dell'autore non doveva avere un'immagine positiva: "era il mio doppio negativo, l'uomo che non sono mai diventato".
Dantec è un autore molto particolare e difficilmente inquadrabile. È stato definito un "Diderot cyborg" e un "anarchico di destra". È stato un musicista legato alla corrente punk, ma nel '90 ha abbandonato il suo gruppo "Artefact" per dedicarsi interamente alla letteratura. Senza dubbio sa unire deliri psicotici e innovazioni tecnologiche, cyber-thriller e la semplice attualità, estrapolando dalla cronaca quotidiana quello che probabilmente si evolverà in futuro in modo negativo. I suoi riferimenti letterari "dichiarati" sono i grandi autori del "romanzo psichedelico" degli anni '60-'70: Philip K. Dick, Ballard, Bruner, Zelazny, Frank Herbert.
Babylon Babies diventerà presto un film. Sono stati necessari due anni e mezzo di lavoro per realizzare questo romanzo (riscritto dieci volte, come ha avuto modo di affermare l'autore). Il risultato è un miscuglio esplosivo di generi che offrirà i suoi effetti psichedelici anche agli amanti del cinema.

Babylon Babies di Maurice G. Dantec
Traduzione di Luigi Bernardi (con Lucia Babina e Giulia Morelli)
568 pag., Lit. 34.000 - Edizioni Hobby & Work (Euronoir Bestsellers)
ISBN 88-7133-450-7




Le prime righe

PARTE PRIMA
COLUI CHE CERCA E CHE DISTRUGGE

CAPITOLO I

Vivere era allora un'esperienza incredibile, nella quale il più bel giorno della tua esistenza poteva rivelarsi l'ultimo, oppure dormire insieme alla morte ti garantiva di vedere il mattino seguente, e nella quale alcune regole d'oro si imponevano con fermezza: mai camminare nel senso del vento, mai voltare la schiena a una finestra, mai dormire due volte di seguito nello stesso posto, rimanere sempre nell'asse del sole, non aver fiducia in niente e nessuno, trattenere il respiro con la classe del morto-vivente al momento di estrarre il ferro salvatore. Qualche variante poteva di volta in volta aggiustarsi, la posizione del sole in cielo, il tempo che faceva, e con chi si aveva a che fare.
Da lì dove si trovava, accovacciato in vetta alla scarpata che costeggiava il sentiero, Toorop sovrastava la sua vittima. A ovest, il sole si abbassava sull'orizzonte, smaltando di un giallo arancio vulcanico la terra ocra dell'alto Sinkiang. L'aria era secca, ancora vibrante del calore accumulato durante tutta la giornata, e di una purezza irreale. Era il tempo ideale per uccidere qualcuno.
Un vento fresco soffiava da est, proveniente dalle terre basse, il grande deserto di Taklimakan, una parola uiguri che significa il luogo dove entrate ma da quale non uscirete. Torrida all'origine, qui, a duemila metri di altitudine, l'aria era tagliente come la lama di una baionetta. Quando il sole fosse scomparso dietro le cime blindate dalla neve eterna, sarebbe diventato glaciale in un tempo più veloce di quello che serve per tirare un respiro, o un soffio di morte.
L'uomo era sdraiato sulla schiena. Un braccio teso perpendicolarmente era finito su un cespuglio di cardi, l'altro era ripiegato sotto di lui. Era ancora vivo, non era ancora venuta la sua ora. Ogni suo respiro produceva una vibrazione riflessa dei muscoli, e un rantolo flebile usciva a intermittenza dalla bocca piena di sangue. Toorop gli concesse alcuni minuti di proroga, tutt'al più, minuti che a lui parvero ore. La pallottola di 12,7 mm aveva penetrato la struttura biologica in diagonale, all'altezza del fegato, ma Toorop sapeva che avrebbe potuto terminare la sua corsa nel cervelletto, nell'arteria femorale, o in un organo ancora più sensibile.

© 2000, Hobby & Work


L'autore
Maurice G. Dantec è nato a Grenoble nel 1959. Adolescente, ha frequentato la scena punk e studiato Lettere all'Università. È autore di tre romanzi, al confine tra noir, poliziesco e fantascienza, che hanno riscosso un enorme successo di critica e di pubblico, sino a trasformarsi in autentici cult book. Attualmente vive a lavora a Montreal, in Canada. Tra i titoli pubblicati in Italia: La sirena rossa e Le radici del male.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




19 gennaio 2001